Archivio di ottobre 2009

Sul nuovo numero de L’Azione Maria Zanin ricorda don Vittorino Favero. Lo fa partendo dall’omelia del vescovo Corrado alla messa per i 30 anni della Mater Dei, la “creatura” più cara di don Vittorino: “Il Vescovo si è soffermato su due parole del Vangelo – “piccolo” e “bambino” – e nella spiegazione di queste parole, indirettamente, veniva descritta tutta la vita di don Vittorino: la sua umiltà, la sua semplicità, l’intuito acuto e disarmante che hanno solo i bambini. Il suo segreto? Era un innamorato di Gesù a tutto campo e ha vissuto il suo ministero sacerdotale incarnando il Vangelo nella quotidianità, sempre alla pari con tutti, senza mai salire in “cattedra”: per questo era convincente”.

Qualche giorno fa è mancato Camillo Cibin. Nativo di Salgareda, per 59 anni ha prestato servizio nello Stato del Vaticano, nel settore sicurezza. È stato a lungo comandante della Gendarmeria. Fu lui a inseguire Alì Agca dopo l’attentato a Papa Giovanni Paolo II e l’anno dopo a Fatima il suo corpo fece da scudo difensivo allo stesso Papa oggetto di un altro attentato. Era grande amico (e anche testimone di nozze) di Angelo Gugel, l’aiutante di camera di papa Giovanni Paolo II, originario di Miane. Cibin, la cui moglie è di Mareno di Piave, ha voluto essere sepellito nella terra del suo paese natale.
Lo ha ricordato sull’Avvenire di mercoledì 28 Angelo Scelzo: «Comandante lo è diventato senza quasi mai indossare una divisa d’ordinanza. Di uniformi, in realtà, non ha avuto bisogno: sapeva di poter mostrare una divisa fatta d’altro, in cui spiccava il lustro di una fedeltà a tutta prova, di una discrezione assoluta e perfino proverbiale, di una dedizione mai appannata dall’ombra di un risparmio. E a tutto questo aggiungeva un’umiltà innata».
È stato un figlio di cui il Veneto può andar fiero. Ne sappiamo ancora generare di questa tempra?

Sul Corriere della Sera di ieri c’era un interessante intervento dell’avvocato Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, riguardo alla scelta della giornalista Roberta Serdoz, moglie di Piero Marrazzo, di restare accanto al marito anche dopo la scoperta della sua relazione con un transessuale. Scrive Bongiorno: “In questa insolita scelta di forza, Roberta Serdoz rivela un’attitudine che abita le donne, sebbene spesso rimanga nascosta: sapere quando è il momento di prendere in mano la situazione. Essere all’altezza in un attimo. Dopo essersi adattate, magari per anni, a ruoli anonimi, dimessi, defilati, ma preparandosi silenziosamente ad assumere un ruolo diverso, senza smettere mai di coltivare la capacità di diventare artefici del destino proprio e altrui». E ancora: «Roberta Serdoz ha deciso, in piena libertà, che in questo frangente la priorità non è lei stessa. E così facendo ha compiuto una vera scelta di emancipazione: si è emancipata persino dal bisogno di dimostrare la propria dignità».
Un articolo tutto da leggere.

Si chiama “Win for life” il nuovo gioco della Sisal che mette in palio una rendita ventennale di 4 mila euro al mese. Il gioco è stato accolto con autentico entusiasmo dagli italiani: 52 i milioni di incasso nelle prime due settimane! «In un’epoca di crisi economica la vincita assume la dimensione del miraggio collettivo, per raggiungere il quale si rinuncia perfino alla pizza con gli amici» osserva sul magazine “Vita” il sociologo Vanni Codelupi. «Siamo di fronte a un’offerta mastodontica di azzardo di stato sempre più raffinata. Si tratta di un’offerta appetibile perché va incontro alle esigenze dei consumatori» afferma Rolando De Luca psicoterapeuta specializzato nella cura di “drogati d’azzardo”.
Si calcolano in 700 mila gli italiani malati di gioco. Se non bastano le ragioni “morali” per tenerci lontani dal tentare la fortuna, ecco qualche dato tecnico sul nuovo gioco: il 91% delle schedine non vince niente, c’è una possibilità su 11 di vincere, nel 99% dei casi si vince con almeno 10 euro di giocata. Ci torneremo sul “Win for life” perché anche il nome scelto per questo gioco si presta a qualche riflessione.

È uscito in questi giorni il nuovo rapporto Caritas-Zancan sulla povertà in Italia. La conclusione è che continua a mancare una vera strategia di contrasto alle povertà. I ricercatori sottolineano che «da noi è come se esistesse solo il pronto soccorso. Chi ha bisogno accorre, riceve un aiuto immediato e poi ritorna a casa, in attesa che si ripresenti per una nuova emergenza. Non c’è la volontà politica di lavorare in profondità per cambiare questa inutile quanto dispendiosa strategia».
Intanto i segnali che arrivano dai nostri Centri d’Ascolto non dovrebbero farci dormire la notte. Solo a Pieve bussano, ogni mese, circa 200 persone (come racconta un articolo sull’ultimo numero de L’Azione).

