C'è stata una novità all’incontro di Assisi dei responsabili delle varie religioni che si è celebrato giovedì 27 ottobre. Insieme ai capi religiosi Benedetto XVI ha invitato anche “persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio”. Esistono queste persone. Non credo che siano coloro che si definiscono “atei devoti” che rimangono atei, ma che si interessano della religione per i loro fini e perciò si mostrano deferenti verso di essa e soprattutto verso i suoi capi. Quelli di cui parla il Papa cercano la verità. Anch’essi, come i religiosi, “pellegrini della verità, pellegrini della pace”, afferma il Papa. Il grande teologo Karl Rahner parlava, ancora prima del Concilio, dei “cristiani anonimi”, persone che non si definiscono cristiani, ma che nella vita fanno ciò che i cristiani devono fare.
Secondo Benedetto XVI questi cercatori anonimi di Dio sono importanti per noi credenti. Infatti, non solo contrastano le certezze degli atei “che pretendono di sapere che non c’è Dio”, ma, afferma il Papa: “chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerano Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri”.
Ci sono dei credenti, anche cristiani, che presumono di avere il possesso di Dio e perciò assumono un atteggiamento aggressivo nei confronti di coloro che non la pensano esattamente come loro. Un simile atteggiamento può giungere fino a scatenare guerre vere e proprie, come è successo nel passato e continua a succedere anche oggi, come ben sappiamo. Ma senza giungere a questo estremo, la certezza di avere la proprietà di Dio e quindi di tutta la verità, crea un tipo di credente pericoloso. Installato nella cittadella della verità non sente il bisogno di cercare e non ammette dubbi. Vede attorno a sé solamente nemici e perciò considera il dialogo come un pericoloso cedimento. Sempre in polemica con tutti, disprezza gli altri e crea discordia. Non può considerarsi un pellegrino di pace. Un atteggiamento del genere favorisce coloro che accusano le religioni di essere solamente fonte di divisioni e di violenze.
L'attenzione nei confronti dei cercatori di Dio è una medicina efficace contro questa malattia che è devastante per la fede. Essi ci ricordano che avere il dono della fede non significa non avere più dubbi o oscurità. La fede è un grande dono di cui ringraziare continuamente Dio, ma non ci esime dal cercare con umiltà. Perché ciò che la fede ci dona è qualcosa di immensamente più grande di noi e mentre ci sostiene ci stimola a cercare senza sosta. La fede ci dona certezze, punti fermi nella vita, che ci danno sicurezza nel cammino della vita, deve però restare sempre un cammino. Ci sono due categorie di credenti che annullano la dinamica viva della fede: coloro che la riducono ad una ripetizione annoiata e coloro che ne fanno uno strumento di contesa continua. Chi vuole mantenere il senso genuino del dono della fede si chiede continuamente se sta camminando per la giusta via confrontandosi con la Parola, con i pastori e con gli altri credenti. I crociati erano partiti, spade in pugno, al grido “Dio lo vuole!”. Prima di pronunciare un grido del genere – e nella vita a volte lo dobbiamo pronunciare – bisogna interrogarsi a fondo se è veramente questo ciò che Dio vuole.
Nel mondo ci sono nemici della fede cristiana. Atei accaniti e appartenenti intolleranti di altre religioni. Non sottovalutiamo la loro forza e il pericolo di infliggere colpi duri alla fede cristiana. Dobbiamo perciò difenderci, ma senza usare i loro stessi mezzi e la loro aggressività. Gesù aveva previsto l’ostilità nei confronti dei suoi seguaci. Le persecuzioni ci sono anche nel nostro tempo, anzi possiamo dire che mai nel passato i cristiani sono stati tanto perseguitati. Difendiamoci, appellandoci ai grandi valori della libertà e del rispetto reciproco. Ma difendiamoci con lo stile di Gesù che ha dichiarato: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. È raro che nelle reazioni a fatti di persecuzione emerga questo spirito evangelico che considera una beatitudine la persecuzione.
Giampiero Moret
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