
Per me, ricordare don Tarcisio Bertacco è ritornare con la mente e con il cuore agli ultimi anni Ottanta, quando collaboravo con la Pastorale sociale e del lavoro di Sacile, di cui Tarcisio era responsabile dal 1972. L’ho conosciuto in questo incarico quando aveva già lasciato la responsabilità parrocchiale ed era prete-operaio edile a Sacile. Quello che voglio ricordare di lui è l’impegno per la classe operaia, i poveri e gli ultimi, nonché il ministero sacerdotale: dopo le ore di lavoro nei cantieri edili, celebrava ogni sera la messa con grande devozione.
La sera ci si riuniva nella sua casa di Sacile (Catina era la perpetua) e lì progettavamo insieme a Tarcisio gli interventi e le iniziative per la Pastorale sociale e del lavoro. Molti ci giudicavano essere catto-comunisti: don Tarcisio ci lasciava liberi e semplicemente coerenti al nostro credo religioso e politico, senza imporre l’uno o l’altro.
Le iniziative non avevano solo carattere locale, in collaborazione e confronto con forze sindacali e politiche attente ai problemi sociali, ma si inquadravano anche in una visione regionale e nazionale. Un esempio è stato il convegno sulla “Sollicitudo rei socialis” del 1º febbraio 1989 in cui i relatori furono monsignor Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, e il professor Carlo Cardia, allora responsabile del Partito comunista italiano per la questione religiosa.
Don Tarcisio era un leader che cercava collaborazione, mirava al lavoro di squadra, dimostrando progettualità di pensiero e di azione, rispetto ma non paura dell’avversario e ampia visione degli avvenimenti.
Nel 1990 mi ritirai dalla Pastorale sociale e del lavoro e, nello stesso anno, don Tarcisio accettò di diventare missionario in Ciad, dove rimase fino alla morte nel maggio 2007.
Altri ricordi di lui rimangono indelebili e decifrabili solo da chi gli è stato vicino nella vita ecclesiale, lavorativa e di missione.
Roberto Morandini
In questo Anno sacerdotale ricordo con affetto don Tarcisio. Era il mese di maggio di tanti anni fa. Nel nostro paesino (S. Maria Rossa) si ha l’abitudine di allestire degli altarini nei cortili e nei condomini per accogliere la statua della Madonnina di Fatima. Una sera, quando la statua era ospite nel mio condominio, si unì al rosario un uomo che poi mi fu presentato come don Tarcisio. Chiesi da dove venisse e lui mi rispose di essere un missionario in Africa (Ciad). Fui colpita dalla semplicità e umiltà di questo prete. Spesso diceva messa nella nostra parrocchia. Ricordo le sue omelie. Erano piene di amore verso Gesù.
Lo vedevamo arrivare in bicicletta, sempre sorridente.
Prima che partisse per l’Africa gli domandai l’indirizzo del luogo in cui svolgeva la sua missione. Gli scrivevo spesso e lui, puntualmente, rispondeva. Ci aiutavamo a vicenda nella preghiera. Conservo le sue lettere come delle preziose reliquie.
Dopo un paio di anni ritornò in Italia. In quel periodo ci fu di grande aiuto. Il nostro parroco si ammalò gravemente e spesso don Tarcisio lo sostituiva per la celebrazione della messa. Un giorno il nostro parroco lo supplicò di unirsi a noi per un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, già programmato da mesi. Lui accettò. Partimmo con un pullman pieno di pellegrini. Fu un viaggio intenso. Pieno di preghiera.
Arrivati a San Giovanni Rotondo celebrò la messa nella cripta dove riposano le spoglie di padre Pio. Vidi in lui una commozione tale da raggiungere le lacrime. Visitammo la Casa sollievo della sofferenza definita da padre Pio “la pupilla di Dio”, la grotta di San Michele arcangelo e infine la basilica di Loreto, dove ci consacrammo alla Mamma Celeste. Era felice. Il suo volto era pieno di luce. Amava tanto la Madonna. Ci raccontava che in Africa aveva fondato un gruppo col nome “Legione di Maria”. Ci paragonava a loro, forse per la nostra semplicità e per l’accoglienza che gli abbiamo dimostrato.
Maria Mangalaviti
parrocchiana della chiesa di Santa Maria Rossa
Garbagnate Milanese