Attraverso la bella iniziativa de L’Azione desideriamo ricordare il nostro amato parroco, don Guerrino Cescon, il cui ricordo è sempre vivo in tutti noi: è stato un autentico maestro di vita umana e cristiana. Arrivato a San Giovanni di Motta nel 1973 dopo la morte del parroco don Giuseppe Morandin, trovò un terreno molto fertile. Parroco pieno di iniziative, sapeva coinvolgere i giovani, aveva molta fiducia in loro, li lasciava fare, sempre, guidandoli, esortandoli, sostenendoli con il suo: “Bene bene, bene bene” frase con la quale li gratificava. È proprio con lui e i suoi giovani che nacquero molte iniziative ancora in corso. La festa della famiglia, alla quale dava un gran valore, il panevin unico per tutta la comunità anziché farlo, come per tradizione, di casa in casa, preceduto dalla fiaccolata per la pace. Grazie alla sua passione per la musica e il bel canto, con il prezioso aiuto di don Nazzareno Morandin, incoraggiò e mise insieme un bel gruppo di persone dando vita al coro che ancor oggi si chiama “Don Nazzareno”. Nell’insegnamento del catechismo iniziò a coinvolgere le mamme, le spronava a diventare catechiste. Io mamma-catechista ricordo molto bene quando mi disse: «Le mamme sanno sempre dare le cose buone e dire la verità ai propri figli, così, ancor meglio nel parlare ai ragazzi di Dio!».

Era stato in Burundi e il suo cuore rimase per sempre missionario, generoso con i poveri, ma amava in particolare i lebbrosi anche perché grande amico di don Mario Gerlin. Dimostrava una grande devozione a Maria Santissima, acquistò la statua della Madonna di Fatima con i pastorelli, la fece collocare in chiesa ponendola sopra un “vecio morer”, convinto che da lassù veglia su di noi.

Sostenitore dell’Azione cattolica, instancabile padre spirituale, sempre pronto ad accogliere, ascoltare e consigliare chi era in difficoltà, quante sere rimaneva nel suo ufficio fino a notte fonda per rincuorare e illuminare chi ne aveva bisogno. La sua forza e il suo pane quotidiano erano la preghiera e l’adorazione davanti al Santissimo, quante ore trascorse in chiesa con il breviario e il rosario in mano. Quando fu colpito dalla malattia si trovava con i giovani, in uno dei suoi numerosi incontri; dovette a malincuore lasciare il suo ministero, si ritirò con il suo bel san Giovanni nel cuore. Quando noi parrocchiani gli facevamo visita a casa della sorella, dove è stato amorevolmente accudito fino alla morte, esplodeva di gioia, ricordava tutti, si informava sulla vita della comunità con ricchezza di particolari. Se il chicco di grano non muore non porta frutto... Don Guerrino nella sua vita terrena di frutti ne ha maturati davvero tanti!

Norina e Donatella