Sono passati duemila anni dalla venuta di Cristo e ancora non riusciamo a liberarci dall’idea che il male sia una punizione divina. Ieri all’Angelus papa Benedetto riprendendo le letture del Vangelo, sull’uccisione di alcuni Galilei per ordine di Ponzio Pilato e il crollo di una torre su alcuni passanti, ha sottolineato che “di fronte alla facile conclusione di considerare il male come effetto della punizione divina, Gesù restituisce la vera immagine di Dio, che è buono e non può volere il male. Anzi, mettendo in guardia dal pensare che le sventure siano l’effetto immediato delle colpe personali di chi le subisce Gesù invita a fare una lettura diversa di quei fatti, collocandoli nella prospettiva della conversione”. Infatti, ha osservato il Papa, “le sventure, gli eventi luttuosi [...] devono rappresentare occasioni per riflettere, per vincere l’illusione di poter vivere senza Dio, e per rafforzare, con l’aiuto del Signore, l’impegno di cambiare vita. La possibilità di conversione esige che impariamo a leggere i fatti della vita nella prospettiva della fede, animati cioè dal santo timore di Dio. In presenza di sofferenze e lutti, vera saggezza è lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e leggere la storia umana con gli occhi di Dio, il quale, volendo sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno imperscrutabile del suo amore, talora permette che siano provati dal dolore per condurli a un bene più grande”.