di Tormen Katia - Trichiana

Il b&b “L’Antica Via” è una bella casa dai balconi rossi.

Se vi capitasse di soggiornarvi, mentre gustate a colazione le deliziose torte sfornate dalla padrona, potreste farvi raccontare da suo marito alcuni aneddoti sulla strada romana che una volta passava di lì: è un vero esperto in materia!

 

Primavera 2005

Il mento a sfiorare il manubrio in posizione aerodinamica, il ragazzo scendeva lungo la strada sterrata guardando fisso davanti a se. Gli alberi e l’erba gli scivolavano a fianco in una massa verde indistinta, muti spettatori di quella corsa solitaria.

Era un percorso che aveva già fatto mille volte, ne conosceva ogni curva, ogni dosso, ogni metro. Si allenava spesso lì con la sua mountain bike, lontano dal traffico, solo con se stesso e col cronometro come rivale. Le cifre sul contachilometri digitale aumentavano di pari passo coi battiti del suo cuore, le dita posate sulle leve dei freni per ogni evenienza, i muscoli delle gambe pronti a scattare quando la forza d’inerzia fosse venuta meno.

Si chiamava Valerio, e la lettera V spiccava rossa sul telaio nero della sua bicicletta: V come veloce, vigile, vincente, valoroso.

”Vaff…!”

Lo vide all’ultimo secondo, troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Un disperato tentativo di frenata lo fece scivolare a terra tra sassi e foglie secche. Il caschetto volò lontano da lui.

Il cervo sparì nel bosco.

Sentì un fiato umido sul viso e spalancò gli occhi solo per richiuderli subito dopo accecato dal riverbero del sole. A fatica si appoggiò sui gomiti sentendo il dolore irradiarsi in ogni singolo osso.

“Tutto a posto?”

Con qualche difficoltà mise a fuoco l’uomo che gli stava di fronte, accovacciato. Teneva per le redini un cavallo dall’aspetto pacioso. “In verità stavo meglio prima…Dov’è la mia bicicletta?” “Se vi riferite alla vostra cavalcatura di ferro, credo sia finita tra l’erba alta” - Rispose lo strano tipo indicando dietro di se.

Cavalcatura di ferro? Che razza di lingua parlava quel tizio? Dall’abbigliamento sembrava reduce da uno di quei raduni medievali che spesso si tenevano in una località poco distante da lì. Incuriosito, glielo chiese: “Venite dal Castello di Zumelle? Stanno facendo festa?”

L’altro lo squadrò sospettoso: “Non c’è nessun castello a Zumelle messere, solo una torre!”

Valerio sorrise: “Beh insomma, non sarà proprio quello di Cenerentola, ma definirlo solo una torre… Da quel che ricordo c’è un bel giro di mura, le ex stalle, il salone… Un mio amico ci ha fatto il pranzo di  nozze!”

“Vi assicuro che in quel luogo c’è solo un torrione di segnalazione!” - ribadì l’altro - “Comunque non vengo da lì. Sto andando al nord, oltre le Alpi, dove l’imperatore Tiberio Claudio Augusto Cesare Germanico sta ultimando la costruzione di codesta strada che, una volta terminata, collegherà il fiume Po al fiume Danubio”.

Il giovane sbarrò gli occhi: questo era di sicuro un pazzo scappato da qualche casa di cura. “Oh Dio!”- esclamò soprappensiero. Il tipo si accigliò: ”Quale dio stai invocando? Giove, forse?”

“Come quale dio… uno ce n’è! Il padre di Gesù!” “Il padre di chi?”. La conversazione era talmente surreale che Valerio si convinse di essere vittima di uno scherzo.

A fatica si rimise in piedi, la testa che gli girava. Solo allora si accorse di un mutamento nel paesaggio. Anche se di preciso non riusciva a capire cosa era cambiato, era evidente che qualcosa di diverso c’era. Non aveva mai fatto molto caso a ciò che lo circondava quando passava di lì, veloce come andava non aveva certo il tempo di guardarsi in giro.

Le case! Era sicuro che sulla collina di fronte ce ne fossero almeno un paio, appollaiate a mezza costa coi loro tetti di tegole rosse. Invece ora non vedeva altro che bosco e prato! Anche la strada stessa era diversa, pareva lastricata e il muretto che la conteneva a monte sembrava costruito da poco mentre lui lo rammentava cedevole e infestato dal muschio.

Spaventato, si rivolse all’individuo pur temendone la risposta: “Scusa, ma in che anno siamo?”

