
Ho sempre ricordato con gioia e gratitudine il giorno del mio battesimo e ricordo colui che fu ministro per me di questo grande sacramento. Appena potei, da adulta, volli andare a Cavolano a consultare il registro dove è documentato questo grande avvenimento. Qualcuno mi contestava il ministro, essendo a quel tempo parroco di Cavolano don Antonio Frigo, mentre la mia mamma mi aveva sempre detto che era stato don Piero De Bettin. Difatti fu proprio questo giovane sacerdote (di tre anni di messa) che mi battezzò, perché il parroco, seriamente ammalato, era assente.
Avevo sempre desiderato conoscere colui che mi aveva battezzata per ringraziarlo personalmente. E la Provvidenza ci pensò facendomi non solo ritornare nella mia cara diocesi di origine, ma addirittura mandandomi a dirigere la scuola materna a Bagnolo. Ben presto scoprii che a Rua di Feletto era parroco don Piero.
Nell’anno mariano 1987 ricorreva il 50º di sacerdozio di don Piero e pensai di fargli una improvvisata augurale con un gruppo di bambini. Ne parlai ai bambini più grandi e ne scelsi una decina che erano, oltre a sensibili, anche bravi disegnatori per scrivere belle letterine illustrate e preparare con me piccoli doni costruiti con le nostre mani. E, soprattutto, dovevano essere “bravi scalatori”, perché per una ripida scorciatoia dovevamo salire da Bagnolo a Rua, essere in forma per recitare e cantare al festeggiato e ritornare in tempo per il pranzo. I dieci prescelti erano elettrizzati da questa uscita-avventura-visita-festa al parroco che mi aveva battezzato.
Quella mattinata di giugno era splendida. Avevamo anche un mazzo di rose dei nostri giardini (quelle però le portavo io, altrimenti arrivavano solo i gambi). In men che non si dica arrivammo ai piedi della bellissima scalinata della chiesa di Rua, che i bambini assaltarono come caprioli. Nel silenzio magico dell’alto luogo, fuori della chiesa, udimmo all’interno un rumore come di lucidatrice. Don Piero, essendo solo, si faceva tutto: puliva la chiesa, preparava il cibo, curava l’ordine della canonica, del giardino... Socchiusi adagio la porta per vedere e, non vista, scorsi don Piero, in talare, che lucidava la sua chiesa. Richiusi. Presi Valentina, la più grande e le diedi la borsa con le letterine. Le dissi di entrare, salutare Gesù e poi il parroco, dicendogli che aveva posta per lui. Così fece. Si sentì la lucidatrice che non ansimava più... e dopo poco dovemmo sciogliere il mistero ed entrare tutti. Don Piero era commosso. I bambini raggianti si stringevano attorno al sacerdote sorridente, che ci accompagnò subito in canonica. Lì cantammo, recitammo, pregammo per lui, gli offrimmo le nostre piccole cose. Lui passò ad offrire un cestino di ciliege che gli avevano appena regalato. Non sapeva come ringraziarci. Quel giorno seppi che il 18 agosto era anche il suo compleanno.
Con questi bravissimi bambini, tre anni dopo, essendo loro catechista e volendo per Natale fare, come opera buona, una visita a qualcuno che fosse solo, anziano, per portargli un po’ di gioia con i nostri canti natalizi, pensammo a don Piero, lassù a Rua. Ma don Piero stava male non non poteva accoglierci. «Sarà per Pasqua», mi comunicò. Ma a Pasqua era come Gesù in croce. Si poteva solo pregare per lui. Morirà nell’estate di quell’anno.
Sr. M. C.