Il Terzo mondo rischia “un nuovo indebitamento” per far fronte alle conseguenze della crisi, nonostante non ne sia responsabile. A sottolinearlo è stato a Roma, nell'ambito del convegno “Debiti e giustizia internazionale”, il direttore della Fondazione “Giustizia e solidarietà”, Riccardo Moro (NELLA FOTO).

“In questi due anni gli strumenti tradizionali di flussi di denaro verso i paesi del Sud del mondo sono calati”, ha denunciato Moro citando, ad esempio, il taglio dei contributi ai Paesi in via di sviluppo deciso nel 2008 dall’Italia. D’altra parte, gli investitori tradizionali, Stati e organismi internazionali, stanno assumendo maggiore rigidità nel concedere prestiti “a fronte di un aumentato fabbisogno per la spesa sociale determinato dalla crisi anche nel Sud del mondo”.

Da qui il pericolo di “un nuovo indebitamento, stavolta rivolgendosi a investitori più elastici, come la Cina, ricca di liquidità e pronta a ‘comprare’ l’Africa per soddisfare il fabbisogno di materie prime”.

“Questo – ha concluso Moro – può essere un problema di geopolitica, ma prima di tutto è un problema di qualità della vita delle persone che vivono in questi Paesi, e per questo non ci può lasciare indifferenti”.

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