“Nel 760 ab urbe condita!”- esclamò questi come fosse la cosa più ovvia del mondo.

“Sì, condita l’insalata! Cosa vuol dire? Mi stai prendendo in giro vero? Tra poco mi dirai che siamo su “Scherzi a parte”. Cercava di sdrammatizzare ma dentro di se sentiva il panico farsi strada tra le viscere.

“Ignoro di cosa tu stia parlando, la botta in testa deve averti recato danno. Ora se permetti…”. L’uomo introdusse due dita in bocca ed emise un fischio acuto. In breve un falco scese rapidamente dall’alto e si appollaiò sul braccio teso dell’uomo. Nel becco teneva una piccola lepre che lo sconosciuto prese e ripose in una bisaccia. “Dividerei volentieri il mio pranzo con te straniero, ma ho fretta e la strada è lunga. Incontrerai dietro di me altra gente diretta a nord con carri carichi di merce di ogni tipo, loro potranno esserti d’aiuto.” Con queste ultime parole l’uomo, al quale Valerio non aveva neppure chiesto il nome, montò a cavallo e se ne andò.

Ancora frastornato, il giovane scese a recuperare quel che restava della sua bicicletta. Il mezzo era abbastanza malconcio, di proseguire in sella neppure a pensarci, avrebbe dovuto chiamare suo fratello e farsi venire a recuperare. Prese il cellulare e notò con disappunto che il display era completamente bianco. Che si fosse danneggiato con la caduta? Ci mancava solo questa! E se invece quello strano tipo avesse detto la verità? Scacciò subito il pensiero, non si trattava altro che di un buontempone che si era divertito alle sue spalle.

Risalì sulla strada e di nuovo fu preso da un senso di estraneità: non udiva clacson in lontananza, né motori di trattori nei campi.

Che fosse davvero tornato indietro nel tempo?

Ricordava di aver sentito parlare di un’antica strada romana che passava da quelle parti, ma non si era mai interessato all’argomento, a lui serviva solo un percorso per allenarsi e quello era ideale. Ma da questo, ad essere tornato al tempo della sua costruzione…

Spostò un sasso col piede. Chissà come le facevano le strade una volta…A mano, ovvio! Ma utilizzavano gli schiavi come gli egizi per le piramidi? E quanto ci mettevano? All’improvviso gli parve quasi che non avrebbe potuto vivere senza risposta a quelle domande e fece voto alla Madonna che sarebbe andato in biblioteca a documentarsi se solo lo avesse riportato nel 2005.

Senza sapere bene cosa fare, si incamminò zoppicando e portando la bici a mano ma fatte poche centinaia di metri dovette appiattirsi contro il muro per non essere travolto da tre uomini a cavallo che parevano inseguiti dal diavolo in persona. Uno di essi si fermò un poco più avanti e tornò da lui. Era un soldato. “Chi sei straniero, da dove vieni. Non porti abiti romani!”- chiese puntandogli contro una lancia. “E’ una storia lunga e dubito anche che se ve la raccontassi mi credereste.” - disse Valerio tremando - “Non fatemi del male, sono per la pace, non per la guerra!”. L’uomo a cavallo lo fissò torvo: “Credi dunque che il nostro imperatore stia combattendo ingiustamente? Stai dicendo che la sua politica è errata?” Il milite non gli diede tempo di rispondere e calò il manico della lancia sulla spalla del ragazzo che crollò a terra per il dolore.

Sentì un fiato umido sul viso e spalancò gli occhi solo per richiuderli subito dopo accecato dal riverbero del sole. A fatica si appoggiò sui gomiti sentendo il dolore irradiarsi in ogni singolo osso.

“Tutto a posto?”

Una ragazza con un pastore tedesco al guinzaglio era accovacciata accanto a lui. Notò l’abbigliamento moderno e le cuffiette nelle orecchie, tuttavia sentì la necessità di essere rassicurato: “In che anno siamo?”- chiese agitato. “Nel 2005 perché?” “Niente lascia perdere, Valerio tanto piacere” - disse porgendo una mano sporca di terra. La giovane sembrò non farci caso e gliela strinse: “Lara!” dichiarò sorridendo e lo aiutò a rialzarsi. “Devi aver fatto proprio un bel volo!” - sentenziò vedendo la bicicletta e i graffi sul corpo. “Vieni da me così ti disinfetti le ferite. Abito in quella casa laggiù, quella coi balconi rossi.”