L'Azione Blog

"Cristiani si diventa nella misura in cui la croce si imprime in noi come un marchio “pasquale” (cfr Ap 14,1; 22,4), rendendo visibile, anche esteriormente, il modo cristiano di affrontare la vita. Fare il segno della croce quando ci svegliamo, prima dei pasti, davanti a un pericolo, a difesa contro il male, la sera prima di dormire, significa dire a noi stessi e agli altri a chi apparteniamo, chi vogliamo essere. Per questo è tanto importante insegnare ai bambini a fare bene il segno della croce" (dalla riflessione proposta mercoledì scorso da papa Francesco all'udienza generale).

Ieri alla messa del Crisma in cattedrale il vescovo Corrado ha citato un commento-preghiera di Albert Vanhoye sul rendimento di grazie di Gesù durante l’ultima cena. Lo condividiamo: “Ti ringrazio, Padre, perché per mezzo di questo pane che ho nelle mie mani io stesso diventerò pane per la vita del mondo. Ti ringrazio per avermi dato un corpo che posso trasformare in cibo spirituale, per avermi dato il sangue che posso versare e trasformare in bevanda spirituale. Ti ringrazio per avermi dato soprattutto un cuore pieno di amore per poter effettuare quest’offerta che desidero ardentemente fare. Ti ringrazio perché così posso stabilire l’alleanza nuova tra te e tutti i miei fratelli”.

Lo scorso sabato mattina in Francia il luogotenente-colonnello di gendarmeria Arnaud Beltrame è morto a seguito delle ferite ricevute la sera prima quando Beltrame si è offerto come ostaggio a un terrorista islamico in cambio di una donna tenuta prigioniera in un supermercato di Trebes, a una decina di chilometri da Carcassonne . Il gendarme parla al terrorista con calma, cerca di tranquillizzarlo mentre lui, 26enne marocchino, impazzito brandisce un’arma. Ma né il suo addestramento, né il suo buon cuore riusciranno a salvargli la vita. Da due anni Arnaud si preparava a celebrare il sacramento del matrimonio con la sua fidanzata Marielle, con la benedizione di padre Jean-Baptiste, uno dei canonici dell’abbazia di Lagrasse (Aude). Nato in una famiglia poco praticante, da poco Arnaud aveva conosciuto la fede in Gesù Cristo e aveva sperimentato una vera e propria conversione del cuore. Si sarebbe sposato il prossimo 9 giugno. Di lui scrive padre Jean-Baptiste: “Mi sembra che solo la sua fede possa spiegare la follia di questo sacrificio, che gli merita oggi l’ammirazione di tutti. Egli sapeva, come ci ha detto Gesù, che «non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Sapeva che, se la sua vita cominciava ad appartenere a Marielle, essa era pure di Dio, della Francia, dei suoi fratelli in pericolo di morte. Io credo che solo una fede cristiana animata dalla carità potesse domandargli questo sacrificio sovrumano”.

Il 21 marzo, a dieci giorni dalla sua morte, avvenuta il giorno 11, il card. Karl Lehmannn è stato inumato nella sua cattedrale di Mainz (Magonza). Ecco le ultime righe del suo testamento spirituale: "Per due cose ho di continuo e sempre più sofferto: la nostra terra e, in senso ampio, la nostra vita sono per molti aspetti meravigliose, belle e affascinanti, ma sono anche profondamente ambivalenti, distruttive e spaventose. Da ultimo, la brama del potere e il modo inquietante con cui l’uomo se ne occupa sono cresciuti sempre più. Il pensiero brutale e la smania sconsiderata del potere costituiscono per me le espressioni più acute dell’incredulità e del peccato. Resistete agli inizi! Ho sempre nelle orecchie la parole di Gesù, riportate da Luca: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà (ancora) fede sulla terra?”".

Ancora da un'intervista a padre Maurizio Botta, 42 anni, sacerdote della congregazione di San Filippo Neri. "Per me la crisi non è né economica né morale né valoriale. È una crisi spirituale. Persa la fede in un senso ultimo della vita, per chi ha senso tanto il fatto che io mi lego le scarpe la mattina come le esperienze e le emozioni più profonde, a quel punto rimane solo la disperazione. Oppure ci si attacca a un edonismo vuoto".

Abbiamo letto un'interessante intervista a padre Maurizio Botta, 42 anni, sacerdote della congregazione di San Filippo Neri. "C'è una disaffezione dei giovani nei confronti della vita - afferma Botta -. Il vero problema da mettere a tema, prima ancora della politica, è la disperazione, la mancanza di speranza. I giovani sono circondati da adulti che non hanno sufficiente speranza nella vita, che non sanno dire ai ragazzi perché la vita ha senso e perché vale la pena di viverla".

Il vescovo di Bolzano Ivo Muser ha scritto una lettera pastorale di Quaresima ai giovani. Scrive tra l'altro: "Oggi più che mai essere giovani significa anche camminare su una slackline (fettuccia di poliestere o nylon tesa tra due punti sulla quale si cammina facendo esercizio di equilibrio ndr) perché molte sono le difficoltà, i dubbi e le vertiginose contraddizioni tra le quali dovete apprendere l'arte del camminare in equilibrio avendo ben chiara la meta". Quindi invita all'impegno: "Non accontentatevi di attendere che siano i governanti o coloro che detengono il potere a risolvere i problemi, ma approfittate delle occasioni che vi si presentano oggi!". E il Vescovo fa alcuni esempi: l'utilizzo di mezzi di trasporto ecosostenibili e l'acquisto di capi di abbigliamento prodotti senza sfruttamento.

A cinque anni dall’elezione al soglio pontificio padre Ermes Ronchi, Servo di Maria, che ha predicato gli esercizi di Quaresima dello scorso anno al Papa e alla Curia romana così parla di Francesco, gli rivolge «un grazie grande perché mi ha dato fede nella ripresa della Chiesa. E uno piccolo piccolo: per come mi ha abbracciato. Quando l’ho incontrato la prima cosa che gli ho chiesto è stata: Papa Francesco, posso abbracciarla? Mi ha risposto con un sorriso. E poi appena potevo lo abbracciavo, ne ho proprio approfittato. È un uomo amico della vita, sereno e pacificato, compiuto, è un vero piacere stargli vicino perché emana benessere».

Il 13 marzo di cinque anni fa Jorge Bergoglio veniva eletto papa. Padre Ermes Ronchi, Servo di Maria, che ha predicato gli esercizi di Quaresima dello scorso anno al Papa e alla Curia romana così parla di Francesco: «Lui è ciò che dice e dice ciò che è, messaggio e messaggero coincidono e tracciano un cambio di rotta per la Chiesa: dalla paura di sporcarci le mani, al desiderio di “mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale”». 

"Se vogliamo essere nomadi di Dio, se vogliamo vivere di lui, dovremo creare una libertà molto grande rispetto alle cose. La verità è che queste ci imprigionano. Ciò che possediamo, presto possiede noi stessi. Per il cristiano, uno stile di vita frugale testimonia meglio di mille parole la fede in Dio.  Il vangelo ci insegna non certo ad accumulare, ma a moltiplicare". È un pensiero tratto da "Padre nostro che sei in terra" di Josè Tolentino Mendonça.