La mia è una storia bella, di quelle che ti fa bene raccontare.
È perché ho ricevuto tanto da amici e maestri che, in questo Anno sacerdotale, mi accingo non senza pudore a rivelare la testimonianza di una figura che molto ha significato nella mia vita: don Bruno Florian.


Certo, allora non lo potevo sapere: ero poco più che bambina.
Erano i giorni che seguivano un evento cardine nella mia esistenza: il mistero di una fanciulla che, allo sbocciar della primavera, va a scuola un mattino per rimanere per sempre domanda sospesa, come quella palla mai raccolta con cui stava giocando. La sofferenza che ne seguì aveva anche la levità della mia stagione. Perciò accolsi con semplicità la sorridente vicinanza di questo sacerdote, che ricordo nella tunica nera, svelto sulla sua bicicletta, raggiungere casa mia per visitare la mia famiglia.


Allora don Bruno era cappellano a Cordignano e insegnava nella classe delle medie dove era stata allieva mia sorella. Anche se abitavo in un altro paese, era una benedizione per me vederlo, e quanto mi fu vicino nei mesi che seguirono quel lutto! Chi può dimenticare la splendida gita a Venezia, nel giorno di san Marco, dove mi portò con la sua mamma! Ancora mi chiedo come, anche nella durezza della prova, si possa riuscire ad essere felici e perfino dimentichi di se stessi.


Dopo breve tempo il suo ministero lo chiamò altrove e io lo persi di vista. Nel fondo del cuore però rimaneva sopito un "grazie!" mai detto.
L'opportunità mi venne quando, nel corso di un profondo travaglio interiore, brancolavo alla ricerca di un po' di luce. Mi ricordai di quell'antica amicizia e di una gratitudine rimasta inespressa. Così lo contattai e immediatamente venne a trovarmi. Con sorpresa notai che io ero cresciuta e lui diventato come un po' più piccolo. Realizzai che tra quei gior ni e il nostro incontro c'era stata di mezzo tutta una vita. Don Bruno commosso mi ringraziò per averlo cercato dopo tanto silenzio: durato quasi quarant'anni.


Fu felice che mi fossi formata una famiglia e da allora in poi ci frequentammo e ci sentimmo regolarmente. Mi colpì la passione che metteva per i giovani: da grande educatore sapeva che essi sono la scommessa sul futuro e che la speranza in loro non si deve perdere mai.
Avvertivo una tale freschezza nell'esaminare la realtà quotidiana e la capacità di cogliere i segni di una rinascita anche quando l'atteggiamento comune sarebbe stato quello di scoraggiarsi.


Ma per lui la sfida educativa era occasione di investimento e non guardava all'immediatezza del risultato ma sempre, come profeta, sapeva leggere oltre. La sua fiducia era contagiosa ed io, come mamma e poi come catechista, ne ho sempre avuto bisogno.
Il distacco giunse improvviso, ma il frutto da lui coltivato era stato portato a maturazione. Nel frattempo l'oscurità era divenuta luce ed io stessa potevo cogliere l'amore per il bello, il buono, il vero che lui, insieme ad altri maestri, mi aveva insegnato. La conoscenza della Parola che avevo intrapreso aveva fatto approdare la mia lunga ricerca, rassicurandomi di aver trovato "il tesoro".


Il mio cuore è ora colmo di gratitudine per don Bruno e per quanti come lui hanno saputo, donandosi, trasmettere con umile sollecitudine il gusto profondo del vivere.
Lina - San Vendemiano