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IL Perdono di Assisi, una freccia ardente scagliata verso il cuore dell’uomo

Ieri era la festa del Perdon d'Assisi. Mauro Gambetti, custode Sacro Convento Assisi, così spiega il senso di questa festa: "Francesco d’Assisi, dopo gli anni travagliati della giovinezza, si accorse che la vita gli era stata risparmiata senza alcun merito. Non gli avevano dato la felicità i successi, non era servito a nulla cercare il riscatto dal fallimento… non si poteva giustificare una esistenza vuota di senso: solo per misericordia era “vivo”, sentiva ancora in se stesso il desiderio della vita piena. La sua fu l’esperienza del perdono che ci precede e ci permette di essere ancora vivi. E il Poverello di Assisi si aggrappò all’esperienza della misericordia divina, lasciandosene compenetrare fino al rovesciamento del pensiero e dello sguardo sulla realtà. Così, passò dall’attaccamento a se stesso e alla propria immagine, ad una profonda gratitudine e alla vera libertà, ipotecata nell’esercizio costante di gesti di misericordia e nel perdono accordato preventivamente ai fratelli, amici o nemici che fossero. Poi, l’accesso alla ricompensa che spetta all’uomo buono: la vera e perfetta letizia! Questa scoperta ne accese il desiderio: “Voglio mandarvi tutti in Paradiso!” esclamò Francesco. Nasce così il Perdono di Assisi, come una freccia ardente scagliata verso il cuore dell’uomo".

IL Perdono di Assisi, una freccia ardente scagliata verso il cuore dell’uomo
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