da L'AZIONE di Domenica 8 novembre 2009 - pagina 10

MORTO A 83 ANNI L'EX CAPO DELLA GENRDARMERIA VATICANA

L'ultimo saluto a Camillo Cibin è avvenuto in forma solenne. Il 27 ottobre nella basilica di San Pietro, il cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato della Città del Vaticano, ha concelebrato il funerale insieme a diversi cardinali e vescovi (tra loro anche monsignor Gianfranco Gardin di San Polo di Piave) e numerosi sacerdoti (c’era anche il segretario del Papa). C’erano poi tante altre personalità che prestano o hanno prestato servizio per la Santa Sede: dal comandante della Guardia Svizzera a Joaquin Navarro Valls, da Angelo Gugel a Mario Agnese.
Il giorno seguente il cardinale Stanislao Dziwisz, vescovo di Cracovia e già segretario di papa Giovanni Paolo II, ha concelebrato il rito funebre a Salgareda, parrocchia natale di Cibin. Insieme a lui alcuni sacerdoti della nostra diocesi: don Mario Dall’Arche, don Mario Fabbro (parroco di Mareno, paese di origine della moglie di Cibin Maria Mantese), monsignor Massimo Magagnin, monsignor Romano Nardin, don Silvano Pradal.
In morte Cibin ha ricevuto gli onori che per tutta la vita ha rifiutato. Perché i tratti caratteristici del suo carattere sono sempre rimasti la discrezione, la riservatezza e l’umiltà. Anche quando è diventato comandante della Gendarmeria vaticana, carica che ha ricoperto dal 1971 al 2006.
Cibin era arrivato in Vaticano a 21 anni, era il 1947, per prestare il servizio militare. Era stato segnalato dal parroco di Salgareda che lo aveva notato per la sua solida formazione umana e cristiana maturata nell’Azione cattolica.
Seguì Paolo VI nei suoi nove viaggi internazionali, quindi Giovanni Paolo II in tutti e 104 i viaggi internazionali e nei 146 italiani, e Benedetto XVI nei primi quattro viaggi.
Fu davvero l’“angelo custode” di papa Giovanni Paolo II. Visse da vicino il dramma dell’attentato del 1981 (dopo il quale presentò le dimissioni prontamente respinte del Papa) e riuscì a sventare l’anno dopo un tentativo di aggressione allo stesso Papa a Fatima.
A Roma strinse una forte amicizia con un altro veneto, il “nostro” Angelo Gugel, che lo volle suo testimone di nozze nel 1964. «Camillo e Angelo erano accomunati dallo stesso carattere – spiega don Mario Dall’Arche –. Ricordo di Cibin la grande disponibilità, la correttezza e l’umiltà».
Al “commendatore”, così Cibin era chiamato da tutti in Vaticano, ha dedicato un bell’articolo Angelo Scelzo sull’Avvenire. Lo definisce “soldato dell’essenziale”, diventato comandante “senza quasi mai indossare una divisa d’ordinanza che non fosse quella – abito scuro, camicia bianca, cravatta in tono – sulla quale mai, come per timore di una profanazione, si è poggiato un soprabito”. A Cibin non servivano uniformi di stoffa, perché “sapeva di mostrare una divisa fatta d’altro, in cui spiccava il lustro di una fedeltà a tutta prova, di una discrezione assoluta e perfino proverbiale, di una dedizione mai appannata dall’ombra di un risparmio”. A questo “comandante tutto d’un pezzo” riusciva più “difficile battere i tacchi che non prostrarsi in ginocchio a pregare, e con la corona del rosario aveva una familiarità quotidiana”.
Cibin, che aveva 83 anni, oltre alla moglie lascia tre figli.
Federico Citron

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