L'Azione Blog

“Molti invitati hanno detto no, perché erano presi dai loro interessi: «non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari», dice il testo (Mt 22,5). Una parola ritorna: proprio; è la chiave per capire il motivo del rifiuto. Gli invitati, infatti, non pensavano che le nozze fossero tristi o noiose, ma semplicemente «non se ne curarono»: erano distolti dai loro interessi, preferivano avere qualcosa piuttosto che mettersi in gioco, come l’amore richiede. Ecco come si prendono le distanze dall’amore, non per cattiveria, ma perché si preferisce il proprio: le sicurezze, l’auto-affermazione, le comodità…  Allora ci si sdraia sulle poltrone dei guadagni, dei piaceri, di qualche hobby che fa stare un po’ allegri, ma così si invecchia presto e male, perché si invecchia dentro: quando il cuore non si dilata, si chiude, invecchia”. È un passaggio dell’omelia della messa con rito di canonizzazione di 35 celebrata ieri da papa Francesco.

"Quando si prega ci vuole il coraggio della fede: avere fiducia che il Signore ci ascolta, il coraggio di bussare alla porta. Il Signore lo dice: «chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto» (v.10). E per questo ci vuole coraggio. Ma mi domando: la nostra preghiera è veramente così? Ci coinvolge veramente, coinvolge il nostro cuore e la nostra vita? Sappiamo bussare al cuore di Dio?". Lo ha detto papa Francesco ieri alla messa di ringraziamento nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma in occasione del primo centenario della Congregazione per le chiese orientali.

“C’è la triplice sfida dell’insicurezza, della solitudine e dell’indifferenza. Tre esperienze che mettono pericolosamente a rischio la qualità della vita. La loro radice è comune: in Evangelii Gaudium papa Francesco la identifica con “l’individualismo triste di un cuore comodo e avaro” (EG 2). Questo sì ci deve preoccupare: il fatto che – almeno nell’Occidente benestante e piuttosto orgoglioso – stiamo scivolando dolcemente, senza che ce ne accorgiamo, verso una diminuzione della gioia di vivere. L’esistenza sta smarrendo la sua profondità e il senso di mistero che la avvolge… Occorrerà ritornare alle grandi parole di civiltà che per noi attingono al mistero santo di Dio e che la tradizione non solo cristiana ha qualificato come virtù: rispetto, giustizia, onestà, lealtà, solidarietà, mitezza, magnanimità, fermezza, pazienza, dominio di sé”.  (dall’omelia della messa di ingresso del nuovo vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada, domenica 8 ottobre).

“Il vangelo è la nostra risposta alle grandi sfide del momento attuale, di cui la prima è la giusta rivendicazione della libertà. Nessuno deve sentirsi obbligato a fare ciò di cui non è convinto, ciò che non ha scelto, ciò che sente come imposizione. Ma oggi il punto sta proprio qui: che si fatica a scegliere e a decidere. La nostra società è diventata incredibilmente fluida. Tutto è in continuo movimento. Ma la vita domanda scelte e decisioni, punti fermi su cui edificare qualcosa che non venga travolto dal tempo e non rincorra semplicemente le emozioni”.  (dall’omelia della messa di ingresso del nuovo vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada, domenica 8 ottobre).

"Vuoi sperimentare la «salvezza» cristiana? Fa’ come Dio: diventa uomo alla maniera di Gesù di Nazaret! Cioè, vivi in pienezza e autenticità la tua umanità che è destinata a sfociare in un contesto di vita dal respiro e sapore dell’eterno". È la sintesi di un ricco percorso di riflessione sul tema "Come dire oggi la salvezza cristiana" organizzato dall’associazione "La Tenda dell’Incontro Giovanni Giorgis", che ha sede a Peveragno-Madonna del Boschi (Cuneo). Nel sito di Settimananews un articolo sul percorso di riflessione.

“L’amore che portate nei vostri cuori fa di voi delle donne libere attaccate all’essenziale.” Così papa Francesco qualche giorno fa ricevendo in udienza le partecipanti all’XI Capitolo Generale delle Piccole Sorelle di Gesù. “Non abbiate paura di andare avanti, portando nei vostri cuori il piccolo Bambino Gesù, in tutti i luoghi in cui ci sono i più piccoli del nostro mondo - ha proseguito Francesco -. Rimanete libere da legami con opere e cose, libere per amare coloro che incontrate, dovunque lo Spirito vi conduce... Libere per volare, libere per sognare”.

Ancora sull'omelia del Papa nel corso della messa conclusiva del viaggio pastorale nelle diocesi di Cesena-Sarsina e Bologna (vedi il post precedente). Commentandola parabola dei due figli invitati dal padre ad andare nella sua vigna, Francesco ha spiegato: "Non esiste una vita cristiana fatta a tavolino, scientificamente costruita, dove basta adempiere qualche dettame per acquietarsi la coscienza: la vita cristiana è un cammino umile di una coscienza mai rigida e sempre in rapporto con Dio, che sa pentirsi e affidarsi a Lui nelle sue povertà, senza mai presumere di bastare a sé stessa. Così si superano le edizioni rivedute e aggiornate di quel male antico, denunciato da Gesù nella parabola: l’ipocrisia, la doppiezza di vita, il clericalismo che si accompagna al legalismo, il distacco dalla gente. La parola chiave è pentirsi: è il pentimento che permette di non irrigidirsi, di trasformare i no a Dio in sì, e i sì al peccato in no per amore del Signore".

Ieri allo stadio di Bologna nel corso della messa conclusiva del suo viaggio pastorale nelle diocesi di Cesena-Sarsina e Bologna, papa Francesco ha commentato la parabola dei due figli invitati dal padre ad andare nella sua vigna. "C’è una grande differenza tra il primo figlio, che è pigro, e il secondo, che è ipocrita - ha sottolineato Francesco -. Proviamo a immaginare cosa sia successo dentro di loro. Nel cuore del primo, dopo il no, risuonava ancora l’invito del padre; nel secondo, invece, nonostante il sì, la voce del padre era sepolta. Il ricordo del padre ha ridestato il primo figlio dalla pigrizia, mentre il secondo, che pur conosceva il bene, ha smentito il dire col fare. Era infatti diventato impermeabile alla voce di Dio e della coscienza e così aveva abbracciato senza problemi la doppiezza di vita. Gesù con questa parabola pone due strade davanti a noi, che – lo sperimentiamo – non siamo sempre pronti a di dire sì con le parole e le opere, perché siamo peccatori. Ma possiamo scegliere se essere peccatori in cammino, che restano in ascolto del Signore e quando cadono si pentono e si rialzano, come il primo figlio; oppure peccatori seduti, pronti a giustificarsi sempre e solo a parole secondo quello che conviene".

“Che strana la matematica di Dio: si moltiplica solo se si divide! Apparecchiamo sempre una mensa di amore per chi ne ha bisogno”. Così papa Francesco ieri, domenica 1° ottobre, in un breve intervento  prima del pranzo di solidarietà con i poveri, i rifugiati e detenuti nella basilica di San Petronio a Bologna.

I cattolici hanno una responsabilità altissima verso il Paese. Dobbiamo, perciò, essere capaci di unire l’Italia e non certo di dividerla. Occorre difendere e valorizzare il sistema-Paese con carità e responsabilità. Perché il futuro del Paese significa anche rammendare il tessuto sociale dell’Italia con prudenza, pazienza e generosità (dal discorso del cardinale Gualtiero Bassetti in apertura dei lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani).