A metà degli anni Trenta del secolo scorso, nella parrocchia di Chiarano, tra i fanciulli e le fanciulle di Azione cattolica, ha cominciato a diffondersi l’idea del sacerdozio e della vita religiosa. Non c’era una tradizione; solo alla fine del Settecento e agli inizi dell’Ottocento ci fu un gruppo di 4 sacerdoti, tutti della famiglia Ferrari. All’inizio fummo due apostolini (Scuola apostolica di Oderzo); poi ci fu un momento in cui la parrocchia di Chiarano ebbe in Seminario, a Vittorio Veneto, il maggior numero di seminaristi: undici! Contemporaneamente varie ragazze entrarono in istituti religiosi.

Come mai? Cos’era successo? Il Signore ha agito attraverso la parola e l’esempio di alcune persone; tra queste, la delegata fanciulli di Azione cattolica, Amalia Borga e, soprattutto, l’arciprete don Giovanni Zanardo, giunto a Chiarano il 24 agosto 1935. A quasi cinquant’anni dal suo ritorno alla Casa del Padre (19 novembre 1961), ecco l’aspetto della sua persona che mi porto dentro con maggiore forza e gratitudine: il modo con cui ha “camminato” con noi seminaristi, lungo la strada che ci conduceva al sacerdozio.

Quando ritornavamo dal Seminario per le vacanze, ci “prendeva in consegna” con grande senso di responsabilità; i più grandi vivevano addirittura in canonica. Era impensabile per lui visitare un malato, benedire le famiglie, fare quattro passi o una partita a bocce senza i suoi seminaristi. Era di una lealtà a tutta prova, per cui se non ci trovava sinceri, erano solenni sgridate. Ci attendeva soprattutto per le vacanze pasquali: “preparatevi ad esser mitraglie” ci scriveva e continuava: “Ci sarà caro lavorare per il culto del Signore e soprattutto trovarci assieme davanti a lui” (Lettera 27 marzo 1943).

Nell’anno scolastico 1943-44 siamo già cinque in Seminario, da Chiarano; ai nostri auguri di Natale risponde “molto contento” di sentirci “tanto bene animati e disposti” e continua: “Così il Signore è costretto ad aiutarvi perché Facienti quod est in sé Deus non denegat gratiam” e aggiunge tra parentesi: “Lo Spirito Santo a S. Paolo!” (Lettera 20 gennaio 1943). Due mesi dopo ci informa: “Ho il santo piacere di potervi informare che i vostri amici aumentano sempre più e con tanto fervore si unirono a me e ai vostri cari, anche nelle passate Tempora, per implorare su voi grazie e benedizioni. Sono momenti davvero commoventi; ci par di essere gli oranti del Cenacolo” (Lettera 27 marzo 1943).

Il giorno 8 dicembre 1943 è fissata la mia vestizione clericale; glielo comunico e subito mi raggiunge con una lettera davvero intensa. Tra l’altro mi scrive: “Vorrei esserti vicino… comunque sarò con te ugualmente in spirito e tanto più in quanto mercoledì mattina – anche per espressa volontà dei tuoi amatissimi genitori – celebrerò la S. Messa per te. Fin d’ora mi sento l’anima inondata di soavissima gioia e puoi immaginare con quale cuore ti avrò lì sull’altare con la Vittima divina!”. Più oltre prosegue: “Avanti, carissimo Paolino! Mi conceda il buon Dio la grazia di abbracciarti confratello nel Sacerdozio!” (Lettera 4 dicembre 1943).
Negli anni 1946-47-48 attraverso le lettere – scritte a mano o a macchina – l’arciprete seguì da vicino, con la preghiera e le raccomandazioni, il momento della Tonsura – per la quale mandava al Vescovo il suo “entusiastico consenso” – degli Ordini Minori, del Suddiaconato e del Diaconato.

Udito, nel 1946, che mi trovavo con i giovani di IV e V ginnasio, in una sua lettera non manca di darmi qualche consiglio; parla infatti di “mansione difficile, per l’età dei giovani, l’età delle facili crisette, ma cerca che non stiano mai oziosi, neanche in tempo di ricreazione; falli giocare, saltare ecc. perché è l’acqua stagnante che si corrompe, la scorrevole mai. Così diceva e faceva don Bosco e l’esperienza conferma, per tutti” (Lettera 7 novembre 1946).

In risposta agli auguri per il Natale 1948, nei quali gli comunicavo la data dell’ordinazione sacerdotale, mi rispose con una lettera che si apriva così: “Benedictus Deus et Pater Domini Nostri Iesu Christi, qui consolatur nos in omni tribulatione nostra!” e continuava: “Lascia che… innalzi l’inno di lode e di riconoscenza a Dio per l’incomparabile dono che sta per farci: un Sacerdote nuovo, scelto tra i nostri figli” e proseguiva: “E sei tu, don Paolino, il dono che Dio ci farà! Quale e quanta consolazione! Per tutti noi che ti abbiamo seguito con le nostre fervide preghiere, dal Signore benignamente esaudite; e per te che hai così prova della sua particolare benevolenza”. E concludeva: “Non ti venga mai meno il sacro entusiasmo di questi giorni di attesa, né la gioia e la festa nel cuore di rappresentarlo domani in mezzo alle anime, di seguirlo cioè al Getsemani e al Calvario” (Lettera 15 gennaio 1949).

Oltre a partecipare alla mia ordinazione sacerdotale – 19 giugno 1949 in Cattedrale – l’arciprete don Giovanni avrà la gioia di accompagnare all’altare anche don Massimo Tonel e don Luigi Sgargetta nel 1951, don Dino Gottardi, missionario, nel 1955, don Terenzio Rusalen nel 1957; altri seminaristi di Chiarano, cresciuti con lui (Mario Borga, Tarcisio Bertacco, Roberto Lorenzon…) raggiungeranno la meta del sacerdozio dopo il suo ingresso nel “giorno senza tramonto”.
La sua memoria rimane in benedizione, in tutti noi!

Don Paolino Carrer