L'Azione Blog

Papa Francesco ha inviato a Pasqua una lettera a mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, per l’inaugurazione che avverrà il 20 maggio prossimo del santuario della Spogliazione voluto dal vescovo diocesano per ricordare il gesto con cui Francesco rinunciò a tutti i beni terreni per farsi povero in mezzo ai poveri. Scrive tra l'altro Francesco: “Se in tante regioni del mondo tradizionalmente cristiane si verifica un allontanamento dalla fede, e siamo pertanto chiamati a una nuova evangelizzazione, il segreto della nostra predicazione non sta tanto nella forza delle nostre parole, ma nel fascino della testimonianza, sostenuta dalla grazia. E la condizione è che non disattendiamo le indicazioni che il Maestro diede ai suoi apostoli nel discorso sulla missione, facendo insieme appello alla generosità degli evangelizzatori e alla premura fraterna nei loro confronti: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento» (Mt 10, 8-10). Francesco di Assisi lo aveva ben chiaro”.

Scrive il cardinale di Manila Luis Tagle nel bel libro “Gente di Pasqua”: “La comunità da riunire nella stanza al piano superiore è una comunità di allievi, più di insegnanti. Essi ascoltano avidamente con ardore Gesù che ri-presenta o ri-insegna il regno di Dio per correggere i loro vecchi fraintendimenti. In una comunità di ascoltatori e allievi che desiderano ardentemente apprendere non alberga l'illusione di possedere una conoscenza completa e di non avere nulla da imparare. Una vera comunità del cenacolo è formata da persone che sono in pace con la propria incompletezza, che le spinge ad imparare di più da Gesù. È una comunità in cui tutti dicono: "Poiché sono tardo di cuore nell'apprendere, sono disposto a ricevere insegnamenti"”. 

Nell'omelia della domenica di Pasqua, proposta a braccio, papa Francesco ha commentato un episodio accadutogli il giorno precedente: «Ieri ho telefonato a un ragazzo con una malattia grave, un ragazzo colto, un ingegnere e parlando, per dare un segno di fede, gli ho detto: “Non ci sono spiegazioni per quello che succede a te. Guarda Gesù in Croce, Dio ha fatto questo col suo Figlio, e non c’è un’altra spiegazione”. E lui mi ha risposto: “Sì, ma ha domandato al Figlio e il Figlio ha detto di sì. A me non è stato chiesto se volevo questo”. Questo ci commuove, a nessuno di noi viene chiesto: “Ma sei contento con quello che accade nel mondo? Sei disposto a portare avanti questa croce?”».

“L’individualismo esasperato, che è la cifra della nostra cultura occidentale contemporanea, giunge a rivendicare il diritto all’assoluta autodeterminazione anche in questo campo dell’umana esperienza che è la morte. Ogni uomo che si osservi con umile lealtà riconosce che quello di decidere la propria morte non è autentico potere. Neppure Cristo decise la propria morte. Egli obbedì con libertà alla volontà del Padre ed accettò come un agnello condotto al macello l’ingiusta condanna degli uomini”. Dall'omelia di Pasqua del cardinale Angelo Scola.

“Il palpitare del Risorto ci si offre come dono, come regalo, come orizzonte. Il palpitare del Risorto è ciò che ci è stato donato e che ci è chiesto di donare a nostra volta come forza trasformatrice, come fermento di nuova umanità. Con la Risurrezione Cristo non ha solamente ribaltato la pietra del sepolcro, ma vuole anche far saltare tutte le barriere che ci chiudono nei nostri sterili pessimismi, nei nostri calcolati mondi concettuali che ci allontanano dalla vita, nelle nostre ossessionate ricerche di sicurezza e nelle smisurate ambizioni capaci di giocare con la dignità altrui”. Così papa Francesco nell'omelia della Veglia pasquale.

“Non può essere presuntuosa l’evangelizzazione. Concreta, tenera e umile e così l’evangelizzazione sarà gioiosa. Non può essere rigida l’integrità della verità. Perché la verità si è fatta carne, tenerezza, bambina, uomo, peccato in croce. Lo Spirito annuncia e insegna «tutta la verità» (Gv 16,13) e non teme di farla bere a sorsi. Lo Spirito ci dice in ogni momento quello che dobbiamo dire ai nostri avversari (cfr Mt 10,19) e illumina il piccolo passo avanti che in quel momento possiamo fare”. Dall'omelia di papa Francesco alla messa del Crisma del 13 aprile 2017.

Domenica 16 papa Benedetto compie 90 anni. In un'intervista padre Federico Lombardi parla dell'inedita convivenza del Papa emerito con il Papa “regnante”. “La convivenza fra il Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto corrisponde bene a quello che potevo immaginarmi. Ero assolutamente sicuro che Benedetto, nella sua discrezione, non avrebbe dato alcun problema al suo Successore e che la sua presenza riservata sarebbe stata sentita da Francesco come una ricchezza, una risorsa spirituale per la Chiesa e anche specificamente per il suo ministero. Quello che non potevo conoscere prima è la finezza gentile dei gesti di attenzione di Francesco per il suo Predecessore, o la bellezza delle immagini dei loro incontri: gli abbracci cordiali e le soste in preghiera inginocchiati l’uno vicino all’altro davanti al Signore. Percepisco anche con grandissima gioia l’affetto con cui innumerevoli persone seguono questa ultima tappa della vita di Benedetto XVI, si sentono unite a lui spiritualmente, ammirano e godono dell’amore sincero fra Francesco e Benedetto. Tutto ciò è molto bello”.

“Chi ama la propria vita la perde, cioè chi ama il proprio e vive per i suoi interessi si gonfia solo di sé e perde. Chi invece accetta, è disponibile e serve gli altri, vive al modo di Dio: allora è vincente, salva sé stesso e gli altri; diventa seme di speranza per il mondo”. Così papa Francesco all'udienza di mercoledì 12 aprile.

 «È essenziale che i cristiani non riducano il messaggio della croce a un dolore disperato rendendolo inaccessibile. Dobbiamo dire e ripetere che Gesù non è venuto tra gli uomini a morire. Egli è venuto a vivere e far circolare nella vita dell’umanità di Dio uccidendo il peccato che ci ha condannato a morte in tutte le forme che assume nella nostra vita. Dobbiamo riconoscere che alcuni aspetti della nostra spiritualità possono suscitare una malsana idea di sofferenza, esaltando pericolosamente un’insopportabile vendetta del Padre che richiede il sangue del Figlio, attestando così che siamo complici del male. Si tratta di un preoccupante problema spirituale». Lo afferma Anne-Marie Pelletier, biblista, autrice delle meditazioni della Via Crucis del Colosseo del Venerdì Santo 2017.

“La croce è la testimonianza migliore per la nostra condizione di vulnerabilità, del fatto che Dio accetta di unirsi a noi e di salvarci. Se Egli è stato consegnato tra le mani di uomini come Caifa e Pilato ai suoi tempi, continua ad essere esposto ancora oggi. Egli è esposto alla nostra testimonianza, che non sempre viene data correttamente. Sappiamo, infatti, che anche in terre cristiane, oggi possiamo afferrare la croce in modi diversi: rivendicarla dinanzi alle cinture dei soldati, oppure utilizzarla come un distintivo da sfoggiare nelle manifestazioni. La storia insegna che l’identità che crea distanza con l’altro, alla fine lo esclude. Infine sappiamo che nelle nostre società scristianizzate, la croce è usata come gingillo folcloristico”. Così in un'intervista Anne-Marie Pelletier, la biblista a cui papa Francesco ha affidato le meditazioni della Via Crucis del Colosseo del Venerdì Santo 2017.