Da anni egli lavora gomito a gomito con tanti colleghi stranieri. All’Eureka di Gorgo al Monticano, dove Giorgio Covre è dipendente da molto tempo, i lavoratori stranieri sono circa una trentina su un totale di oltre 100.
«Volevo fare qualcosa per essere più vicino a questi colleghi. Per esempio, noi italiani facciamo molto spesso delle feste tra di noi, ma loro non vi partecipano» dice Giorgio Covre, di Colfrancui.
Detto, fatto. Da uomo pratico qual è, egli ha pensato che ottobre è per la Chiesa il “mese missionario” e, perciò, con questo spirito, ha organizzato a casa sua un bel pranzo al quale ha invitato tutti i colleghi stranieri. Pastasciutta, polenta e coniglio, i dolci portati dagli invitati: questo il menu, condito da una sana amicizia.
«Noi italiani – ha detto Giorgio – andiamo in terra di missione. Penso che questi miei colleghi possano essi stessi trasformarsi in “missionari”. Portando in quell’Africa che per secoli è stata sfruttata dall’Europa, le loro conoscenze, le abilità che hanno imparato in Italia e che certo potranno tornare molto utili alle loro nazioni». Al pranzo hanno portato il loro saluto anche i titolari dell’Eureka: Giuseppe Covre e Palmino Greguol.
«Questa festa – sottolinea quest’ultimo – ha dato a questi lavoratori l’opportunità di conoscersi fra loro al di fuori del lavoro. Giorgio ha avuto una grande idea, è importante creare occasioni di socializzazione».
I lavoratori colleghi di Giorgio arrivano dal Ghana, dal Burkina Faso, dal Senegal, dalla Liberia, dall’Albania, dalla Romania, dall’Argentina, dal Mali. Fra loro c’è Besnik “Giacomo” che, in undici anni di lavoro all’Eureka non ha mai fatto un giorno di malattia. Per l’occasione Dame, originario del Senegal, ha composto un “grazie” utilizzando le lettere del nome Giorgio. «Grande è stata questa idea – ha recitato – Iniziativa rara e coraggiosa, che dà l’Opportunità della conoscenza del prossimo. Rarissima e tanti Gradiranno la sua amplificazione, non lasciando spazio all’Indifferenza nei confronti delle altre culture. Questo è un Omaggio all’umanità perché non ci debbono essere diversità di colore o di lingua, in fin dei conti siamo tutti esseri umani». Non servono parole a commentare questo discorso.
Annalisa Fregonese
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