di Bressan Michela – Col San Martino (Seconda media)

 

Era appena sorto il sole, i raggi penetravano nella mia stanza, anche se le tende erano socchiuse.

Non avevo voglia di alzarmi, così presi il cuscino e lo misi sopra la testa.

La porta si spalancò. “Forza alzati dormigliona, devi allenarti!” esclamò Patricia aprendo le tende “È una giornata magnifica, si vede che è arrivata la primavera!” proseguì allegra mia sorella. “Cosa fai lì impalata, muoviti!”

Rinunciando all’idea di restare a dormire, mi alzai e mi misi il corpetto e i pantaloni, presi la mia magnifica spada e andai da Ido.

Era al centro dell’arena ad aspettarmi. “Ci hai messo troppo tempo” disse calmo. “Lo so” risposi con altrettanta calma.“Iniziamo l’allena...”. Non feci in tempo a finire la frase che Ido sguainò la spada e cominciò ad attaccare. Per fortuna avevo i riflessi pronti e parai senza alcuna difficoltà. Andammo avanti così per ore, ma la sua tecnica era fantastica. “Un gioco di polso” come diceva lui, e come ogni volta la mia spada volò a tre metri di distanza e lui mi puntò la sua alla gola. “Sei un po’ lenta.” “E tu troppo bravo” replicai col fiatone. “È ora di pranzo, vai.” Così si concluse l’allenamento.

Nella mensa andai al solito posto con Theana e Giovanna, le mie due migliori amiche. La prima studiava magia, di cui era un’esperta, e già all’età di un anno parlava con gli animali. La seconda studiava per diventare stratega e in passato aveva già organizzato un assalto che aveva funzionato, e alla grande, nella guerra contro il ducato di Merano. Io ovviamente ero stata in prima fila nei combattimenti.

Dalle due alle sette mi allenai con ogni tipo di arma.

Cenai al solito posto e poi verso le nove andai nella mia stanza.

Non riuscivo a dormire, avevo una strana sensazione.

Quando sentii la stanchezza piombarmi addosso e finalmente socchiusi gli occhi la campana d’allarme cominciò a suonare. Piombai giù dal letto, mi vestii e corsi nell’arena. Era affollata, Ido stava al centro e spiegava la situazione “Il principe Learco è stato rapito, il re vuole liberarlo e quindi ci vuole tutti al castello di Collalto immediatamente! Muovetevi!”

Nella sala grande del consiglio, dopo una lunga discussione, stabilirono che sarebbero partiti cinque valorosi: uno stratega, un mago e tre cavalieri. “Qualcuno si vuole proporre?”, chiese il capo della guardia reale.

Ido si alzò e scandì queste parole: “Io propongo Elisabeth, dell’accademia dei Cavalieri di Drago.” Stava proponendo me... e raramente qualcuno osava contraddirlo. Tuttavia un brusio si alzò tra la folla. Me lo aspettavo. Come potevano accettare una donna per una missione così prestigiosa? Erano solo un branco di maschilisti. Un vecchio capitano esclamò incredulo “Una donna ?!” “E allora? È più brava dei tuoi uomini! Ora troviamo gli altri quattro!” rispose Ido con un tono che non ammetteva repliche.

Vennero fatti i nomi di altri candidati, poi il re e i suoi consiglieri ci dissero che dovevano riflettere e ci congedarono.

Il giorno dopo convocarono me, Giovanna, Theana e altri due ragazzi a me sconosciuti nella sala grande. Erano presenti il maggior consiglio, di cui faceva parte Ido, e il re, che prese parola e fu assai conciso: “Sappiamo che Learco si trova prigioniero in una fortezza sopra Merano. La via più rapida è la Claudia Augusta Altinate, anche se da Feltre è infestata da spie del nemico. Vi daremo l’occorrente e del denaro. Riportatemelo a casa.”

Il giorno seguente partimmo a cavallo per salvare il principe.

Durante il viaggio scoprii che i due ragazzi erano nella mia stessa accademia, anche se non li avevo mai notati. Uno si chiamava Heric, l’altro Carlo.

