da L'Azione di Domenica 4 settembre 2011 - CULTURA - pagina 14-15             

I BURATTINI DI ALBERTO DE BASTIANI                   

C'è un linguaggio che unisce bambini e adulti di tutto il mondo: sono le emozioni, la gioia, la sorpresa o la paura, che ogni spettacolo di marionette o burattini sa infondere ai suoi spettatori. Una magia che affascina grandi e piccini: è il teatro di figura che dalla fine degli anni Ottanta, dopo essere stato soppiantato da televisione e boom economico, è stato riscoperto e fatto rivivere con rassegne e spettacoli in cui ogni spettatore diventa il protagonista. Diversi gli esempi, dal festival dedicato al marionettista Fausto Braga a Colle Umberto, alla magia delle fiere del teatro a Sarmede.

Ma cosa rende burattini e marionette così magici? Lo abbiamo chiesto a chi l’essere burattinaio, oltre ad una professione, è prima di tutto una passione, ad Alberto De Bastiani, che ha mosso i suoi primi passi come attore nel teatro, trent’anni fa, poi si è specializzato in quello di figura tanto da aver ideato il festival internazionale di burattini e marionette di Colle Umberto.
Dove dunque la magia di questa arte? «Burattini, marionette, fantocci sono pur sempre teatro: è uno spettacolo dal vivo senza tanti inganni e da sempre dimostra di essere vicino alla gente. Nel caso di burattini e marionette, la magia – che incanta gli spettatori – sta nell’animazione che fa rendere vivi i personaggi animati, che sono così degli attori a tutti gli effetti».
Quali le differenze rispetto ai concorrenti moderni come i cartoni animati e il cinema con i suoi effetti speciali? «Proprio perché si tratta di un teatro dal vivo, c’è la possibilità di essere gli artefici dello spettacolo interagendo e diventando anche protagonisti degli spettacoli».

Spettacoli non solo per bambini ma anche per adulti: ai grandi cosa possono insegnare? «La magia prende anche i grandi che si vogliono sentire ancora un po’ bambini, ma c’è – e forse pochi lo sanno – anche un filone di spettacoli per adulti. L’adulto inoltre può cogliere dei sottotesti: mentre il bambino si lascia coinvolgere dal gioco del teatro, l’adulto segue di più l’ironia».
Nell’era di Internet, dei cellulari e dei social network i burattini cosa possono dire o insegnare ai bambini di oggi? «La magia del teatro dal vivo, dell’animazione. Animare vuol dire dare vita e si rimane incantanti a vedere questi personaggi. Lo chiamano un teatro minore, ma fa pur parte del teatro e ancora riserva grosse soddisfazioni al pubblico».

Come ha visto evolversi negli anni questo suo mondo? «Quando ho iniziato pochi facevano questo mestiere: in Italia burattini e marionette, con l’avvento della televisione e del boom economico, erano stati messi in soffitta e proprio all’inizio degli anni Ottanta alcune famiglie, legate alla tradizione, avevano ripreso a portare in giro per l’Italia questi spettacoli e qualcuno aveva iniziato anche ad insegnare e ad aprire le proprie botteghe. Pian pianino la tradizione è stata ripresa e dalla fine degli anni Ottanta l’evoluzione è stata importante: dai pochi spettacoli che si vedevano in giro una volta, adesso ci sono numerosi appuntamenti e rassegne».

All’estero invece? «Il teatro di figura, inteso come burattini, marionette o teatro d’ombre, esiste in tutto il mondo: in Cina c’è il teatro d’ombre, in India il teatro di marionette, in sud America c’è una tradizione del burattino a guanto che non si è mai interrotta. In Europa questo teatro è molto apprezzato da tutte le età, mentre in Italia è soprattutto legato ai bambini».
Cosa vuol dire oggi essere un burattinaio? «Per chi lo fa, come nel mio caso, è una grossa fortuna: faccio una cosa che mi piace e che mi dà da vivere, ma qui sono arrivato non senza sacrifici».

Come iniziare? «Come tutte le arti, seguendo qualcuno di esperto o frequentando qualche scuola in Europa, che in Italia non esistono. Io ho iniziato con il teatro e anche questo è teatro: bisogna saper usare la voce, conoscere i tempi».
Claudia Borsoi

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