di Rosson Lorenzo - Villapiana di Lentiai (Quinta elementare)
Sono un cavallo di nome Rumon. Il mio padrone, che è un centurione, mi ha dato questo nome perché sono molto veloce e non mi stanco mai. Sono un cavallo dal pelo bianco, lucente, con la criniera marroncino chiaro. Il mio padrone mi tratta bene e mi spazzola una volta al giorno; si vede che mi considera molto importante! Lui è un signore molto rispettato e si chiama Adriano. Come tanti altri cavalli, di solito,vengo usato per portare il mio cavaliere nel luogo della battaglia. Nei prossimi giorni viaggeremo attraverso una strada, credo che la chiamino Claudia Augusta Altinate. Questa, almeno da quello che si racconta in giro, si presenta pianeggiante all’inizio, fiancheggiata da molti boschi, poi, più avanti è ripida, con monti da scavalcare e pianure da attraversare, fino ad arrivare nei territori da conquistare. La destinazione, il Nord, sarà difficile da raggiungere. Il mio padrone e i suoi amici vogliono occupare le terre dei Germani, un popolo barbaro, arduo da battere. Il mio padrone e il suo seguito, vogliono conquistare ancora, ancora e ancora…
Eccolo, è arrivato il giorno della partenza e tutti sono molto agitati!
Finalmente si parte! Stiamo camminando sopra questa via fatta di pietre ben posizionate, comoda per la marcia. Il mio padrone non mi ha rivestito con un’armatura, chissà perché! Eppure potrebbero colpire anche me. A questo non ha pensato, il crudele! Lui ha un’armatura di cuoio che gli protegge stinchi, braccia, petto e testa: dev’essere così pesante! Il brutto è che in fin dei conti la dovrò sopportare anch’io… Già me l’immagino quanto sarà faticoso galoppare! Ma se pensa che io faccia tutta la strada con lui sopra, si sbaglia di grosso!!! Escogiterò un sistema per farlo scendere e camminare: devo riuscirci!
Guardandomi intorno ho notato che ci sono molti altri soldati, ma molti sono vestiti in un modo molto diverso dal mio padrone. Si chiamano legionari, mi sembra. In testa hanno un elmo con la cresta rossa, per distinguersi dai nemici. Questo li proteggerà, ma nello stesso tempo li lascerà liberi di udire, parlare e vedere. La loro armatura è formata da strisce di metallo tenute insieme da cinghie di cuoio, così risulta flessibile, ma non certo leggera! Loro non sentono il freddo perché sotto all’armatura indossano una tunica di lana grezza che gli arriva fino a metà coscia. Le loro armi sono pugnali, spade e lance.
Io continuo il mio racconto, così il tempo trascorre più veloce. Intanto ne abbiamo fatta di strada! E’ venuto il momento di accamparci, perché è ormai è sopraggiunta la notte. Le montagne, però, ancora non si vedono. I soldati mangiano una specie di polenta fatta di orzo, grano, frumento, farro e avena. La condiscono con pesce macinato. Io invece mi devo accontentare di quello che trovo, ma oggi mi è andata bene: c’è dell’erba fresca e gustosa qui! Per l’acqua, poi, non c’è problema: ci siamo fermati vicino ad un laghetto per cui c’è acqua a volontà! Mentre dormo vicino ai miei amici quadrupedi, sento i soldati che russano nelle loro tende. Qualcuno farà la guardia, si spera… Ma il mio padrone no di sicuro, è il comandante, lui!
Passano le settimane e finalmente siamo qui, sulle Alpi, che camminiamo tra le montagne. Ora il sentiero è tortuoso e proseguire per me diventa molto difficile. Ci sono molti pericoli: ogni anfratto può nascondere soldati germani che tendono imboscate, dietro alle rocce può sopraggiungere un pericoloso orso, un lupo, una lince... meglio proseguire a testa alta e non pensarci! Certo che questa benedetta strada, doveva passare proprio di qui?
Il paesaggio diventa più dolce, le colline lasciano presto il posto alle pianure e, la vallata è attraversata da un fiume importante. Ho sentito dire che tracci il confine dell’Impero Romano.
Non facciamo in tempo ad entrare nel territorio nemico, che già le prime lance prendono il volo: è l’ora della battaglia! Io ho visto solo spade e pugnali sporchi di sangue. Sangue barbaro, ma anche romano: non sembra esserci differenza! Io cerco sempre di stare in disparte, non si sa mai…
La guerra sembra terminare, ma poi, all’improvviso ricomincia. Si va avanti così per giorni, settimane, mesi… Trovare cibo diventa sempre più difficoltoso. Per gli uomini, ma anche per gli animali!
-E il tuo padrone? - direte voi. Lui non ha problemi! E’ il capo lui! Dicono che sia stato valoroso in passato, ma questa volta la sua spada non ha trafitto nessuno, né ha corso rischi, visto che è sempre stato in cima ad un colle con la sua scorta! Beato lui! E così è andata bene anche a me!
Un bel giorno, nel vero senso della parola, si sparge la voce che abbiamo vinto e che torneremo presto a Roma.
Il viaggio di ritorno è molto più veloce. Non abbiamo più quasi niente da trasportare: poche armi, niente viveri… e anche i soldati, purtroppo, sono dimezzati.
Appena entrati in città tutti ci accolgono felici. C’è chi cerca il figlio, il padre, il marito. I festeggiamenti dureranno per diversi giorni! Io sono stanchissimo e non vedo l’ora di riposare, finalmente tranquillo nella mia stalla.
Durante la notte mi sveglio e ripenso alla strada, a quanto era lunga e a quanta fatica mi è costata percorrerla. Spero di non fare mai più una fatica del genere!
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