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A Lipa, un "inferno" che brucia nel cuore d’Europa

La drammatica situazione dei profughi lungo la rotta balcanica. Intervista alla professoressa Marija Runic, docente di filologia all’Università di Banja Luka

A Lipa, un "inferno" che brucia nel cuore d’Europa

La chiusura a fine settembre del centro di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in transito di Bira, nella periferia dalla cittadina di frontiera di Bihać, che ospitava circa 2mila migranti. Il trasferimento di gran parte di loro al campo profughi temporaneo di Lipa. Poi la decisione di chiudere il campo di Lipa, ad una trentina di chilometri da Bihać, a seguito della quale il 23 dicembre scorso sono scoppiate forti tensioni con la popolazione locale e la tendopoli è stata data alle fiamme. Il campo situato nel nordovest della Bosnia-Erzegovina ospitava oltre 1.500 persone che nel giro di qualche ora hanno dovuto cercare un nuovo alloggio. L’inverno sui Balcani diventa sempre più rigido e gli stenti quotidiani lo rendono simile ad un girone dantesco.

Dopo le fiamme, il gelo e la neve. In questi primi giorni del 2021 si aggravano le condizioni in cui versano migliaia di migranti intrappolati nel cantone di Una Sana, Bosnia-Erzegovina nord-occidentale, tappa obbligata per il passaggio dei rifugiati in Croazia. 

Circa 700 sono stati trasferiti nei giorni scorsi in centri di accoglienza vicino Sarajevo e in altre strutture di Bihac, la maggior parte stanno passando le notti all’addiaccio senza cibo né acqua in edifici abbandonati o tra le foreste che circondano il campo. Respinti dalla gente che sta vivendo un periodo di forti difficoltà economiche. Ignorati dall’Europa che si dimostra inerte difronte all’ennesima catastrofe umanitaria.

Per non far calare il silenzio abbiamo posto qualche domanda alla professoressa Marija Runic, docente di filologia all’Università di Banja Luka (capitale de facto dell'entità della Repubblica Srpska e seconda città della Bosnia-Erzegovina), che ha visitato nei giorni scorsi la zona di Bihać.

 

Potrebbe descriverci qual è la situazione dei migranti al confine con la Croazia dopo la chiusura del campo di Lipa?

La situazione è drammatica e cambia di giorno in giorno. In questo le autorità statali in concerto con l’UE continuano a chiedere dalle autorità locali di riaprire il campo di accoglienza di Bira per ospitare centinaia di persone che sono rimaste praticamente all’addiaccio e starebbero valutando l’ipotesi di trasformare il campo profughi di Lipa in un centro di accoglienza permanente. Le autorità locali, però, insieme alla popolazione di Bihać, sta resistendo con molta forza a queste decisioni. La Croce rossa, Ong e associazioni locali nonché varie persone di propria iniziativa stanno offrendo aiuti di prima necessità ai migranti.  Comunque, si è in attesa di una soluzione più duratura – e ‘duratura’ vuol dire almeno 4 mesi – ossia fino alla primavera. Inoltre, si è cercato in questi giorni di distribuire il peso della situazione coinvolgendo altre zone nel paese, come ad esempio la zona di Erzegovina, in cui le condizioni climatiche sono più miti. Le autorità avevano addirittura mandato degli autobus con cui portare i migranti lì, ma le autorità locali erzegovesi hanno impedito la costruzione di un campo di accoglienza temporaneo, mentre le autorità di Republika Srpska rifiutano completamente di partecipare alla soluzione. Tutto sommato, le dinamiche drammatiche di questi eventi ci stanno offrendo uno spettacolo in cui si manifestano molto chiaramente diversi fattori. Tra questi, spicca  l’impotenza e la disfunzionalità dello stato, che praticamente non esiste. A questo si aggiunge il disinteresse e la scorrettezza dell’UE nella gestione dei profughi che sta evitando sistematicamente per non dover rispettare la legge internazionale in materia. Infine, viene rivelata la fragilità degli accordi internazionali insieme alle strutture altamente burocratizzate quali OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni), che pur disponendo dei fondi per gestire la situazione, sta facendo poco e male per contribuire alla soluzione.  

 

Quali soluzioni l’Unione europea dovrebbe mettere in atto per garantire dei “corridoi legali” ai migranti che vogliono entrarci?

Non c’è una strategia semplice per far fronte a questa emergenza dalle dimensioni bibliche, come sanno benissimo gli italiani, che da anni si trovano a gestire quasi da soli il flusso dei migranti. Questo è un problema che coinvolge tutto il mondo o almeno tutta l’Europa, UE e non-UE. Per i migranti (che sarebbe più corretto chiamare rifugiati) i Balcani rappresentano per ora una via di transito e loro sono determinati a raggiungere il suolo europeo (UE) a tutti i costi. Da quando l’UE ha tappato i propri confini, vengono sistematicamente violati i diritti umani con i famosi “pushbacks” (respingimenti fisici) violenti  da parte della polizia croata e ungherese. A queste persone dovrebbe essere permesso l’ingresso in UE, cioè dovrebbe essere concessa la libertà di movimento, stabilendo i sistemi di controllo e supervisione che sono in accordo con la legge internazionale. Io personalmente sono del parere che anche la Bosnia, insieme all’UE dovrebbe delineare una strategia di lungo termine per ospitare almeno quelli che vogliono rimanere, o meglio impegnarsi seriamente a creare un ambiente tale che permetterebbe ai rifugiati di farsi una vita nel nostro paese. Lo dico in quanto ho vissuto in prima persona l’esperienza della rifugiata in un altro paese, a causa della guerra civile in Bosnia, e so benissimo quanto dolorosa e disumanizzante può essere questa esperienza in tutti i sensi.

Enrico Vendrame

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