
Da "L'Azione" di domenica 10 gennaio 2010 - pag. 7 - ECONOMIA
ALTRI 200 POSTI DI LAVORO A RISCHIO
Corsa contro il tempo per salvare 200 posti di lavoro all’Acc di Mel, un terzo dell’organico, con la Chiesa che trepida per le sorti degli operai e delle loro famiglie, e invita le istituzioni al massimo impegno solidaristico. Questi lavoratori rischiano, in effetti, di finire in mobilità, se l’azienda, di proprietà di un fondo Olandese, non accetta la richiesta - avanzata dai sindacati e supportata dalle istituzioni e dal governo - di ricorrere alla cassa integrazione in deroga.
L’intervento del ministro Sacconi
Per assicurare i lavoratori sulla disponibilità del ministero del welfare, lo stesso Maurizio Sacconi li ha raggiunti a Mel l’ultima sera dell’anno.
«Riusciremo, d’intesa con la Regione, e il supporto anche della provincia di Belluno, a prorogare gli ammortizzatori sociali, attraverso probabilmente la formula cosiddetta in deroga - ha detto il ministro, parlando alle tute blu e ai sindacalisti, riuniti nel presidio davanti all’ingresso dello stabilimento, presenti anche numerosi amministratori pubblici, compreso il presidente della Provincia Giampaolo Bottacin -. La nostra direzione centrale è già in contatto con l’azienda per trasformare la mobilità in continuità del rapporto di lavoro, sostenuta appunto dalla cassa integrazione. Insistiamo, comunque, per avere garanzie sul futuro di questo stabilimento e quindi chiediamo un piano industriale credibile, affinchè nel territorio bellunese rimangano radicate anche funzioni di progettazione, non solo di produzione».
Sacconi ha infatti tenuto a precisare che l’uso degli ammortizzatori sociali in deroga «è un risultato che dà risposte al bisogno di reddito dei lavoratori della Acc», ma va accompagnato «da un confronto presso il Ministero dello sviluppo economico in sinergia con quello del lavoro per ottenere un piano industriale credibile che confermi l’insediamento produttivo dell’azienda nel territorio bellunese».
È necessario, per il ministro, «che si continui a negoziare nel merito sul futuro dell’azienda. Considero il caso dell’Acc emblematico della situazione di molte imprese - ha puntualizzato Sacconi -. Il Governo non intende subire i processi di ristrutturazione ma gestire i “tavoli” di confronto con l’intenzione di verificare fino in fondo la possibilità di far vivere le tante culture industriali del nostro Paese».
Sacconi ha poi aggiunto di voler cogliere l’occasione per «rassicurare tutti i lavoratori che vivono questa stessa condizione di incertezza circa il proprio futuro reddituale ed occupazionale: il governo ha risorse adeguate per gli ammortizzatori sociali».
Ricerca di un piano industriale
Prima di raggiungere Mel, il ministro, contattando il cronista de L’Azione, aveva assicurato che un’azienda come l’Acc, la più grande in Italia nel settore della componentistica, non può essere lasciata in balìa degli eventi.
Quindi si è alla ricerca anche di un serio piano industriale. E se l’azienda - già del gruppo Electrolux - dovrà fare in tal senso una sua avance, il ministero sta lavorando per proprio conto. Si sa di contatti, in tal senso, del ministro Sacconi con uno dei suoi uomini di maggiore fiducia, il senatore Maurizio Castro di Vittorio Veneto. L’Azione l’ha contattato ed ha riscontrato che effettivamente Castro sta lavorando per possibili alternative anche dal punto di vista manageriale, cercando di mettere insieme un gruppo di tecnici, attrezzati delle necessarie risorse, per intervenire e ribaltare il corso - quello del declino, almeno così si teme - intrapreso dall’Acc. La palla da giocare è ritornata, a questo punto, nelle mani dell’industria che deve decidersi di abbandonare l’opzione mobilità per scegliere, appunto, la soluzione della cassa in deroga.
