Nel primo anniversario del ritorno alla casa di Dio Padre di don Giacomo Giacomel (domenica 29 novembre) voglio ricordarlo con delle testimonianze.
Il primo messaggio di speranza è dello stesso don Giacomo: “Il mondo nuovo ha già cominciato ad esistere ed è il mondo che ha introdotto Gesù Cristo. La sua morte e la sua risurrezione dicono chiaramente che il mondo nuovo è già cominciato. Ed è per questo che davanti alla morte non ci dobbiamo scoraggiare perché la parola di Dio disegna in noi i sentieri della speranza, le strade della certezza divina di una vita che è eterna perché non finisce (omelia 2 novembre 2006)”.
I familiari: “Il ricordo del nostro caro don Giacomo è sempre vivo in mezzo a noi: una vita al servizio degli altri, di chi si trovava lontano da casa, dagli affetti dei propri cari. Grande è stato il suo impegno nel sostenere ed incoraggiare queste persone di fronte alle difficoltà che comporta la vita di un emigrante. Era ritornato tra noi portando le sue esperienze e la disponibilità a collaborare con le parrocchie della sua terra natale ma questo, purtroppo, solo per breve tempo. La sua fede e la sua vocazione vissuta al servizio degli altri siano per ognuno di noi guida e conforto nella vita di tutti i giorni”.
Thomas Lochr, vicario episcopale della diocesi di Limburg: “Per ben trentacinque anni ha svolto il suo ministero come missionario tra gli emigranti italiani in Germania e per diversi anni anche l’incarico di referente per le comunità cattoliche di altra madre lingua. È stato il primo sacerdote non tedesco in Germania che si è preso a carico un simile compito per le molte e diverse comunità linguistiche. In tal modo ha cooperato nel coordinamento del lavoro pastorale in queste comunità”.
Paul Lawatseh, vicario foraneo: “È stato un sacerdote totalmente dedito alla sua missione per il bene delle persone che gli erano state affidate. Egli ha dato una voce e un’impronta a tutte le comunità. Molto di più: don Giacomo, come persona, è diventato simbolo di quell’amicizia che congiunge tra loro tutti i credenti al di sopra dei confini di lingua, nazione e al di là delle diverse provenienze culturali”.
Don Pio Visentin, referente dei missionari in terra tedesca: “Nei tuoi anni di Germania tu hai dato il via e messo in movimento molte cose; di fronte ad alcune cose tu hai avuto bisogno di molta pazienza e forza di resistenza; in questi anni tu sei stato per molte persone che si trovavano in momenti di vita difficili, un accompagnatore e consigliere premuroso; proprio per i piccoli e i deboli ti sei fatto forte. Per questo ti deve essere dato un cordiale ‘Dio te ne renda merito’. Ho una sensazione di nostalgia e di rimpianto perché sento che esce dalla fila un amico e un fratello, che ha scritto un capitolo importante della nostra storia d’emigrazione in Germania. Con interventi e azioni determinate ti sei fatto assertore di doveri e difensore di diritti. Con impegno tenace e puntuale hai onorato i principi della giustizia e della verità anche a costo di dover subire delle incomprensioni o delle umiliazioni. Con i tuoi trentacinque anni a Bad Homburg hai segnato il cammino di fede della comunità che ora potrà continuare godendo i frutti della tua assidua e operosa dedizione. Ti porterai nel cuore l’affetto e la riconoscenza di tante persone che hai incontrato e a cui hai annunciato la speranza fondata sulla Pasqua di Cristo”.
Isabella, una sua parrocchiana di Bad Homburg: “Se chiudo gli occhi e penso a don Giacomo ecco cosa mi ricordo di lui: le sue mani che hanno tenuto la mia testolina sul battistero, che mi hanno accarezzato i capelli all’asilo, che mi hanno offerto la prima comunione. Ricordo il suo cuore che mi ha tenuto lontano dalla via del male e ancor più mi ha confortato nella solitudine”.
Don Giuseppe Querin
amico fraterno di don Giacomo