DA "L'AZIONE" di Domenica 25 ottobre 2009 - ATTULITÀ - pagina 6
La cultura dello sballo alcolico miete vittime sempre più giovani: il 16% delle intossicazioni alcoliche registrate nel 2008 sul territorio nazionale riconduce a ragazzi al di sotto dei 15 anni. Fenomeno drammatico dell’ultima ora, in arrivo dai Paesi Anglosassoni, che sembra estendersi a macchia d’olio anche tra dodicenni e tredicenni, è il cosiddetto "binge drinking". Ovvero la bevuta superiore a cinque bicchieri di vino, che può arrivare a dieci o più, e/o a bottiglie di vino o birra intere, bevute a canna, in un comportamento compulsivo e autodistruttivo insieme, che si sta diffondendo con l’infettività di un’epidemia.
Tra gli adolescenti, dai 13 ai 24 anni, si beve, quindi, tanto e in una porzione di tempo compresso, con brevissimi intervalli intermittenti tra un bicchiere e l’altro, con conseguenze pesanti sul piano comportamentale, talora irreversibili sul versante cerebrale e biologico. L’allarme s´intensifica nella nostra Regione. Come attestano dati recenti dell’Istituto superiore della sanità, il Veneto svetta per il numero di soggetti a carico dei Servizi di Alcologia (più di 12 mila) nei dipartimenti Dipendenze delle Ulss territoriali e per il numero di nuovi utenti/anno, aumentato di 1,5 volte nell’ultimo decennio, con una crescita più marcata nelle classi di età giovanili (fino a 30 anni).
E spostando la lente d’ingradimento sulla Sinistra Piave il quadro non conforta: nei distretti sanitari, Nord Sud, dell’Ulss 7 nell’anno 2008, 142 persone in più (incremento del 39,33%) rispetto al 2007, si sono rivolte al Ser.T per problemi di dipendenza alcolica, con maggiore evidenza per le fasce di età post adolescenziale (fra i 20 e i 29 anni).
Nelle condotte e nell’immaginario dei ragazzi l’alcol spodesta droghe e pasticche per appetibilità e fonte di attrattiva, spesso motivata da bisogni aggregativi e identificativi tra i pari. Emblematiche e illuminanti nella loro autenticità le testimonianze dei protagonisti, emerse durante la Giornata di sensibilità alcologica, "Alcol: quanti metri sopra il cielo? La tua vita non berla vivila!!!", svoltasi sabato scorso, a Conegliano, promossa dal Ser.T, in collaborazione con le agenzie del Privato Sociale che fanno capo al Dipartimento per le Dipendenze dell’Ulss 7 e il Progetto Giovani dei Comuni di Conegliano, Vittorio Veneto e Pieve di Soligo, con la presenza di un corposo numero di studenti delle scuole medie e superiori della Sinistra Piave.
I RAGAZZI RACCONTANO PERCHÈ BEVONO
oris, che frequenta il biennio dell’Itis Galilei, offre uno spaccato chiaro su alcune motivazioni dello “sballo” del sabato sera: «Si ha bisogno di seguire la massa, di sentirsi come gli altri altrimenti si rischia di restare tagliati fuori, ma personalmente so quando devo fermarmi e non esagerare».
Anna, 14 anni, descrive uno stato di malessere più legato ai contesti familiari: «Molte mie amiche e coetanee trovano nel bere un modo per superare lo stress accumulato in famiglia, dove spesso i genitori litigano e non c’è dialogo».
Nicola, studente dell’Itis di Conegliano racconta che «molti amici cercano il brivido di nuove emozioni, oppure buttano giù 4-5 bicchieri di birra o degli spritz, il sabato sera, per sentirsi trasgressivi e liberi»; gli fa eco Jacopo, 18 anni, sottolineando che «L´alcol ci aiuta a superare la timidezza, ci rende più sicuri con le ragazze».
Andrea, 15 anni, fuori dal coro, dice di aver trovato valide alternative al fascino subdolo del bicchierino: «Non sento il desiderio di bere e di ubriacarmi, ho provato solo una volta, ma non c’era niente di eccitante ed emozionante, preferisco con alcuni amici guidare un piccolo go kart, ogni fine settimana, e questa passione mi regala grandi scariche di adrenalina».
Tanti i fattori scatenanti, riconducibili ad un’insicurezza cronica di fondo, che può indurre anche un dodicenne ad imboccare strade irte di pericoli e di rischi per la propria salute. Perché è assodato ormai dalla letteratura medica che tanto più precoce è l’abitudine al bere, quanto più probabile sarà lo sviluppo di una dipendenza cronica in età adulta. Occorrono per gli adolescenti comportamenti equilibrati e di sana condivisione ricreativa, con al centro la responsabilizzazione e la presa di coscienza della gravità e dei rischi derivanti da qualsiasi forma di dipendenza.
«Ma soprattutto occorre farli risentire protagonisti di una progettualità di sogni e di valori per il loro futuro - afferma lo scrittore Pino Rovereto, presente all’appuntamento coneglianese - perché possano riscoprire l´entusiasmo e la bellezza della loro età dentro sé stessi, fuori da qualsiasi condizionamento».
Elena Pilato
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