I primi giorni tutto procedette tranquillamente. Vicino alla strada scorreva il Piave e quindi avevamo sempre acqua a disposizione, lungo le rive sorgevano alcune abitazioni e la gente era disponibile. Purtroppo più procedevamo più iniziarono a mostrarsi diffidenti nei nostri confronti, se non ostili.

Presto capimmo il perché: io e Theana eravamo al mercato per fare provviste mentre Giovanna, Heric e Carlo stavano cercando una locanda dove passare la notte. Eravamo vicino alla bancarella della frutta quando sentimmo due donne “Dicono che si stia avvicinando uno scontro” mormorò una. “E tra chi ?” chiese l'altra. “Tra i duchi di Collalto e quelli del Tirolo, pare che abbiano rapito il principe Learco e se non lo restituiscono i Collalto dichiareranno guerra”, spiegò la prima comare.

Era chiaro, la prospettiva di un'altra guerra non piaceva a nessuno...

Erano passati più o meno cinque giorni, vicino alla strada c’era sempre il fiume ma io avevo una strana sensazione, mi sentivo spiata. Ad un certo punto ne ebbi la certezza: ci stavano seguendo.

Sguainai la spada ed Heric e Carlo mi imitarono. Andammo avanti con cautela. Avvertii un rumore alle mie spalle, allora mi girai di scatto e provai a colpire il mio aggressore, ma quell'essere si dissolse e poi ricomparve proprio di fronte a noi. Era una donna, bellissima, ma quando parò aveva un ghigno maligno. “Non si colpisce alle spalle, Elisabeth, non è buona educazione...” La sua voce non era umana, ma neppure quella di un mostro. “Senti da che pulpito viene la predica” risposi. “Non ti conviene provocarla, è una maga, uno spirito del fiume, e non alla mia portata” mi avvertì Theana preoccupata. “Tranquilla, oggi non dovrete battervi con me... Comunque buona fortuna.” La donna schioccò le dita e scomparve.

“Guardate l’acqua, non mi piace!”. Giovanna sembrava davvero impaurita. Mi girai verso il Piave: la superficie era in ebollizione. Lentamente ne emersero dei guerrieri, guerrieri fatti d’acqua. Si stagliarono davanti a noi. Passai una spada a Giovanna e ci preparammo allo scontro. Provammo ad attaccare, ma quando li colpivamo loro cadevano, formando una pozzanghera e poi si ricomponevano. Erano invincibili.

“Theana, sono stati creati con la magia, giusto?” gridai tra un colpo e l’altro. “Certo” rispose lei dal suo nascondiglio. “Allora, trova qualcosa cosa per fermarli, non ce la facciamo più!”. La vidi prendere un libro dalla sua sacca. Uno di quei così mi stava per colpire, ma non me ne ero accorta. “Stai attenta!” mi avvertì Heric fermandolo. “Quanto ti manca Theana?” urlai disperata. “Poco!”. “Muoviti!” la supplicai. Intanto i guerrieri si stavano moltiplicando. Non avremmo resistito ancora per molto, eravamo allo stremo delle forze. “Trovato!” urlò Theana. Pronunciò qualcosa nella lingua degli Elfi, dalle sue mani uscirono una vampata di fuoco e una folata di vento. I cavalieri arretrarono impauriti e poi si dissolsero nel nulla.

“Theana ti adoro, non ce la facevamo più” la ringraziò Giovanna buttandosi a terra. “Dobbiamo scappare da questo posto, subito... non mi piace per niente.” Carlo era preoccupato, voleva andarsene e non potevo dargli torto. “Sono d’accordo, ma i cavalli sono scappati. Dovremo procedere a piedi, indossate questi”, dissi passando a tutti dei mantelli.

Partimmo. Di giorno sceglievamo strade secondarie, celando le nostre identità di soldati dei Collalto sotto i mantelli, di notte procedevamo lungo la via maestra, la Claudia Augusta, di cui possedevamo una mappa. Dormivamo solo cinque ore e facevamo i turni di sorveglianza ma io ero sempre con i sensi allertati.

