
Da L'Azione di Domenica 17 gennaio 2010 - pagina 6
LA TESTIMONIANZA DEL FREGONESE GIANNI DAL MAS, CHE VIVE IN REPUBBLICA DOMINICANA E CONOSCE BENE HAITI
Gianni Dal Mas, trentaquattrenne di Fregona, ha sentito la scossa di Haiti.
«E l’ho sentita molto, anche se è stata solo del grado 3,4, e non del 7,3 come lì», ci racconta al telefono poche ore dopo il sisma.
Dal 2004 infatti Dal Mas vive in Repubblica Dominicana, lo stato che condivide con Haiti la stessa isola di Hispaniola, in mezzo al mare dei Caraibi. Del suo impegno per gli ultimi con parole, fotografie e fatti, L’Azione ha già altre volte raccontato. A partire dal primo soggiorno sull’isola, nel 2002, in cui ha realizzato gli “Illegal portaits”, ritratti dei lavoratori clandestini haitiani in Dominicana.
Dopo un’esperienza iniziale nella cooperazione internazionale, ora Gianni si occupa dei progetti sociali di Plantaciones del Norte, produttrice dominicana di banane. Inoltre è impegnato in progetti di difesa dei diritti delle donne e dei lavoratori: in molti dalla poverissima Haiti passano in Repubblica Dominicana, dove però sono spesso vittime di sfruttamento.
«Da noi in RD il terremoto non ha fatto gravi danni. Questi sono concentrati a Port au Prince, la capitale di Haiti: è stata una scossa superficiale. Ed è a Port au Prince che ci sono tante case in cemento, anziché in legno come altrove nell’isola: proprio queste case in cemento sono crollate. Era la zona più fragile... Ma è crollato anche il palazzo presidenziale, è crollata la casa del primo ministro che avevo incontrato, è crollato l’hotel in cui avevo soggiornato. Il terremoto si è verificato verso le 18, quando tantissimi sono per strada per tornare a casa, perché a Port au Prince ci vuole anche un’ora, un’ora e mezza per fare pochi chilometri. Grazie a questo si sono salvati. Se il terremoto si fosse verificato di notte sarebbe stata un’ecatombe ancora più grande».
Gli ultimi sviluppi lavorativi prima del sisma stavano portando Dal Mas verso Haiti. «Volevamo cominciare a produrre banane anche ad Haiti, per poi inserirle nel commercio equo e solidale, e così portare sviluppo, ma pure tutela dell’ambiente. Avevamo preso contatti con una grande famiglia di imprenditori agricoli haitiani, attenta al business ma anche allo sviluppo. Avevamo anche avuto un incontro con il primo ministro haitiano per avere garanzie sull’investimento e concordare i progetti sociali». Il 10 e 11 dicembre l’ultima visita compiuta ad Haiti da Dal Mas; per sabato 16 gennaio aspettava in visita i referenti haitiani; sarebbe dovuto tornare lui il 21.
Ma l’Haiti di Dal Mas ha anche il volto dei tanti amici, haitiani ed europei e perfino diocesani, come Francesco Gosetti di Sturmeck, cresciuto a Vittorio Veneto, ambasciatore dell’Unione Europea in loco. Subito dopo il terremoto ha provato a contattarli: ma le linee telefoniche erano fuori uso, funzionava solo internet. Nel frattempo sa già che sono morti alcuni ingegneri di una ditta italiana di costruzioni presente ad Haiti, il giardiniere che lavorava per un suo amico...
Ma cosa succederà adesso a questo Paese che già era il più povero dell’America Latina e ora affronta questa enorme disgrazia?
«Tutto lo sviluppo subirà una battuta d’arresto perché i fondi che erano destinati ai progetti a lungo termine verranno spesi per le emergenze. É come se ci fosse stato un colpo di stato. Inoltre, penso che presto aumenteranno gli haitiani che verranno a cercare lavoro in Repubblica Dominicana».
Trovate Dal Mas su Facebook o a www.giannidalmas.blogspot.com
Tommaso Bisagno
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