da L'AZIONE di Domenica 23 ottobre 2011 - Attualità - pagina 8
IL RITROVO DI DECINE DI SENZA DIMORA TREVIGIANI NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA LOTTA ALLA POVERTA'
Ai trevigiani un po’ infreddoliti che transitavano per corso del Popolo quel crocchio di persone suscitava una qualche curiosità: chi rallentava il passo e chi si fermava qualche momento, attratto da quell’insolito ritrovo, con alcuni tavolini con sopra cibo e bottiglie, persone a conversare a piccoli gruppi, un violino sopra la custodia, un cartellone con una grande scritta: “La notte dei senza dimora”.
Lunedì notte per la prima volta nel capoluogo della Marca, le parrocchie dei due vicariati cittadini insieme alla cooperativa “Servire” hanno proposto un ritrovo “ufficiale” dedicato ai senzatetto e ai barboni che frequentano Treviso.
Nella giornata mondiale Onu per la lotta contro la povertà, l’iniziativa ha acceso qualche riflettore su una realtà che sfugge ai più. Decine di persone che non hanno né un luogo né una famiglia né un aiuto su cui poter contare. Sono storie di italiani e stranieri ai quali la vita ad un certo punto s’è avvitata, prendendo una brutta piega: stranieri soli, rimasti senza lavoro e poi anche senza casa; chi ha precedenti di tossicodipendenza; chi è passato per il carcere e all’uscita ha trovato solo porte chiuse; chi viene da un fallimento, chi da una separazione.
«Chiedo una stanza, chiedo un lavoro!». È la richiesta di uno di loro, Daniele, 43 anni, che ha perso tre dita lavorando una decina d’anni fa e da allora non è più riuscito a trovare un altro impiego. «A volte penso di fare una pazzia: andare a rubare. A volte ho proprio fame...». E chiede informazioni su come riuscire a ottenere udienza in Comune.
Ma, in questa “Notte dei senza dimora”, si capisce che il Comune, le istituzioni sono lontani assai, assenti.
Fabio Tesser, vittoriese, della cooperativa “Servire” che gestisce il progetto “Operatori di strada”, va oltre una possibile polemica: «Sono i trevigiani, la gente comune, i primi a non accorgersi di queste persone che incrociano ogni giorno. Persone che non hanno nulla, che si rifugiano nei giardinetti o in stazione, perché non ci sono altri posti dove poter andare, dove trovare attenzione».
Gli operatori di strada che da anni curano il progetto delle parrocchie dei due vicariati cittadini rilevano come, accanto alla situazione degli adulti senza dimora, esista oggi anche una realtà di ragazzi senzatetto: qualche decina, per la gran parte stranieri, la cui famiglia o non c’è o non sa più come gestirli.
A far compagnia, nella notte all’addiaccio dei senzatetto, sono giunti anche tre preti diocesani con il loro sacco a pelo, condividendo così i primi freddi autunnali con gli “ultimi” della città, tra l’altro in un luogo che offre più spunti simbolici: accanto al McDonald’s lungo la via principale della città dove s’affacciano le vetrine più prestigiose e dove i trevigiani amano passeggiare ed esibire; sul sagrato della chiesa di San Martino, il santo che non esitò a dividere il proprio mantello con il povero infreddolito incontrato per strada. Dopo 1.600 anni la solidarietà che mosse il celebre santo è ancora necessaria, doverosa.
Franco Pozzebon
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