L'Azione Blog

Nei giorni scorsi papa Francesco ha ricevuto in udienza la comunità del Pontificio Seminario Regionale Sardo, in occasione del novantesimo anniversario di fondazione dell'istituzione. Ai seminaristi ha detto, tra le altre cose: "Vi incoraggio a prepararvi fin d’ora a diventare preti della gente e per la gente, non dominatori del gregge a voi affidato (cfr 1Pt 5,3), ma servitori. C’è tanto bisogno di uomini di Dio che guardino all’essenziale, che conducano una vita sobria e trasparente, senza nostalgie del passato ma capaci di guardare in avanti secondo la sana tradizione della Chiesa". 

“Non è peccato litigare. Peccato è il rancore, il risentimento che ti lascia dentro il cuore l’aver litigato, ma litigare è dire le cose come uno le pensa, respirare l’aria della libertà come fratelli. Non abbiate paura. Senza offendere, ma dire le cose come sono. E poi avere il coraggio di parlare come il Vangelo ci insegna: se tu hai qualcosa con il fratello, o sai che lui ha qualcosa contro di te, parlagli. Parlagli in disparte. E poi, se la cosa non va, parla in comunità, ma parla. Non ingoiare quello che è indigeribile, questi problemi non si digeriscono” (dal discorso di papa Francesco al capitolo generale degli Stimmatini, 10 febbraio 2018).

“Delle volte, quando si parla come fratelli, si dicono cose che non piacciono. Ma si dicono come fratello, cioè con carità, con la dolcezza, con l’umiltà, ma non si nascondono le cose, no. Una delle cose chiare – la più chiara della vita comunitaria – è poter parlare come fratelli. Forse il fratello ti dice una cosa che non ti piace, ma senza rimanere con il rancore: “Mi ha fatto questo, me la pagherà!”. Questo non va. Ma la fraternità è una grazia, e se non c’è preghiera, questa grazia non viene” (dal discorso di papa Francesco al capitolo generale degli Stimmatini, 10 febbraio 2018).

“Una cosa che mi ha colpito è la fraternità: il Padre Generale parlava della fraternità, che forse si è indebolita un po’… Non è facile vivere la fraternità. La fraternità religiosa, la vita comune… Anche il nostro San Giovanni Berchmans diceva che “mea maxima poenitentia, vita communis”. La vita di comunità, la vita di fraternità, è difficile perché ci sono i problemi umani, le gelosie, la competitività, le incomprensioni: tante cose che noi tutti abbiamo, tutti, io per primo. Tutti. Essere consci di questo è molto importante per essere comprensivi nella vita comunitaria. E arrivare al punto di poter parlare come fratelli” (dal discorso di papa Francesco al capitolo generale degli Stimmatini, 10 febbraio 2018).

In un'intervista è stato chiesto a suor Anastasia - al secolo Sonia Zampieri, bellunese, di 51 anni, da pochi mesi monaca di clausura nell'ordine delle Clarisse nel monastero di San Damiano a Borgo Valsugana - cosa direbbe a un giovane alla ricerca di senso nella propria vita. Questa la risposta: "Di continuare a cercare, è l'unico modo per trovare qualcosa mentre se ne sta cercando un'altra, come è capitato a me. Dio ci sorprenderà! È lui che cerca noi, è paziente nell'attesa che si apra la porta per entrare".

“Vivere l’incontro con Gesù è anche il rimedio alla paralisi della normalità, è aprirsi al quotidiano scompiglio della grazia. Lasciarsi incontrare da Gesù, far incontrare Gesù: è il segreto per mantenere viva la fiamma della vita spirituale. È il modo per non farsi risucchiare in una vita asfittica, dove le lamentele, l’amarezza e le inevitabili delusioni hanno la meglio. Incontrarsi in Gesù come fratelli e sorelle, giovani e anziani, per superare la sterile retorica dei “bei tempi passati” – quella nostalgia che uccide l’anima –, per mettere a tacere il “qui non va più bene niente”. Se si incontrano ogni giorno Gesù e i fratelli, il cuore non si polarizza verso il passato o verso il futuro, ma vive l’oggi di Dio in pace con tutti” (dall’omelia di papa Francesco alla messa nella Giornata Mondiale della Vita Consacrata).

“La vita del mondo s’impunta per fare ciò che vuole, la vita consacrata sceglie l’obbedienza umile come libertà più grande. E mentre la vita del mondo lascia presto vuote le mani e il cuore, la vita secondo Gesù riempie di pace fino alla fine, come nel Vangelo, dove gli anziani arrivano felici al tramonto della vita, con il Signore tra le mani e la gioia nel cuore. Quanto ci fa bene, come Simeone, tenere il Signore «tra le braccia» (Lc 2,28)!” (dall’omelia di papa Francesco alla messa nella Giornata Mondiale della Vita Consacrata).

“La vita frenetica di oggi induce a chiudere tante porte all’incontro, spesso per paura dell’altro – sempre aperte rimangono le porte dei centri commerciali e le connessioni di rete –; ma nella vita consacrata non sia così: il fratello e la sorella che Dio mi dà sono parte della mia storia, sono doni da custodire. Non accada di guardare lo schermo del cellulare più degli occhi del fratello, o di fissarci sui nostri programmi più che nel Signore” (dall’omelia di papa Francesco alla messa nella Giornata Mondiale della Vita Consacrata).

“Non c’è crescita senza radici e non c’è fioritura senza germogli nuovi. Mai profezia senza memoria, mai memoria senza profezia; e sempre incontrarsi” (dall’omelia di papa Francesco alla messa nella Giornata Mondiale della Vita Consacrata).

“Non si può rinnovare l’incontro col Signore senza l’altro: mai lasciare indietro, mai fare scarti generazionali, ma accompagnarsi ogni giorno, col Signore al centro. Perché se i giovani sono chiamati ad aprire nuove porte, gli anziani hanno le chiavi” (dall’omelia di papa Francesco alla messa nella Giornata Mondiale della Vita Consacrata).