da L'Azione di Domenica 14 febbraio 2010 - pagina 9
APRIAMOCI ALLE RELAZIONI, PARLANDO CON PIACERE E ASCOLTANDO CON INTERESSE
Spesso, nelle conversazioni tra persone, echeggiano espressioni del tipo: “Oggi è proprio una giornata nera”. Oppure: “Mi sono svegliato in modo molto stanco, questa mattina”. E, come per buona abitudine, ognuno risponde a questi tipi di sollecitazione con affermazioni rapide e poco impegnate, che hanno l’intento di alleggerire il dialogo e renderlo maggiormente superficiale.
A volte, dietro a una routine di espressioni di malumore e di sconforto rispetto agli avvenimenti della vita, si può insinuare una tristezza di fondo, una malinconia pervicace che tende a coprire ed avvolgere ogni situazione della vita: gli accadimenti, le occasioni di festa, le relazioni con gli amici e con i colleghi di lavoro. In maniera più efficace e distruttiva, queste “linee di nebbia”, questi sentimenti depressi tendono ad alterare pesantemente soprattutto la qualità delle relazioni tra gli stessi elementi della famiglia, proprio nel luogo dove c’è maggiore confidenza e dove, per comune e reciproco accordo e sostegno, si tende a vivere in stretta relazione con l’altro, a volte sostenendolo e a volte appoggiandosi.
L’umore depresso si insinua maligno e leggero, prima come una serie di pensieri negativi e tristi, poi con le apparenze della malinconia che Victor Hugo definì “la felicità dell’essere triste”, come il continuo languore di chi si perde nel circolo dei propri pensieri infelici e coltiva questa volontà, a volte un po’ disperata, di trovare la soluzione ai problemi che lo affliggono. Mentre ragiona, non si accorge che cade nell’esercizio ripetuto di non affrontare le situazioni, ma di concentrarsi in se stesso, richiudendosi e modificando, un poco alla volta, la qualità dei rapporti.
Pur vivendo in un mondo dove le comunicazioni con le altre persone sono garantite da un numero impressionante di sistemi e strumenti, emerge sempre più forte il rischio di crearsi un proprio stile di comunicazione, una propria forma di espressione estremamente personale, che impedisce l’oggetto stesso della relazione cioè la comunicazione. Talmente particolare il gergo, o talmente speciali i sentimenti che vengono espressi, fanno sì che la persona non li sa più far comprendere agli altri. In questo caso emerge il rischio di una chiusura anche solo parziale, un ritirarsi dentro di sé. Perché emerga una forma patologica di depressione c’è bisogno di ben altre caratteristiche sia personali che legate al contesto familiare, però, di certo, questa modalità di comunicazione imposta dall’ambiente sociale nel quale viviamo non favorisce tutte le categorie di persone. Soprattutto quelle che sono maggiormente timide o riflessive o che semplicemente ci tengono ad esprimere concetti e idee, però in modo differente rispetto alle modalità vigenti. È questo il momento nel quale ci si può chiudere in sé e cominciare un’abitudine rischiosa.
Quindi, al di là dei normali periodi di stanchezza e difficoltà, teniamoci aperti alle relazioni, parlando con piacere e volendo ascoltare con interesse, dato che esse possono essere spesso occasioni di serenità e di crescita personale.
Dott. Andrea Vettorato (NELLA FOTO)
psicologo
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