di Fornasier Elena – Vidor (Seconda media)
Erano passati ormai ottocentovent’anni da quando Romolo aveva ucciso Remo e fondato Roma.
Erano i tempi della dinastia Giulio Claudia, l’Impero a quei tempi era ancora vasto, florido e potente. Le comunicazioni erano sempre più agevolate da nuovi ponti e nuove strade. Tra queste c'era la Claudia Augusta Altinate che, valicando le Alpi, metteva in comunicazione il mondo latino con quello germanico, partendo da Venetia (precisamente da Altino) e arrivando nel Norico.
Nei pressi di Altino viveva una famiglia di piccoli contadini, avevano due figli maschi, che aiutavano il padre nel lavoro dei campi. Un giorno Antonio, il figlio maggiore venne reclutato, insieme a tanti altri ragazzi, dall’esercito Romano: doveva andare a difendere i confini al nord, dalle invasioni delle popolazioni germaniche. A malincuore il ragazzo dovette partire e lasciare la sua famiglia.
Passarono gli anni e nessuno ebbe più notizie di lui, così i genitori decisero di mandare il figlio minore, Carlo, alla ricerca del fratello.
Una volta caricato tutto il necessario sull’asino, Carlo partì ed iniziò a percorrere la Via Imperiale, la Claudia Augusta, sicuro che questa lo avrebbe condotto da suo fratello.
Passarono alcuni giorni e dopo aver attraversato le zone di pianura, Carlo stava cominciando ad avvicinarsi alle montagne. Il viaggio, che fino ad allora era stato tranquillo, cominciava a farsi più faticoso e pieno di insidie. Calava la notte e l'idea di passare in mezzo ai boschi metteva a Carlo una certa inquietudine. Sperava di trovare un convoglio di soldati per potersi unire a loro, in modo da proseguire il suo viaggio più tranquillamente, ma purtroppo non incontrò nessuno.
Per sua fortuna nei pressi di Zumelle c'era una fortificazione, a presidio di quell'importantissima strada, lì trovò grande ospitalità, si rifocillò, fece riposare l’asino e poté dormire su un giaciglio, che a lui parve tanto comodo. Incontrò persone molto gentili, che gli diedero anche delle provviste per il viaggio, inoltre i soldati che erano lì di guardia gli dissero che una legione era passata nei pressi della fortezza pochi giorni prima.
Il ragazzo riprese il viaggio senza pensare alla fatica, era ormai sicuro che se avesse incontrato i soldati, dopo aver narrato loro i motivi che lo avevano spinto ad intraprendere quel viaggio, essi gli avrebbero concesso di proseguire il tragitto insieme a loro. Carlo era molto fiero e sicuro di sé, egli era consapevole che non sarebbe stato loro di intralcio, era un tipo molto sveglio.
Vicino a Cesio Maggiore incontrò la legione e, proprio come aveva sperato, poté unirsi a loro. Carlo ed i soldati stavano oltrepassando uno stretto valico, quando subirono un’imboscata da parte di alcune bande del luogo, che volevano rubare i loro viveri e le loro armi. I soldati, coraggiosi, risposero all’attacco ed anche Carlo combatté al loro fianco, alla fine gli assalitori, sentendosi ormai vinti, si dileguarono tra i boschi: non erano riusciti a sottrarre niente alla legione.
Dopo alcuni giorni di dura marcia arrivarono nei pressi di Castel Tesino, dove si accamparono per fare provviste, ferrare i cavalli e procurarsi tutto ciò che serviva loro per attraversare le Alpi.
La strada da percorrere era ancora lunga, ma Carlo si sentiva più sicuro e protetto viaggiando con i soldati. Il viaggio non fu certo semplice, perché dopo aver lasciato Trento, mentre si dirigevano verso il più vicino valico alpino, vennero travolti da un’improvvisa e violenta bufera di neve. Faceva molto freddo e le pessime condizioni atmosferiche misero tutti a dura prova. Il loro viaggio venne bloccato per alcuni giorni. Fortunatamente il centurione, che conosceva bene la zona, guidò la legione (e quindi anche Carlo) al riparo tra i resti di una fortezza militare. Questo permise a Carlo di avere un po' di tempo per parlare con i soldati e scoprire che uno di loro conosceva Antonio, suo fratello, tanto che gli diede indicazioni molto precise per raggiungerlo.
Quando il tempo migliorò, il gruppo riprese il viaggio, ma una volta oltrepassato il Brennero, Carlo si trovò nuovamente solo, perché la destinazione dei soldati era diversa dalla sua, perciò i loro cammini si divisero. Il ragazzo però aveva fatto tesoro del coraggio dei legionari, ora si sentiva più forte che mai ed era sempre più sicuro di sé, così si diresse verso la Baviera, certo di poter ritrovare suo fratello.
Dopo giorni di lungo ed estenuante cammino, sempre accompagnato dal suo inseparabile asino, finalmente giunse sulle rive del Danubio dove, dopo aver chiesto informazioni in alcuni villaggi, ritrovò l’accampamento romano e quindi suo fratello.
Anche se erano passati molti anni, i due si riconobbero subito e ci fu un lungo e caloroso abbraccio, espressione del loro grande affetto. La felicità fu così grande da far dimenticare a Carlo tutte le difficoltà e le peripezie superate durante il viaggio lungo la grande strada romana, la Claudia Augusta. I due fratelli trascorsero un’intera giornata a parlare, molte cose erano infatti successe in quegli anni. Il loro incontro venne celebrato da tutta la centuria e per la serata fu organizzata una festa nel campo.
Quell’importante via romana questa volta non era servita per le gesta eroiche di qualche valoroso condottiero, né per trasportare chissà quali merci rare e preziose, ma aveva fatto molto di più: aveva permesso a due fratelli di ritrovarsi, riempiendo i loro cuori di una gioia immensa ed indescrivibile.
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