di Pez Fabio, Specchia Luca, Tonon Moreno e Varaschin Alex – San Fior (Prima media)

 

Due soldati, i soliti ritardatari, che erano troppo impegnati a strigliare i loro cavalli per far bella figura con i Germani, erano rimasti indietro. Quando se ne accorsero, ormai era troppo tardi. Allora Giulio esclamò: ”Claudio, tardis est”. E quello gli  rispose: ”Imus!”. A quel punto uno dei cavalli esclamò: “Senti ‘sti qua, adesso i se mette a parlar dei nostri cugini di primo grado. Mandaria lori, i mus, a far la guera!” I soldati ignari dei discorsi dei loro sapienti destrieri, li sellarono e partirono veloci alla volta della Germania.

Ne approfittarono per utilizzare la nuova Via Claudia Augusta Altinate che iniziava a poche miglia da loro e finiva in Germania. La imboccarono e dopo una decina di miglia entrarono in un bosco che a loro faceva un po’ di impressione, perché si sentiva un animale che emanava strani versi e, ai bordi della strada, c’erano carcasse di uomini. Quella feroce bestia li attaccò con i suoi terribili artigli ed i denti più affilati di un pugnale. Claudio e Giulio estrassero la spada e si prepararono ad una cruenta battaglia. La bestia attaccò Giulio che preso alla sprovvista venne morso:

”Ahiaa!” e per giunta morse anche il suo cavallo (purosangue trevigiano) che subito esclamò: “Qualcosa al me ha mordest! “. A questo punto intervenne Claudio che trafisse l’enorme bestia con la sua spada: l’animale morì sul colpo. Il cavallo di Claudio (anch’egli purosangue trevigiano) si lamentò con l’altro cavallo: “Te s’è fora alenamento, caro!”. I due prodi soldati ripresero l’avanzata.

Cammina e cammina incontrarono una casupola di montagna disabitata. I cavalli stanchi sospirarono: “Oh, veci, dovemo fermarse qua, parché noialtri sen stufi!”. Così si accamparono.

Durante la notte, sarà che la paglia era fastidiosa, o che c’era molta polvere e Claudio era allergico agli acari, fatto sta che rimasero svegli per ore. Mentre erano concentrati nel pensiero del giorno dopo, sentivano versi di gufi, ululati di lupi, bramiti di cervi e lontane, quasi dei sussurri, le urla di mercanti che stavano litigando per un barile di pregiatissimo idromele fabbricato in Gallia. Sembrava che in quella foresta nessuno dormisse. Quasi quasi erano più silenziose le strade di Roma. Le urla dei soldati ubriachi, dei contadini furiosi con i loro testardi cavalli, degli osti alla ricerca di avventori, erano più tranquillizzanti dei versi di tutti quegli animali sconosciuti.

Ad un tratto la porta della casupola si spalancò e penetrò un intruso. Subito i due soldati se ne accorsero e silenziosamente afferrarono la spada e con un colpo da maestri (per sbaglio) gli depilarono il cranio. L’intruso fuggì a gambe levate. Assetati per l’impresa, presero la borraccia e senza accorgersene si ubriacarono e si addormentarono di botto.

Uno strano rumore li svegliò la mattina seguente. Si avvicinarono alla finestrella: sembrava tutto tranquillo, poi la foresta ricominciò a fremere e videro dei cespugli muoversi. Si insospettirono e uscirono. Si avvicinarono con passi felpati alla vegetazione. Claudio estrasse la spada e infilzò un cespuglio che urlò: “Ahhhh!!”. Si capì che si trattava di un barbaro mimetizzato. Il nemico morì dissanguato. Sbucò allora una decina di soldati. Uno di loro disse: “MAGST DU OBST?” , “ Ehh?” , fece Giulio.

“Sto qua l’è mat!”, pensò uno dei due destrieri.

I Romani estrassero le loro armi e si scagliarono contro i Germani. Iniziò una terribile battaglia. Claudio e Giulio paravano i colpi degli avversari, scagliavano terribili fendenti. Alla fine, anche se feriti e malconci, riuscirono ad eliminare tutti i soldati.

I nostri paladini ripresero il cammino costeggiando la Via Claudia Augusta Altinate e pensando “Pericolus scampamus!!” e così i destrieri : “L’avemo scampada bella!”.

Ma non avevano fatto in tempo a riprendersi dalla fatica che cinque briganti li assalirono minacciandoli: “O le monete o la vita”. Così ripresero le armi e dopo un lungo scontro i terribili briganti dovettero arrendersi al valore militare dei soldati dell’Impero e si rifugiarono di nuovo nel buio della foresta. I soldati, sebbene stremati, decisero di proseguire. Montarono in sella ai cavalli e si avviarono al galoppo. Il cammino proseguì per alcuni giorni, per fortuna senza altri scontri. Mentre procedevano incrociarono l’esercito romano vittorioso. I cavalli brontolarono: “Che sfiga! Tanta fatica par nient”. Si unirono ai compagni vittoriosi, sulla via del ritorno, sperando di poter passare sotto l’Arco di Trionfo, a Roma, acclamati dal popolo e premiati con monete d’oro e sacchi di biada… A ciascuno il suo!