Sono trascorsi 25 anni dalla morte di don Domenico Polese. Nacque a Cappella Maggiore nel 1910 e, proveniente da Collalbrigo, fu parroco di Cimetta dal 1964 al 1977. Lo scorrere inesorabile del tempo tende ad offuscare la memoria, a rimuovere i ricordi dalla mente, ma la comunità di Cimetta non può dimenticare la figura di questo sacerdote semplice ma arguto, burbero ma generoso, un prete che amava i giovani, capace di intuizioni che all’epoca apparivano innovative.
Come possono scordare i giovani di allora quel malandato pulmino “Fiat 238”, stipato all’inverosimile e condotto un po’ maldestramente da don Domenico, inerpicarsi, arrancando faticosamente, sui tornanti dolomitici per portare a più riprese le speranze cimettesi del futuro a godere di alcuni periodi di svago e di riflessione, anticipatori degli attuali campi scuola? Le opportunità di uscire dal solito ambiente erano ridotte al lumicino e quei momenti apparivano come un toccasana per allargare un po’ gli orizzonti. Ecco allora passo Cibiana, in Cadore, immerso in un bosco fittissimo con il monte Rite che fungeva da gigantesca sentinella. E in seguito Lamosano, in Alpago, più vicino a casa. Si soggiornava in semplici baracche “autogestite”, ma l’entusiasmo di allora le faceva apparire alberghi a 5 stelle. Non c’era una sola cosa “a norma”, ma a quei tempi si puntava molto sulla Divina Provvidenza. E proprio a passo Cibiana, su sollecitazione precisa di don Domenico, nacque l’idea del tennis parrocchiale, per molti anni autentico centro di aggregazione della parrocchia di Cimetta. Come dimenticare poi che don Domenico, per carenza di risorse, effettuò per un periodo il servizio di trasporto dei bambini della scuola materna guidando personalmente il pulmino? E che per un altro periodo, nelle fredde serate invernali, prelevava i cantori sprovvisti di mezzi di trasporto dalle loro abitazioni e li riportava a casa al termine delle prove? Le sue omelie avevano ben poco di formale essendo costituite in prevalenza dal dialogo diretto con i fedeli, soprattutto con i bambini. Non di rado, proprio durante l’omelia esclamava: “ohi, ohi, ohi!” quando, guardando l’orologio o sentendo il rintocco del campanile, si rendeva conto di essersi dilungato oltre il limite.

Egli si adeguò rapidamente ai cambiamenti della Chiesa postconciliare.
Amava talvolta essere dissacrante per far comprendere i concetti. Ad esempio era solito dire ai mariti: alla domenica, eccezionalmente s’intende, preferisco dispensarvi dalla messa se in cambio portate la vostra famiglia al mare o in montagna a trascorrere una giornata di dialogo e di distensione piuttosto che veniate alla messa e vi scordiate poi della famiglia andando al bar per il resto della giornata.

Quando un bambino particolarmente vivace rompeva qualche oggetto, usciva con la caratteristica e bonaria esclamazione: rompi, spacca, distruggi!

Fu il precursore del gruppo giovani, che considerava importante strumento di dialogo e di crescita e favorì lo sviluppo del gruppo teatrale. Sotto la sua guida furono eseguiti numerosi lavori sulle strutture parrocchiali come la ristrutturazione della chiesa, del campanile e della canonica. Don Domenico nel 1977 si ritirò, per motivi di salute, nella sua modesta casetta di Codognè. Morì nel 1985 all’età di 75 anni.

Parrocchia di Cimetta