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Stare con lui

La riflessione sulla Parola di Dio domenicale.

Stare con lui

Domenica 21 gennaio - III del tempo ordinario - anno B - terza settimana del Salterio - colore liturgico verde Gio 3, 1-5. 10; Sal 24; 1Cor 7, 29- 31; Mc 1, 14-20 Fammi conoscere, Signore, le tue vie

Il Battista è stato arrestato. Tira una brutta aria da quelle parti. Il buon senso avrebbe suggerito a tutti gli aspiranti profeti di stare un po’ tranquilli, di aspettare un momento migliore per scendere in piazza, attendere almeno che le ire vendicative della donna dell’impacciato Erode si fossero calmate. Ma Gesù – come sempre – ci lascia senza parole e decide di farsi largo sulla strada aperta dal sangue di Giovanni. L’evangelista Marco, con il suo stile sobrio e puntuale, ci riporta le prime parole di Gesù: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo”. Subito è chiarita una questione decisiva: Gesù non annuncia un sistema religioso, non fornisce una nuova regola di vita e so- I prattutto non propone un ricettario di consigli morali. Gesù annuncia un fatto, un evento, un incontro e invita alla risposta totale e generosa. “Il tempo è compiuto” dice. Non rimandare, non cercare scuse, non nasconderti dietro un dito. Non lasciarti sfuggire la vita, non pretendere che tutto sia chiaro e cristallino per accogliere l’invito di Gesù. Dio è qui, ora, accanto a te. Nei panni da stirare, nelle verifiche da correggere, nei motori dell’officina da rimettere in sesto, nei corridoi dell’ospedale, nel sorriso imbrattato di cioccolata della tua nipotina, nel telefono che squilla…. “Venite dietro a me” dice Gesù. Bellissimo! Lui non espone una dottrina, non interroga sui dieci comandamenti, non chiede ai pescatori di Galilea se sono fedeli alle preghiere quotidiane. Niente di tutto questo! Gesù invita alla sequela. L’esperienza cristiana parte proprio da questa chiamata a stare con Lui, a camminare in sua compagnia, a godere di questo incontro. “Seguitemi, venite dietro a me”, e non dice il perché, non ci sono motivazioni o spiegazioni, perché il motivo è Lui, Dio vicino che ti mette il Regno appena nato tra le mani. Ed è quello che dice con la frase successiva, un po’ illogica, inedita: “Vi farò pescatori di uomini”. L’immagine della pesca di per sé non è un’immagine di salvezza: infatti essere presi nella rete non è un fatto positivo. Ma Gesù usa questa immagine in maniera nuova. Le acque profonde del mare sono simbolo di morte, quindi, applicata agli uomini, la pesca, il prendere nella rete, diventa immagine di riunificazione degli uomini per sottrarli alla morte, per salvarli. La sua chiamata è un invito a prendersi cura degli uomini per far loro conoscere la salvezza e renderli partecipi di essa. È come se Gesù ci dicesse: vi farò cercatori di tesori. Mio e vostro tesoro è l’uomo, tirerete fuori gli uomini dall’oscurità, li porterete dalla vita sommersa alla vita del sole. Cercateli in quel mondo dove credono di vivere e non vivono, che credono vitale e invece è senza ossigeno. Mostrate loro che l’uomo, pur con tutta la sua pesantezza, è fatto per un’altra respirazione, un’altra luce, un’altra aria! Purtroppo a volte la vita di fede è ridotta ad una serie di cose da fare e altre da non fare, come se tutto si risolvesse in un gigantesco gioco a premi, dove ti conquisti il paradiso se hai tutti i punti appiccicati al posto giusto! Ma per fortuna, la vita cristiana non è questo incubo! La vita cristiana è stare con Lui, che ci vuole felici!

Don Piergiorgio Sanson

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