Don Antonio Cella, opitergino, è stato arciprete di Fossalta Maggiore per dieci anni: dal 1977 al 1987. Dieci anni che hanno cambiato in modo sostanziale la coscienza partecipativa dei fedeli alla vita della comunità parrocchiale. Fu parroco di una vitalità straordinaria – ricordano oggi i “suoi” parrocchiani – preparava e animava le funzioni religiose in modo tale da coinvolgere e rendere partecipe tutta la comunità. Nelle sue omelie spiegava il Vangelo rapportandolo al nostro tempo, indicandoci qual era la retta via per seguire la Parola di Dio, a volte scuotendoci perché non accettava il nostro credo così… tiepido, di facciata.
Diceva spesso: “Un cristiano deve dimostrare la sua fede in tutti gli ambiti: in famiglia, nel lavoro, nello sport, nella società”.

Infatti, già allora, aveva avvertito l’importanza della famiglia intesa come piccola chiesa domestica e aveva coinvolto noi giovani coppie per formare un gruppo, dando vita al Movimento familiare cristiano dal titolo “Famiglia diventa ciò che sei”, per rispondere in modo concreto alla visione della famiglia proposta da Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio.

Quegli incontri, scanditi da un preciso programma, sono stati per noi una lezione di vita per avviarci nel cammino di coppia, per affrontare in modo responsabile il ruolo di genitori, consapevoli comunque che tutto ciò si realizza con l’aiuto di Dio tramite la preghiera. Gli ultimi mesi della sua vita sono stati segnati dalla malattia, affrontata con dignità e coraggio. È mancato un caldo giorno di agosto, lasciando un grande vuoto.

I parrocchiani di Fossalta Maggiore il 6 agosto del 2007, venti anni dopo la morte di don Antonio, gli hanno dedicato la sala della “dottrina cristiana”, intitolandogli una lapide: “A don Antonio Cella, indimenticabile arciprete dal 1977 al 1987. A perenne ricordo”.
I parrocchiani di Fossalta Maggiore