Archivio di settembre 2009

Per la seconda volta in pochi mesi nel territorio della diocesi è accaduta una tragedia che ha per protagonisti padre e figlio. Domenica scorsa a Mel Michele Cesa, 37 anni, è morto in un incidente mentre era sulla una mini-moto insieme al figlio Christian, 5 anni. Il piccolo è ricoverato in rianimazione a Padova. A fine luglio morirono in montagna Stefano e Samuele Dal Cin, 41 e 9 anni, di Pianzano. Quanto dolore dinnanzi a una giornata di gioia - cosa c’è di più bello e vero di un genitore che gioca con il figlio - che si trasforma in tragedia. Un dolore che acquisterà senso se ci aiuterà a riscoprire il valore della vita.
Michele, Stefano e Samuele, vi sia lieve la terra.

Domenica scorsa nella chiesa di Santo Stefano Maggiore a Milano è stata celebrata una messa per i morti nei “viaggi della speranza” (1.016 da aprile e settembre nel canale di Sicilia). L’iniziativa è partita dalla Pastorale diocesana dei migranti per ricordare - spiega don Quadri - tutti coloro che “partono dalle loro case con grandi speranze nel cuore: in una vita migliore, in un futuro più felice per i figli, in una terra di pace… Sperano anche nella buona volontà e nell’aiuto di noi tutti che - hanno sentito - siamo “gente buona””. Per molti di loro, di tutto questo resta ben poco quando le onde del Mediterraneo si chiudono sui loro occhi terrorizzati. Anzi, solo una cosa resta - conclude don Quadri -: la speranza in Dio!

L’Ottobre Missionario comincia con una triste notizia. Lo scorso 19 settembre a Manuas (Brasile) è stato assassinato un missionario fidei donum della diocesi di Padova, don Ruggero Ruvoletto. Nel 2003, a pochi mesi dal suo arrivo a Manaus, scriveva: “Il mio cuore è colmo di gioia, gratitudine, fiducia e trepidazione, perché l’orizzonte ricco e variopinto di questa terra mi rivela la bellezza di Dio, il suo amore per la creazione e l’umanità. Ma anche perché, attraverso il grido dei piccoli e dei poveri, ci è chiesto di cambiare il nostro modo di essere missionari: ascoltare, rispettare, contemplare, custodire ogni vita con dignità e facendo della comunità cristiana un luogo di comunione e speranza”.

Dal lontano Ciad don Egidio Menon, nostro prete fidei donum, ha inviato un’email con alcune riflessioni sull’Ottobre missionario che comincia domenica 27 settembre. Il tema di quest’anno è “Vangelo senza confini”. Questo un passaggio di don Egidio: «“Vangelo senza confini”: senza ricerca di risultati, senza l’ansia delle statistiche o dei numeri sui vari annuari. Il Vangelo dei 30 anni di Nazareth deve parlare più forte di quello dei 3 anni di vita pubblica. Ed anche quest’ultimo si conclude con uno zero: il fallimento del Calvario. Ma sul Calvario restano una croce senza Condannato e un sepolcro vuoto: la vittoria della Vita è altrove. Rompiamo confini: uniamo i nostri “vuoti” a quello del sepolcro della Risurrezione!»

Sulla Tribuna di oggi Ferdinando Camon riflette sulla vicenda della donna immigrata che ha fatto la spesa al Bennet di Pieve indossando il burqua. Scrive Camon che il burqua va vietato non tanto per una questione di rispetto di una legge che vieta di mascherarsi, ma perché “la donna che indossa il burqua vìola un proprio diritto, anche se non lo conosce o lo capisce”… “cancellando la faccia della donna, [il burqua] cancella in realtà la sua persona, la sua bellezza, quindi la sua sessualità, impone un controllo e un dominio”.

Il tema del giorno, dalle nostre parti, è quello della donna che al centro commerciale Bennet di Pieve di Soligo ha fatto la spesa col burqua. Dinnanzi alla contestazione di una cliente, il direttore ha difeso l’immigrata col burqua. La polemica è nata a pochi giorni dall’acceso dibattito sulla preghiera dei musulmani in riva al Piave. Ne parla il prossimo numero de L’Azione con un’intervista al sindaco di Susegana Montesel. “Sono andato sul posto a verificare ed ho trovato, in tutta l’area, solo una carta a terra, probabilmente abbandonata da tempo - dichiara Montesel -. Tutto era perfettamente in ordine. Ho incrociato i musulmani ritornare sui loro passi, dopo la preghiera, in fila indiana, silenziosi, ancora compresi nell’azione appena compiuta. Avevano parcheggiato le auto poco lontano, secondo un’organizzazione non all’italiana, ma alla tedesca. Il servizio d’ordine, se così si può dire, era assicurato da alcuni immigrati che a Susegana ben conosciamo, perché collaborano con le nostre associazioni, volonterosi di trovare spazi d’integrazione sociale”.

La crisi in atto è non solo economica ma anche valoriale. Lo spiega bene Giovanni Sallemi, presidente del consiglio del Fondo di solidarietà diocesano, in un’ampia riflessione che troverete sul prossimo numero de L’Azione. Spiega Sallemi: “Chi oggi non ha niente è stato travolto non solo dalla crisi economica e dalla perdita del lavoro ma prima di ciò dalla necessità di avere. Abbiamo insegnato anche e non solo agli extracomunitari ad avere per essere. Sono in molti che si rivolgono al Fondo con debiti acquisiti per acquisti anche futili”.

Ieri severo richiamo del presidente Cei, card. Bagnasco, ai politici: “Occorre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda”. Il riferimento è all’articolo 54 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore (…)”.

Intervistato dalla “Difesa del Popolo” in occasione del ventesimo dell’ingresso a Padova, il vescovo Antonio Mattiazzo ha rivelato che l’allora vicario generale mons. Alfredo Magarotto «è diventato vescovo in ritardo per colpa mia: avrebbero voluto nominarlo quasi all’indomani del mio arrivo, ho chiesto che me lo lasciassero ancora un po’ per aiutarmi a conoscere la diocesi».
Qualche giorno fa ho pensato proprio al vescovo Alfredo, nostro vescovo emerito, quando il card. Bertone, parlando ai neovescovi, ha citato san Giovanni Crisostomo: “Basta un uomo pieno di zelo per trasformare un popolo”.

Nella classe di Samuele, quarta elementare, è arrivata Anya (spero si scriva così). Viene dalla Russia. Non conosce l’italiano. I bambini sono rimasti colpiti dal fatto che saluta tenendo la mano aperta.
Ben arrivata in Italia Anya. Non sarà facile per te vivere qui. Abbiamo ridotto lo straniero a sacramento delle nostre paure collettive. Paure spesso irrazionali che si insinuano in una società che sta perdendo gli anticorpi della tolleranza.