di Pasqualotto Laura – Vidor (Seconda media)
C’era una volta, nel II secolo a.C., nell’attuale pianura padana una bambina di nome Cornelia. Viveva in una piccola casetta di pietra, sempre cupa, silenziosa, così triste. Cornelia non era felice, viveva nella noia e nella tristezza, i familiari se ne stavano tutto il giorno a lavorare la terra, allevare il bestiame, coltivare ortaggi, non c’era mai nessuno che le concedesse un abbraccio, un sorriso…
La sua casupola era isolata, in mezzo alla campagna ai margini del bosco, la bimba non aveva amici, non era mai andata a fare un giro lungo le strade, né in paese, perché non c’era mai qualcuno che avesse un po’ di tempo libero per accompagnarla. Cornelia avrebbe voluto divertirsi, esplorare e conoscere il mondo che le sembrava tanto lontano da lei, dalla sua famiglia, lei avrebbe voluto imparare cose nuove e interessanti. Pur non conoscendo altro, intuiva che doveva esistere "qualcos'altro", le giornate le sembravano così monotone: doveva esserci qualcos'altro... Insomma non ne poteva più di quella vita!!
Un bel giorno però, Cornelia, mentre era distesa sul prato a guardare le nuvole, si accorse che c’era una foglia che volava nel cielo. Incuriosita, la bimba iniziò a rincorrere la foglia come fosse un aquilone: stava iniziando a divertirsi quando il vento cessò e la bimba si ritrovò quella foglia smeraldina tra le mani. Solo quando si arrestò si accorse che si era allontanata un bel po' da casa. Scorse due uomini lì vicino, erano dei soldati, la videro, ma continuarono tranquillamente il loro discorso, non era che una bimba!
Uno dei due diceva all'altro: “Verranno iniziati presto i lavori per costruire una nuova strada, che verrà chiamata via Postumia, sembra che l'abbia voluta Albino Postumio per motivi militari. Congiungerà infatti Genova con Aquileia, un grande centro dell’Impero Romano. La strada sarà l’unica via interamente terrestre che consentirà di arrivare all’est da Roma” . L'altro aggiunse: “Molti soldati stanno già arrivando, per sorvegliare i lavori, ci vorrà molto tempo, alcuni porteranno anche le loro famiglie.”
Cornelia non poteva essere più contenta! Pensava che finalmente avrebbe potuto conoscere qualcuno, vedere qualche persona…
Dopo un po’ di tempo iniziarono i lavori di costruzione della strada. Quei luoghi, così isolati e tranquilli, ospitarono un via vai mai visto prima. Un bel giorno la bimba, dalla finestra della sua casetta, vide un'altra bambina che passeggiava in mezzo ad un accampamento che era stato allestito molto velocemente. Allora corse fuori per andarle incontro, vide la bimba che saltellava e canticchiava, con un cestino in mano per raccogliere alcuni fiori colorati, tutti quelli che trovava in giro. Sembrava una bambina felice, per un attimo Cornelia la invidiò, ma poi si avvicinò a lei e le chiese: “Come ti chiami?” “Augusta, tu?” “Cornelia. Cosa stai facendo?” “Sto raccogliendo fiori per la mia mamma che domani compie gli anni. Tu?” “Oh, niente di che. Mi annoio come sempre. Quanti anni compie?” “24. Ma perché ti annoi sempre? Non hai amici con cui giocare?” “Eh, magari li avessi! Non faccio niente di divertente dalla mattina alla sera! Sono sempre sola, lavoro e aiuto i miei genitori! Tu cosa fai durante il giorno? Dove vivi? Parlami un po’ di te e della tua vita!” “Io vivo con mia mamma, siamo venuti qui da Roma perché mio papà è un soldato alle dipendenze dell’Imperatore, deve sorvegliare il campo. A Roma abbiamo una bella casa, con degli schiavi che cucinano e puliscono, stavamo bene là, ma mia mamma voleva stare vicino al papà, per questo l'abbiamo seguito. Alla mattina mia mamma mi insegna a leggere e a scrivere, al pomeriggio andiamo a fare passeggiate, a raccogliere frutti e fiori, cantiamo, giochiamo, insieme possiamo fare tante cose belle. Io ho un bellissimo rapporto con mia madre e mi sento davvero una bambina fortunata, a me basta essere con la mamma e sono contenta! Tu che mi racconti di te?”
