Archivio di marzo 2010
“Ammazzate quel gallo, per favore”, è il titolo di una riflessione di don Marco Pozza sulla Settimana Santa. Il gallo è definito come “una delle figure più fastidiose che la Scrittura ospiti al suo interno. Il puledro cammina al posto di Gesù, il gallo sussurrerà al Pietro impaurito lontane promesse fatte all’Amico. Come la fata turchina nel Pinocchio di Collodi - o come la volpe al principe di Saint-Exupèry - il gallo che fece lacrimare Pietro oggi è oggetto di continue intimidazioni. Necessita di un sistema di scorta! Soprattutto quando attraverserà luoghi pericolosi: casa mia, Palazzo Madama, Piazza San Pietro, Montecitorio, il fiume Po, Padova. I fucili sono già caricati. Basta premere. Almeno Pietro un’anima la serbava: cantato il gallo, pianse amaramente. A noi oggi il chicchirichì del gallo rimanda all’osteria del paese dove sulla griglia s’arrostisce il galletto. O, se canta all’alba, i galletti del Mulino Bianco. Lui canta. Noi rispondiamo: “Buon pranzo”. Pietro piangeva: aveva un’anima lui!”.
Il 24 marzo di trent’anni fa veniva ucciso, sull’altare, mons. Romero, vescovo di El Salvador. Ci pare significativo iniziare la Settimana Santa con un ricordo del vescovo Romero. Riprendiamo le parole del vescovo di Napoli, Sepe, pronunciate qualche giorno fa in una celebrazione di commemorazione: “Romero è caduto e la sua morte, più passa il tempo, più vediamo che porta frutto, perché è un testimone di Cristo, testimone del suo Vangelo di salvezza, testimone della sua carità, del suo amore per gli uomini. Vogliamo ricordare il martirio di 30 anni fa, quasi a recarci spiritualmente in pellegrinaggio sulla tomba di questo testimone e trarne forza per la nostra testimonianza che ancora oggi, in tante parti del mondo e non solo del mondo lontano, del mondo anche vicino, richiede coraggio, forza, soprattutto quando, come Romero, si vuole diventare voce di chi non ha voce, si vogliono difendere i deboli, si vuol dare dignità a chi è stata rubata questa dignità umana e cristiana. In fondo il sacrificio di Romero è un po’ la conclusione di tutta una vita vissuta all’insegna del Vangelo e per amore alla Chiesa. Lui, in tutto, si è messo - diceva, parlando di una certa conversione - si è messo al seguito della Chiesa e dei poveri, perché così sentiva di svolgere la sua missione di pastore. Il cristiano non si arrende, anche di fronte al male, alle strutture del male, ai mali sociali che alle volte tentano di soffocare la giustizia e la pace. Non ci arrendiamo, anche se assistiamo, anche oggi, a queste violenze (…), alle tante strutture di peccato, a cominciare dalle varie camorre, dalle varie mafie che inquinano. Sembrano quasi come una pietra che voglia soffocare, annullare il bene. Noi non ci arrendiamo perché sappiamo che siamo radicati sulla roccia che è Cristo. Che nessuno ci può togliere, ci può rubare la speranza che diventa appunto il motivo, la forza del nostro reagire alla violenza e al male”.
Internet e i nuovi media sono elementi di un Cantico dei Cantici della comunicazione del nostro tempo, “ne fanno parte perché il progetto di Dio è un progetto comunicativo, cioè ampliare la comunione tra gli uomini, e anche il progetto eterno di Dio sarà una grande comunione di tutti con tutti”. Così il cardinale Martini in un’intervista rilasciata a Gianni Riotta, per il Sole 24 Ore, sull’utilità di internet. Il cardinale racconta di essere un estimatore di internet, di utilizzare spesso Wikipedia per aggiornarsi (“cerco, per esempio, la spiegazione di tutte le persone o i nomi che non conosco, anche geografici”).
La fonte è di quelle serie: l’Istituto di Psicologia della Pontifica Università Salesiana. In un’indagine nelle scuole, pubbliche e private, i ricercatori dell’Università hanno rilevato che oltre 4 bambini su 10 alle elementari e il 22,4% alle medie sono vittime di atti di bullismo. Le percentuali salgono nel caso di studenti stranieri. La “ricreazione” è il momento in cui si subiscono le prepotenze. L’83,2% degli intervistati è stato testimone o è venuto a conoscenza di atti di violenza verbale, il 74,7% di esclusione, il 67,2% di violenza fisica e il 60% di danni o furti.
