L'Azione Blog

Il vescovo di Trento Lauro Tisi ha scritto un messaggio per gli ospiti estivi del Trentino. È molto bello. Scrive tra l'altro: "Mi piace immaginarvi in uscita dalle “autostrade” del quotidiano, così frenetiche e affollate, quelle fisiche come quelle digitali. Se siete qui è anche perché avete finalmente ritagliato un tempo e un luogo che vi appartengono, di cui siete pienamente titolari. Questo strade sono le vostre strade, i vostri sentieri. Fuori dalla serialità di una vita cadenzata dalle agende, scritte spesso da altri. Qui siete voi i protagonisti, liberi di porvi domande, più che subire affermazioni. Perché, in fondo, siamo tutti stanchi di una declinazione della vita in modo assertivo, dove si emettono giudizi e si soffoca la voglia di porsi in ricerca".

Il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, ha inaugurato nei giorni scorsi, nella diocesi di Norcia, il Centro di Comunità presso il complesso della Madonna delle Grazie, realizzato da Caritas Italiana, col sostegno della delegazione Caritas Nord-Est. Così ha detto Bassetti: “In questi luoghi non meritano abbandono né uomini, né bestie e nemmeno le antiche pietre crollate, incastonate nei secoli come fossero gioielli preziosi. Questi luoghi devono tornare a nuova vita, lo vogliono con forza gli abitanti che restano nei pressi delle loro case, e anche quelli che se ne allontanano soltanto per riprendere forza, e che vogliono tornare per ricominciare la vita di sempre, lenta ma fattiva, che ha curato per secoli i monti, i campi e le mandrie”.

"Affinché i nostri giovani abbiano visioni, siano “sognatori”, possano affrontare con audacia e coraggio i tempi futuri, è necessario che ascoltino i sogni profetici dei loro padri (cfr Gl 3,2). Se vogliamo che i nostri figli siano formati e preparati per il domani, non è solo imparando lingue (per fare un esempio) che ci riusciranno. E’ necessario che si connettano, che conoscano le loro radici. Solo così potranno volare alto, altrimenti saranno presi dalle “visioni” di altri nessuno" (dal discorso di papa Francesco di ieri sera all’assemblea pastorale della diocesi di Roma e dedicato alla realtà giovanile).

"Una delle prime cose a cui dobbiamo pensare come genitori, come famiglie, come pastori sono gli scenari dove radicarci, dove generare legami, trovare radici, dove far crescere quella rete vitale che ci permetta di sentirci “casa”. Oggi le reti sociali sembrerebbero offrirci questo spazio di “rete”, di connessione con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un gruppo. Ma il problema che comportano, per la loro stessa virtualità, è che ci lasciano come “per aria” – ho detto “società liquida”; possiamo dire “società gassosa” – e perciò molto “volatili”: “società volatile”. Non c’è peggior alienazione per una persona di sentire che non ha radici, che non appartiene a nessuno" (dal discorso di papa Francesco di ieri sera all’assemblea pastorale della diocesi di Roma e dedicato alla realtà giovanile).

"Si parla di “società liquida” – ed è così – ma oggi mi piacerebbe, in questo contesto, presentarvi il fenomeno crescente della società sradicata. Vale a dire persone, famiglie che a poco a poco vanno perdendo i loro legami, quel tessuto vitale così importante per sentirci parte gli uni degli altri, partecipi con gli altri di un progetto comune. E’ l’esperienza di sapere che “apparteniamo” ad altri (nel senso più nobile del termine). E’ importante tenere conto di questo clima di sradicamento, perché a poco a poco passa nei nostri sguardi e specialmente nella vita dei nostri figli. Una cultura sradicata, una famiglia sradicata è una famiglia senza storia, senza memoria, senza radici, appunto" (dal discorso di papa Francesco di ieri sera all’assemblea pastorale della diocesi di Roma e dedicato alla realtà giovanile).

Oggi è la Giornata mondiale del rifugiato. Condividiamo e facciamo girare l'inizio di una riflessione del vescovo Vincenzo Bertolone. “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli”. Il 20 giugno il mondo vive la giornata mondiale del rifugiato, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu per sensibilizzare l’opinione pubblica sul destino di milioni di rifugiati e richiedenti asilo, ma una volta ancora all’appuntamento s’arriva portandosi appresso l’amarezza delle parole di Martin Luther King: si viaggia nello spazio, eppure una volta a terra non si è capaci di andare oltre il pianerottolo di casa".

Sempre sulla festa di ieri del Corpus Domini un pensiero di Enzo Bianchi. "Gesù è passato tra gli uomini facendo il bene, ricorda Pietro (cf. At 10,38), e chi vive dell’eucaristia e secondo la sua logica dimora nella città, tra i propri contemporanei, facendo il bene. Ignazio di Antiochia scriveva che “il cristianesimo non è opera di persuasione, ma è qualcosa di veramente grande!”; non va cioè ostentato ma vissuto! Se i cristiani saranno uomini e donne eucaristici, capaci di intercessione e di ringraziamento-eucaristia, allora la città ne trarrà pace e bene. “È a causa dell’intercessione dei cristiani che il mondo va avanti!”, scriveva l’apologeta Aristide: sì, questa intercessione è anche solidarietà attiva, compagnia affettuosa che diventa feconda per la polis intera".

“L’Eucaristia ci ricorda anche che non siamo individui, ma un corpo. Come il popolo nel deserto raccoglieva la manna caduta dal cielo e la condivideva in famiglia (cfr Es 16), così Gesù, Pane del cielo, ci convoca per riceverlo, riceverlo insieme e condividerlo tra noi. L’Eucaristia non è un sacramento “per me”, è il sacramento di molti che formano un solo corpo, il santo popolo fedele di Dio” (dall’omelia di papa Francesco alla messa del Corpus Domini di ieri sera).

“L’Eucaristia forma in noi una memoria grata, perché ci riconosciamo figli amati e sfamati dal Padre; una memoria libera, perché l’amore di Gesù, il suo perdono, risana le ferite del passato e pacifica il ricordo dei torti subiti e inflitti; una memoria paziente, perché nelle avversità sappiamo che lo Spirito di Gesù rimane in noi. L’Eucaristia ci incoraggia: anche nel cammino più accidentato non siamo soli, il Signore non si scorda di noi e ogni volta che andiamo da Lui ci ristora con amore” (dall’omelia di papa Francesco alla messa del Corpus Domini di ieri sera).

“La solennità di oggi ci ricorda che nella frammentazione della vita il Signore ci viene incontro con una fragilità amorevole, che è l’Eucaristia. Nel Pane di vita il Signore viene a visitarci facendosi cibo umile che con amore guarisce la nostra memoria, malata di frenesia. Perché l’Eucaristia è il memoriale dell’amore di Dio” (dall’omelia di papa Francesco alla messa del Corpus Domini di ieri sera).