Anche se l’Anno sacerdotale si è chiuso lo scorso 11 giugno, con una solenne concelebrazione in piazza San Pietro presieduta da papa Benedetto, la rubrica “Ricordiamo i nostri preti” proseguirà fino all’ultimo numero prima della pausa estiva. I contributi arrivati in redazione hanno infatti superato di gran lunga le aspettative, perciò abbiamo deciso il “prolungamento” della rubrica.

L' Anno sacerdotale ci offre la possibilità di ricordare figure di pastori che hanno segnato la vita delle nostre comunità. Non si può allora non ricordare don Piero Buogo che, forse – umile e semplice com’era –, non sarebbe oggi stato d’accordo che si parlasse di lui, preferendo, di gran lunga, i fatti alle parole.

Don Piero, originario di Combai, fu parroco di Santa Maria di Campagna per ben 48 anni, arrivando in paese nel 1936, interpretando sin da subito le difficoltà dei suoi paesani durante la guerra e il difficile dopoguerra. Don Piero si diede subito molto da fare perché i giovani e i padri di famiglia potessero avere un lavoro – anche all’estero – e disporre così del necessario per andare avanti.  Il suo carattere – a tratti burbero – in realtà veniva superato da tutti per la carità cristiana che riusciva ad avere nelle situazioni di disagio sia personali che di vita familiare: era per molti un punto di riferimento che esprimeva fede, vitalità e speranza. Il suo andare lungo le vie del paese in sella alla sua bicicletta era, a suo modo, un manifestare la sua vicinanza e appartenenza alla gente.

Don Piero invitava noi ragazzi a vivere il dono dell’Eucaristia come parte della nostra vita quotidiana così come lo era della sua: ci chiamava spesso a partecipare alla messa per familiarizzare con Gesù nell’Eucaristia. Don Piero insistette perché i giovani venissero educati alla fede cristiana nei sacramenti tramite il catechismo e l’Azione cattolica e agevolati negli studi per ottenere un “pezzo di carta”.

La sua personalità – forte come le rocce della sua amata Combai – amò affrontare sfide civili anche nei confronti della classe politica di allora per ottenere qualche vantaggio per la sua amatissima comunità: furono memorabili le sue battaglie per ottenere un cavalcavia di collegamento tra le due parti del paese diviso dall’autostrada “Trieste-Venezia” in costruzione. Per ottenere il cavalcavia non ebbe paura di andare a Roma per parlare con i politici di allora e ottenere quanto più volte promesso nelle campagne elettorali ma non mantenuto. La sua caparbietà alla fine ebbe la meglio.

Ma l’opera oggi visibile per cui don Piero spese moltissime energie è stata sicuramente la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, simbolo di molte aspettative del tempo (gli abitanti erano oltre 2 mila), purtroppo andate in parte perse. In effetti don Piero – come richiestogli dal vescovo di allora monsignor Zaffonato – fece costruire una grande chiesa, in sostituzione della vecchia chiesa preesistente, pur osservando l’intesa migrazione verso le città e verso l’estero dei suoi paesani, sperando tuttavia il loro rientro in paese.

Ma don Piero non era solo un uomo del fare: era molto attento alle persone, ai bisogni e alle sofferenze che poi provò personalmente affrontando l’esperienza del dolore serenamente, frutto delle sue lotte maturate sempre in nome della fede in Cristo così come i santi e le grandi personalità che amava spesso citare. Per noi dunque don Piero rimane un esempio di pastore presente, autentico punto di riferimento di una comunità per cui non ebbe mai timore di spendersi e dedicarsi. Grazie don Piero.
Rita Rebecca