“Nessuna persona ha il diritto di ritenersi superiore ad altre: gli immigrati sono donne e uomini come noi. L’uguaglianza, prima di essere un principio sancito dalla Costituzione, è una consapevolezza attinta da una cultura che ha potuto sedimentarsi grazie anche all’influsso esercitato lungo i secoli dal Vangelo”. Lo ha detto il cardinal Bagnasco nell’intervento di apertura del consiglio della Cei. Quindi non ha parlato solo di politici e aborto, come riportato (strumentalmente?) dai maggior mass media nazionali. Sull’immigrazione ha anche detto: “È indispensabile una presenza sul territorio di figure di riferimento, educatori e assistenti sociali che, insieme a forze dell’ordine, garantiscano interventi preventivi, in grado tra l’altro di far rispettare il diritto alla famiglia che è proprio anche dei poveri. Nello stesso tempo, è indispensabile che dai quartieri e dalle parrocchie si dispieghino esperienze di animazione che possano configurare quella che l’Azione cattolica ha chiamato ‘una nuova alleanza civile’ sul territorio”.
Sulla prima pagina de “il Giornale” è stata pubblicata la notizia che un giovane ghanese, dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno in Italia, per riconoscenza ha chiamato suo figlio “Silvio Berlusconi”. Lasciamo da parte le considerazioni politiche e riflettiamo sul futuro di quel bambino, perché il nome dura per tutta la vita. Il nome, insieme al volto, identifica una persona, il nome dovrebbe anche portare in sè la “storia” da cui il neonato “proviene” (ecco perché un tempo si davano i nomi dei nonni e dei bisnonni), il nome influenza (poco o tanto) la costruzione dell’identità di un bambino. Per questo è cosa buona che i genitori ci pensino non una ma dieci volte prima di scegliere il nome del figlio. Pensando a lui, piuttosto che a se stessi.
Il costo di mantenimento (soli beni indispensabili) di un bambino tra 0 e 5 anni costa al mese 317 euro (quindi 3.800 euro annui). In media il costo di accrescimento (che misura l’esborso reale per i figli) è di 798 euro al mese. In media le famiglie benestanti spendono per i figli circa l’83% in più delle famiglie povere. Sono solo alcuni dei dati (sbalorditivi) forniti nel Rapporto Famiglia Cisf 2009 “Il costo dei figli”, presentato ieri. La spesa media mensile per i figli a carico - sostiene il Centro internazionale di studi sulla famiglia promosso dai Paolini - è il 35,3% della spesa familiare totale. Rispetto all’equità fiscale verso la famiglia, lo Stato italiano non solo non riconosce i costi sostenuti dalla famiglia, ma penalizza la famiglia che ha figli, e la penalizza quanti più figli ha. Inoltre la spesa sociale a favore della famiglia e bambini è in Italia solo all’1,1% del Pil (dati 2005), rispetto al 2,5% della Francia e il 3,2% della Germania.
C’è tutto papa Benedetto nella lettera inviata alla Chiesa irlandese. Come nella lettera dello scorso anno ai vescovi sulla questione dei lefebvriani, papa Ratzinger mette in gioco se stesso e usa toni personalissimi. Dimostra vicinanza alle vittime degli abusi, definisce “gravi” le scelte dei vescovi che anziché denunciare i sacerdoti pedofili li spostavano da una parrocchia a un’altra, dispone di non “nascondere nulla” alla giustizia civile, annuncia una “visita apostolica” per fare pulizia. Non manca una parola per chi si è sporcato di crimini tanto gravi: “Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate delle misericordia divina”.
La Chiesa italiana «ha una qualità di vita robusta, ma il virus del ripiegamento può insinuarsi anche tra i fedeli, che oggi sono tentati dall’individualismo. C’è bisogno di una Chiesa che con coraggio aiuti il Paese a ritrovare un’anima». È un passo della bella intervista (tutta da leggere) al vescovo Vincenzo Paglia sull’ultimo numero di Famiglia Cristiana.
Alla domanda “cosa la preoccupa di più?” il vescovo risponde: «Il fatto di essere ormai condannati a lavorare di più non per essere felici, ma per comperare di più. C’è una cultura neomaterialista che fa del denaro non un fattore dell’economia, ma una sorta di fine dei fini. Un Paese meno smarrito ha bisogno di una vita diversa: più cultura e più spiritualità. Invece, siamo tutti spettatori impotenti o, peggio, complici di questa cultura e pensiamo che tutto si possa comprare».
In occasione della Giornata mondiale dell’Acqua, che si celebra oggi, è stato presentato dal Cipsi il Dossier Acqua 2010. Alcuni dati: ogni giorno dalle condutture vengono persi 104 litri per abitante (27% della prelevata) mentre altri 95 milioni di litri sono usati ogni anno per creare neve artificiale. Le persone al mondo che non hanno accesso all’acqua potabile sono 1,6 miliardi. E il 12% della popolazione mondiale usa l’85% dell’acqua.