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COVID-19: Un dovere civico e morale

Una riflessione su vaccinazioni e Green pass

COVID-19: Un dovere civico e morale

Dopo alcune resistenze iniziali, senza fare troppa pubblicità e senza selfie, anche Salvini e Meloni hanno deciso di farsi vaccinare. Nonostante alcuni senatori della Lega abbiano partecipato alle manifestazioni di piazza contro il Green Pass, i Presidenti delle regioni a trazione leghista, con Zaia e Fedriga in testa, da sempre insistono sull’importanza della campagna vaccinale e non perdono occasione per ribadire l’urgenza e la necessità di raggiungere il numero più alto possibile di persone vaccinate. Insistono – è bene ribadirlo – in una prospettiva di “moral suasion”, cioè di persuasione morale, e non di “obbligo”, ma è chiaro che anche per loro – i Presidenti di regione della Lega – il bene della collettività consiste proprio nel vaccino e nel conseguente rilascio del Green Pass.

Sono di qualche giorno fa, poi, le parole di Mattarella che, nel contesto della “consegna del ventaglio”, ha usato parole molto sobrie e al tempo stesso sulla situazione della pandemia da Coronavirus: «Il vaccino non ci rende invulnerabili – ha affermato –, ma riduce grandemente la possibilità di contrarre il virus, la sua circolazione e la sua pericolosità. Per queste ragioni la vaccinazione è un dovere morale e civico». Al momento attuale, il vaccino si presenta come lo strumento più efficace per contrastare la diffusione del virus e conseguentemente di evitare la paralisi della vita sociale ed economica del Paese. Soprattutto la paralisi della scuola, per la quale Mattarella si è mostrato particolarmente preoccupato: «Occorre tornare a una vita scolastica ordinata – ha esortato – e colmare le lacune che si sono formate. Il regolare andamento del prossimo anno scolastico deve essere una priorità assoluta». E dinanzi alle obiezioni di chi non vuole vaccinarsi ha replicato: «Auspico fortemente che prevalga il senso di comunità, un senso di responsabilità collettiva». La libertà, infatti, oggi è limitata dal virus e non dagli strumenti e dalle regole per sconfiggerlo.
Ciò nonostante, vi è chi obbietta che la campagna vaccinale e il Green Pass siano, di fatto, una limitazione della libertà individuale e quindi un attentato ai dettami della Costituzione. Nei giorni scorsi ha fatto un certo scalpore il testo comune che i filosofi Cacciari e Agamben hanno pubblicato sul sito dell’Istituto italiano per gli studi filosofici, nel quale criticano duramente il Green Pass quale strumento di discriminazione da parte dello Stato nei confronti dei cittadini.

Forse val la pena tornare a leggere la Costituzione, in particolare gli articoli 16 e 32. Il primo afferma che «ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza», mentre l’altro asserisce che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge» e, in conclusione, che: «la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Come a dire che, se da un lato lo Stato ha il dovere di rispettare e far rispettare le libertà individuali, dall’altro ha anche l’autorità per intervenire e limitarle in vista di un bene più grande dell’intera comunità. La libertà dell’individuo, pertanto, non è mai assoluta, nemmeno in uno stato democratico, ma è in un rapporto dialettico con le esigenze ed il bene di tutti. Parlare di “discriminazione” o, peggio, di “dittatura” (sanitaria) appare del tutto improprio. Con buona pace di tutti.

Alessio Magoga

(foto: Agensir)

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