L’impegno del Governo
Nell’intervista con il ministro, intanto, Sacconi ci ha confermato che «il governo sarà impegnato, come l’anno scorso, perchè nessun lavoratore sia lasciato inattivo. Chi è senza lavoro dovrà essere accompagnato per lo meno ad un percorso di formazione». Come accadrà? «Attraverso il rinnovato accordo tra Governo, Regioni, parti sociali per il quale abbiamo già aperto il tavolo negoziale, impegnandoci a concludere questo negoziato entro il mese di gennaio». La formazione per i cassaintegrati o i lavoratori in mobilità non è sempre credibile. In qualche caso si fanno corsi di alfabetizzazione all’uso del computer talmente generici che gli iscritti non usciranno di certo con una qualifica precisa.
«Per essere credibile la formazione dovrà essere di tipo tecnico professionale, per cui bisogna responsabilizzare molto le parti sociali. Non possiamo più permetterci una spesa improduttiva in questo settore».
Il 2010 sarà segnato, anche nelle nostre province, da ulteriori crisi aziendali. Ci saranno i soldi per la cassa integrazione? «La continuità degli ammortizzatori sociali è garantita - ha assicurato il ministro -. Ci saranno risorse adeguate, come peraltro sono state disposte dallo scorso bilancio e confermate in questo».
Francesco Dal Mas
LA SFIDUCIA DELLA GENTE
Sfiducia, amarezza, ma soprattutto poca chiarezza in quello che sarà il futuro dello storico stabilmento di compressori Acc di Mel. Queste sono le impressioni e gli stati d’animo tutt’altro che tranquilli, dei numerosi lavoratori che si sono riuniti in assemblea all’esterno della fabbrica il 30 dicembre scorso per manifestare contro la decisione della proprietà di qualche giorno fa di mettere in mobilità 197 lavoratori: 192 operai e 5 impiegati. «Questa improvvisa richiesta di messa in mobilità da parte della Acc, qualora non si riuscisse a trovare un accordo tra le parti entro il prossimo mese di marzo, ci preoccupa fortemente - spiega Luca Zuccolotto della Fiom Cgil di Belluno -. Questa decisione ci fa pensare che stiamo andando verso una lenta e inevitabile chiusura dello stabilimento di Mel. Quello che chiediamo alla Acc è un piano industriale, in pratica vorremmo capire cosa vogliono fare dello stabilimento di Mel».
«Non si lavora sereni - dice Marco, intervenuto all’assemblea con il figlio piccolo Eddy -». «L’incertezza del posto di lavoro non mi permette di fare progetti - ha aggiunto Graziano - lavoro una settimana si e l’altra no!». Alla assemblea sono intervenuti numerosi lavoratori con le loro famiglie, persone che hanno lavorato in passato nello stabilimento di Mel e tanti altri lavoratori della Ceramica Dolomite, le cui sorti per il momento sembrano più sicure, e numerose persone accorse per dimostrare solidarietà ai lavoratori della Acc di Mel.
Lo stabilimento di Mel, sorse nel 1968 come Aspera Frigo, poi venne ceduta alla Zanussi per poi passare alla Electrolux ed infine alla Acc.
Oggi a Mel lavorano 655 dipendenti, ma a metà degli anni ’90 si raggiunse la quota di 1.800 unità. Due sono le linee di produzione tutt’oggi in attività; la linea K e la linea Q/Sigma che lavora a singhiozzo. Alla Acc si producono 3,5 milioni di compressori annui ma nei momenti di massima crescita produttiva si arrivò ai 7,5 milioni di pezzi!
Da quattro anni circa duecento lavoratori vengono messi a rotazione in cassa intergrazione; si può ben capire come la comunicazione di mettere in mobilità circa 200 persone abbia scuscitato molta apprensione tra i dipendenti che hanno dato avvio ad una serie di iniziative di sensibilizzazione.
All’esterno della fabbrica è stata sistemata una casetta in legno che funge da presidio.
Altre iniziative di protesta sono state programmate per la riapertura della fabbrica.
Sergio Cugnach
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