“Io sono una bambina triste, con una vita che non mi piace per niente, con una famiglia che pensa solo a lavorare. Non ci raccontiamo mai niente in famiglia e quando mangiamo c’è sempre silenzio, tutti che abbassano lo sguardo e guardano solamente il proprio piatto, contenente il frutto del sudore, il frutto di ciò che si fa nella vita: e il frutto è poco ma il sudore e le fatiche sono tante. E quel frutto è tutto ciò che possiamo permetterci oltre a quella brutta e vecchia casa che ormai sembra crollare. I miei se ne stanno tutti zitti, ognuno nel proprio mondo, nella propria mente, nel proprio pensiero, nessuno che condivida le proprie idee con gli altri, tutti che pensano a ciò che gli pare. Io non conosco bene i miei genitori, raramente ci parliamo, non abbiamo un dialogo; io non parlo mai con mia mamma, di quello che penso, che vedo, che mi succede, ma quello che non riesco a capire è se anche loro stanno male perché non hanno un dialogo in famiglia o se non se ne rendano neppure conto.”
“Mi dispiace per te e per la tua famiglia, per la tua tristezza. Ma magari se ne parli con i tuoi forse potete iniziare ad avere un dialogo, puoi iniziare ad essere felice.”
“Grazie per avermi ascoltato, sono contenta di aver conosciuto finalmente qualcuno! Tu puoi venirmi a trovare qualche volta, magari andiamo a fare un giro insieme da qualche parte!”
“Sì, mi piacerebbe! Perché anch’io non ho un'amica vera e propria, conosco alcuni bambini, ma io mi sposto spesso e questi li conosco appena, non sono miei amici. Scusa ma adesso devo scappare, perché devo fare la sorpresa a mia mamma! Ciao!”
Cornelia era molto felice, ripensò a quello che le aveva detto Augusta e chiamò la madre per raccontarle tutto.
“Mamma sai che ho appena conosciuto una bambina tanto simpatica?”
La mamma fu sorpresa che la figlia le parlasse per raccontarle qualcosa che aveva fatto!
“Ah sì?? E come si chiama?”
La mamma aveva un sorriso enorme, che esprimeva tanta felicità. Cornelia era felicissima: aveva trovato un’amica, era riuscita a parlare alla mamma e la mamma finalmente aveva fatto un sorriso.
“Si chiama Augusta e dev’essere abbastanza ricca, l'ho capito da ciò che mi ha raccontato! Sai sono veramente contenta, avevo bisogno di un’amica!”
Cornelia continuò a raccontare la sua giornata alla mamma. Il giorno dopo Augusta e Cornelia andarono a fare una passeggiata lungo il tracciato della nuova strada. Augusta sapeva tante cose in anticipo, ogni tanto passava un carro con un carico di pietre, dei cavalli con dei soldati e ogni volta le ragazzine salutavano contente. Si vedevano quasi ogni giorno e facevano sempre cose diverse, divertenti, fantasiose. Cornelia finalmente aveva potuto osservare il mondo da vicino.
Alla sera Cornelia prima di andare a letto pensava a quanto era stata importante per lei quella strada: senza di essa non avrebbe incontrato Augusta e non avrebbe mai avuto un’amica.
Alle persone, infatti, non basta il desiderio di comunicare o incontrare qualcuno, è necessario trovare il modo e i mezzi per comunicare.
Al giorno d’oggi abbiamo tanti mezzi di comunicazione: il cellulare, internet, ecc. Possiamo spostarci facilmente con l'aereo, l’auto, il treno, la bici o altro, quindi i mezzi non sono un problema. A volte però le persone sono sole perché non hanno il coraggio o la voglia di incontrare gli altri o non sanno come fare; oppure gli incontri sono troppo superficiali e ci lasciano più soli di prima. Questa storia, allora, ci può insegnare che non dobbiamo scoraggiarci, lasciarci andare alla pigrizia e cercare sempre di incontrarci davvero con gli altri.
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