Ci risiamo. Ancora pochi giorni e sarà Halloween. “Il giocoso ma un po’ macabro carnevale americano d’autunno si è ormai fortemente affermato anche nella nostra Europa - scrive su “Toscani Oggi” lo storico cattolico fiorentino Franco Cardini -; e, da noi in Italia, è strano come certe comunità nelle quali circolano insistenti le parole d’ordine della tutela dell’identità e delle tradizioni - pensiamo alle regioni del Nordest - si siano adattate senza fare una piega a una tradizione tanto lontana ed estranea rispetto alle nostre… Tra 1° e 2 novembre, portiamo i nostri ragazzi e i nostri bambini a messa e a visitare i cimiteri, parliamo loro dei nostri cari che non ci sono più e dei quali essi probabilmente ignorano perfino i nomi… E torniamoci sul serio, perdinci, alle nostre tradizioni; riscopriamola e tuteliamola davvero, perbacco, la nostra identità”.

Si è molto parlato, in questi giorni, della prossima “Costituzione Apostolica” che rende possibile a gruppi di chierici e fedeli anglicani di entrare nella “piena e visibile comunione” con la Chiesa cattolica. Sarebbero interessati a entrare nella Chiesa cattolica, 20 o 30 vescovi anglicani e “centinaia” di gruppi di fedeli. Il punto della Costituzione che più ha fatto notizia è la possibilità che viene offerta a chierici sposati di essere ordinati sacerdoti cattolici conservando la famiglia. Lo stesso non varrà per i vescovi anglicani sposati poiché ragioni storiche ed ecumeniche non permettono l’ordinazione di uomini sposati a vescovi sia nella Chiesa cattolica come in quelle ortodosse.
Come al solito sui mass media è stato sollevato un polverone. Allora chiariamo: la deroga alla norma del celibato vale solo per chierici già sposati e non per coloro che verranno ordinati in futuro; la deroga non avrà riflessi sull’ordine disciplinare all’interno del corpo ecclesiale cattolico-romano. In altre parole la regola del celibato rimane nella chiesa cattolica.
Ci sono timori che questa “mossa” comprometta il dialogo con gli anglicani. Ma secondo il vaticanista Luigi Accattoli questo passaggio alleggerirà la tensione interna alla Chiesa anglicana, che si è dolorosamente spaccata dopo la recente svolta “liberale”.

Continuano a emergere episodi di malaffare politico. Queste brutte vicende sono un male in sè e contribuiscono allo sfaldamento della società. Sentite cosa dice il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo: «Il comportamento noto delle persone che svolgono un ruolo pubblico esercita un influsso non trascurabile sul piano dell’ethos sociale in campo educativo. Valori come il matrimonio e la famiglia, una specchiata onestà e il rispetto delle leggi giuste, non sono affari privati, ma sono insieme valori personali e sociali. Non si può trascurare il fatto che la persona ha un’essenziale relazione sociale. Chi sta in alto, poi, assume una particolare responsabilità; può fare un maggior bene, ma anche un maggior male». Ma chi oggi sta in alto sa tutto questo?

Sin dalla loro prima giovinezza, Laura e Michele Magoga hanno respirato la sensibilità missionaria all’interno dell’associazione Mato Grosso. Da fidanzati hanno poi conosciuto la Comunità Missionaria di Villaregia dove hanno iniziato un percorso di formazione cristiana e missionaria che li ha portati, subito dopo il matrimonio, a scegliere la missione come vocazione specifica della loro nuova famiglia. E così nel prossimo gennaio Laura Cappellazzo 29 anni, originaria della parrocchia di Salgareda e Michele Magoga, 30 anni di Oderzo, partiranno per la missione di Lima (Perù). Lasceranno la casa appena costruita, la sicurezza del lavoro e dei legami familiari per inserirsi, con due bambini piccoli (Elia di 3 anni e Maria Rosa di quasi un anno), in un contesto di grande precarietà economica e sociale. Durante la veglia missionaria diocesana di venerdì scorso 16 ottobre Laura e Michele hanno ricevuto il mandato dal vescovo Corrado.
Hanno deciso di abbandonare le certezze per seguire Gesù. Stanno già ricevendo il centuplo.

Qualche giorno fa avevamo riportato un pensiero di don Angelo Gonzo, il missionario trentino in Bolivia incaricato dalla diocesi di accompagnare, sulle pagine del settimanale Vita Trentina, il nuovo Piano pastorale. Diceva don Gonzo: «L’attenzione mi sembra concentrata da anni sul prete, che invecchia, che non vede dietro a sè grandi rincalzi…: a quando un coinvolgimento dell’intero popolo di Dio nel lavoro di ricerca di nuove vie?». Ieri è arrivato in redazione l’ultimo numero del bollettino parrocchiale di Lentiai. Nell’editoriale, intitolato “Senza preti”, don Gabriele Secco riflette sulle conseguenze del calo di sacerdoti. Dopo aver ricordato due realtà missionarie in cui la fede in Gesù Cristo si è conservata per decine di anni anche senza una struttura gerarchica, don Gabriele conclude: “Che ci siano preti o non ci siano, che siano tanti o pochi, la fede dipende innanzituttto dalla qualità delle comunità”. È un’ottica diversa attraverso cui guardare il fenomeno del calo dei sacerdoti. La condividete?