Come previsto da Giovanna, entro tre giorni arrivammo ad un villaggio. Facemmo provviste e poi dissi ai miei compagni “Vado a procurare dei cavalli, quando torno partiremo subito, chiaro? Preparatevi”. Nel frattempo avevo preso alcune informazioni.

Davanti alla casa di un ricco possidente scavalcai il muro di cinta e quando fui al portone della stalla, armeggiai un po’ e forzai la serratura. Come scassinatrice me la cavavo bene. Entrai ed esaminai i cavalli. “In fondo ne ha tanti, e poi è solo un prestito” pensai.

Uscii con cautela dalla casa con i cavalli. Gli altri mi aspettavano all'uscita del villaggio. Heric mi chiese “Dove li hai trovati?” “Li ho presi in prestito...”. “Il proprietario lo sa?”. “Ne aveva trenta. Penso che non ne sentirà la mancanza. Andiamo”. Con aria dubbiosa Heric montò in groppa. Nessuno di noi aveva bisogno della sella, per fortuna.

A notte fonda arrivammo ad un incrocio. “Dobbiamo andare verso destra” ci assicurò Giovanna.

Ci trovavamo su un'altura e sotto di noi, rischiarate dalle torce, vedemmo una serie di tende e una bandiera con lo stemma del duca del Tirolo. Erano già pronti allo scontro. Dovevamo attraversare il campo nemico, ma come? Mi venne un lampo di genio. “Theana, sei in grado di far addormentare tutto il campo?” “Certo, come vuoi” rispose lei allegramente. Pronunciò un incantesimo e: “Fatto, possiamo andare avanti.”

Avevamo attraversato il campo quando una voce ci intimò: “Ehi, voi, dove credete di andare?” Cinque soldati erano svegli.

“Li avevi addormentati tutti, eh ?!” Così dicendo corsi a battermi insieme a Carlo e Heric. Nascondemmo i cadaveri e ripartimmo.

“Abbiamo poco tempo per impedire la guerra, forza muoviamoci!”

Galoppammo giorno e notte come forsennati.

All’alba dell’ottavo giorno scorgemmo Merano. “La fortezza è sopra la città! Sbrighiamoci!”

Dopo poco arrivammo in vista della fortezza. Era alta e grigia. Giovanna estrasse una mappa dalla sua sacca “Noi entriamo da qui, il principe è qui. È tutto pronto?” Tutti annuimmo. “Allora ha inizio la missione” concluse lei.

Ci arrampicammo lungo il versante indicato da Giovanna, quello più sguarnito, confidando che il grosso dell'esercito tirolese si trovava nell'accampamento, intanto Theana si diede da fare per addormentare le guardie.

Entrammo da una finestra e andammo avanti nei corridoi deserti fino a una porta chiusa a chiave. Usai i miei fedeli arnesi e dopo un minuto sentii un leggero “tac”.

La stanza, enorme, era piena di celle lungo tutte le pareti, prigionieri e guardie erano addormentati, qualcuna russava. Brava Theana!

Ancora altre stanze piene di guardie.

Aprii una porta blindata. Dentro la cella, più piccola e tetra delle precedenti, c’era un ragazzo con le braccia incatenate alla parete e la testa penzoloni. Era conciato veramente male. Andai verso di lui e lo liberai. Heric se lo issò sulle spalle.

“Tra poco si sveglieranno, ma ho un’idea per facilitarci l’uscita” disse Theana con un sorriso sulle labbra. Aprimmo tutte le celle e una folla di prigionieri si precipitò oltre le sbarre. La fortezza era nel caos. C’erano persone che correvano e gridavano da ogni parte e guardie che le inseguivano, troppo occupate per accorgersi di noi.

Uscimmo con molta facilità. Ci lasciammo alle spalle Merano e ci lanciammo al galoppo verso Sud.

Avevamo portato a termine la missione.