
Al termine della nostra vita terrena, per cosa verremo ricordati?
Per le opere costruite, visibili a tutti, oppure per quanto abbiamo saputo trasmettere?
Ecco, vi sono eredità dell’uomo come case, terreni, denari, talvolta contese fra più parti, capaci di dividere gli stessi membri della famiglia piuttosto che unirli nel ricordo; vi sono, però, anche delle eredità per l’uomo, meno tangibili, ma che oltrepassano lo spazio (della famiglia) e il tempo (della vita) e diventano così eredità di tutti e per tutti.
L’Anno sacerdotale e la rubrica dedicata al ricordo dei nostri sacerdoti curata dal settimanale diocesano ha dato conferma proprio di quest’ultimo tipo di eredità, ricordando o facendoci conoscere testimoni autentici del Vangelo, carichi di una umanità dalla quale trarre esempio.
Nel nostro piccolo, anche noi oggi vorremmo esprimere il nostro grazie ad un sacerdote che è stato nostro parroco per quasi trent’anni.
Monsignor Achille Da Dalt arrivò nella nostra parrocchia l’8 dicembre 1978 e ne fu parroco fino al 15 ottobre 2006: 28 anni della sua vita spesi per le nostre, fra momenti di gioia e di difficoltà, accompagnandoci nelle tappe più importanti dove la vita stessa nasce, cresce, dà origine ad altra vita, ma anche muore.
La profonda conoscenza delle persone che egli aveva e il lungo periodo che rimase con noi gli permisero di rivolgere sempre una parola giusta, quasi conservata appositamente in un cassetto e tirata fuori all’occasione, per tutti coloro che ebbero don Achille come il sacerdote che celebrò le loro nozze, battezzò i loro figli, li accompagnò nella loro iniziazione cristiana o li salutò nell’ultimo tratto di strada.
Di molte famiglie fu, così per dire, il “papà”, celebrando il matrimonio di molte coppie di sposi.
Delle famiglie fu strenuo difensore ricordandoci che, pur essendo giusto e doveroso occuparsi e collaborare in parrocchia, la famiglia non doveva essere trascurata.
L’attenzione che egli riservò alla famiglia e ai suoi membri è ben ricordata ancor oggi con un’esortazione sua propria, affinché sempre ci fosse serenità, amore e comune accordo; un’attenzione del tutto particolare, poi, era sempre riservata agli anziani, custodi dell’esperienza viva del sacrificio, del lavoro, del dono di sé agli altri e alla famiglia che, seppur in età avanzata, rappresentano dei pilastri importanti per la comunità.
Per Francenigo fu un parroco premuroso, sempre attento alle esigenze della parrocchia, sia quelle del tempo presente che del tempo futuro.
Lo contraddistingueva un carattere ottimista che incoraggiava all’ottimismo, anche nelle situazioni che apparivano senza soluzione: “Forza giovani, sempre avanti!” è la frase che più di qualcuno si è sentito dire; uno stile di vita costruito sulla testimonianza, sul buon esempio, sui giusti insegnamenti che, nel tempo, portano frutto.
Una forte devozione verso Maria, madre di Gesù, lo portò a scrivere una bellissima preghiera, ancor oggi recitata durante alcune funzioni in parrocchia, della quale riportiamo gli stralci centrali: “Vorrei che il mio Sì fosse semplice come il tuo. Vorrei che il mio Sì al disegno di Dio, come il tuo, volesse dire soffrire in silenzio. Vorrei che il mio Sì, come il tuo, racchiudesse una storia di salvezza. Il tuo sguardo su di me, Maria, mi aiuti ad essere semplice, uno che si dimentica, uno che vuole perdersi nella disponibilità di chi sa di esistere solo come un pensiero di amore”.
A quattro anni dalla morte l’oggi della parrocchia guarda con serenità e speranza al domani delle nostre famiglie e dei nostri giovani, forte di radici che affondano nella terra coltivata da un parroco che ha lasciato un’eredità per l’uomo.
La parrocchia di Francenigo