da L'AZIONE di Domenica 7 febbraio - pagina 5

 

UN'INCHIESTA TRA STUDENTI E LAVORATORI STRANIERI

 

Per il 32 per cento degli studenti stranieri delle scuole trevigiane sarebbe bene che il dialetto veneto venisse insegnato a scuola. Per l’85,1 per cento dei lavoratori immigrati nella Marca, l’idioma locale è ritenuto utile nel contesto lavorativo e per le relazioni nel territorio.

All’Electrolux di Susegana, per fare un esempio, i contratti e le norme di sicurezza vengono spiegati in dialetto dai rappresentanti sindacali. La lingua, insomma, come fattore di integrazione. Specie la lingua più comunemente parlata.

«Rende più spontanei i rapporti. Piace. Fa sentire “veneti” – confermano Rina Biz, presidente della fondazione “Ispirazione” e Anita Leuratti presidente della cooperativa Insieme si può –. È quanto emerge dall’indagine “La lingua dei nuovi veneti, l’uso del dialetto tra lavoratori e studenti immigrati” che abbiamo promosso coinvolgendo 300 studenti ed altrettanti lavoratori stranieri, affidando la realizzazione all’Istituto Quaeris».

«Tra gli studenti è maggiore, rispetto ai lavoratori, la percentuale di coloro che parlano, oltre che capire, il dialetto (64,9% a fronte del 31,3% dei lavoratori) – spiega Giorgio De Cecco, direttore di Quaeris –. Tra i lavoratori è invece alta la percentuale di coloro che capiscono il dialetto, ma non lo parlano (56,5% a fronte del 21,1% degli studenti). Basse in entrambi i casi le percentuali di coloro che non lo capiscono né lo parlano (14% degli studenti e 12,2% dei lavoratori): questo evidenzia l’importanza del dialetto come strumento che gli immigrati devono saper utilizzare e che arriva a diventare quasi uno strumento necessario».
Il contesto in cui gli studenti utilizzano più frequentemente il dialetto veneto è quello tipico delle reti sociali dei coetanei (quando sono con amici, 86,4%, e a scuola, 85,5%). I lavoratori invece utilizzano maggiormente il dialetto quando sono al lavoro (94,4%) e quando parlano con i vicini di casa (83,4%).

A casa gli studenti parlano prevalentemente la lingua del paese d’origine (75,4%): tra gli idiomi prevalgono arabo, rumeno e macedone. In ricerche precedenti, il dialetto per gli autoctoni risulta essere soprattutto una lingua utilizzata all’interno del contesto familiare: nel caso invece della nostra ricerca la lingua parlata in famiglia è la lingua d’origine, mentre il dialetto è visto come una lingua che si parla fuori casa.

«La conoscenza della lingua veneta – riferiscono Biz e Leuratti – diventa quasi indispensabile in alcuni lavori: ad esempio per quanti sono occupati nei servizi alla persona (chi opera nelle residenze per gli anziani o nell’assistenza domiciliare). Ma conoscere la lingua veneta è importante anche per gli operai delle fabbriche o dell’edilizia: sono realtà dove ci si parla soprattutto in veneto. La lingua veneta, dunque, è funzionale, quindi viva e attuale. È segno di identità per i veneti, ma anche per gli immigrati che vivono nel Veneto (i nuovi veneti)».

Francesco Dal Mas

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