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Il vescovo Marcuzzo: "Pellegrini, non abbiate paura di venire in Terra Santa"

Tremendo calo di pellegrinaggi in Terra Santa nel 2015.

Il vescovo Marcuzzo: "Pellegrini, non abbiate paura di venire in Terra Santa"

Quest’anno c’è un tremendo calo di pellegrinaggi in Terra Santa. Colpito da questa realtà e avendo l’occasione di passare, per qualche giorno, in Italia nel mese di luglio, mi son proposto di approfondire, tra l’altro, la vera causa nel calo dei pellegrinaggi dall’Europa e soprattutto dall’Italia. È la crisi economica? Certamente, la crisi influisce, ma non così tanto. È la paura? Sì, è proprio questa la causa principale secondo la mia piccola inchiesta. Quello che mi ha impressionato, poi, è il fatto che questa paura non è per niente motivata, è una paura completamente infondata, basata su una confusione geografica e su quanto si vede superficialmente alla televisione.Dopo questa piccola ma forte esperienza, mi son detto: noi che viviamo in Terra Santa e conosciamo la situazione abbiamo il sacrosanto dovere d’informare i fedeli della vera realtà e di aiutare i pellegrini a liberarsi dalla loro paura infondata e a non privarsi della grazia del pellegrinaggio.Dico a tutti a voce alta, anche a nome del Patriarca e di tutti i Pastori di Terra Santa: “Non abbiate paura di venire pellegrini in Terra Santa, di visitare tutta la Terra Santa, Nazareth, Gerusalemme, Betlemme, Amman. In questi mesi, grazie a Dio, ’da Dan a Bersabea’ c’è una totale sicurezza e una generale tranquillità in Terra Santa”. Una certa paura, cioè ragionevolmente fondata, è segno di prudenza, buon senso e saggezza. Si sa che la paura è una buona reazione dell’uomo, davanti a un pericolo, per la sua salvaguardia e salvezza. Ma in questo caso la paura è assolutamente infondata: non solo non produce niente di bene, ma paralizza le persone e blocca qualsiasi iniziativa e intraprendenza di crescita e di progresso. È impressionante constatare quanti danni può provocare una paura infondata. Per questo non esitiamo a ribadire: “Pellegrini, liberatevi da questa paura-prigione e spalancate le porte al vostro desiderio di visitare i Luoghi Santi, di sfruttare al massimo la grazia del pellegrinaggio, quest’acqua sorgiva e rigenerante che può fare tanto del bene alla vostra vita e alla vostra fede”.I pellegrini, veri ambasciatori e apostoli dei pellegrinaggi.Ai pochi pellegrini che ancora vengono e che incontro a Nazareth, esprimo congratulazioni per aver vinto la paura e aver trovato il coraggio di venire. I pellegrini si rallegrano di questo complimento e spontaneamente dichiarano: “Ma, veramente, stiamo visitando la Terra Santa in tutta serenità, constatiamo che non c’è niente di che aver paura, non c’è niente di cui dovevamo avevamo paura. Siamo riconoscenti a chi ci ha fatto conoscere la vera realtà e ci ha aiutati a vincere la paura”'.Avviene persino un fenomeno paradossale. Alcuni pellegrini, infatti, mi dicono: “Alla sera, in albergo, guardiamo le notizie alla televisione, quelle stesse notizie che in Italia ci preoccupavano. Sentite qui, quelle stesse notizie ci danno persino un senso di più sicurezza per noi che ci troviamo proprio in Terra Santa”'.  A questo punto non posso non trattenermi dal dir loro: “Siete disposti a ripetere e a comunicare questa vostra esperienza agli amici e conoscenti in Italia?”. “Certo”, ribadiscono con forza e con gioia. “Bene, allora - aggiungo -  diventate ambasciatori dei Luoghi Santi e apostoli di pellegrinaggi. Anche questa missione fa parte dei benefici e dei frutti del vostro pellegrinaggio”'. Volete abbandonare i cristiani di Terra Santa al loro destino?Nei pellegrinaggi moderni c’è un bellissimo nuovo aspetto che viene introdotto: si visitano i Luoghi, ma si incontra anche la comunità cristiana di Terra Santa. I Luoghi Santi, certo, parlano di Gesù, ma a più forte ragione i cristiani di Terra Santa sono la “'memoria collettiva vivente della storia di Gesù”. Questo incontro può avere un impatto forte sui pellegrini, ma anche sui cristiani di Palestina, Israele e Giordania. In altre parole, un pellegrinaggio fa del bene ai pellegrini, è ovvio, ma fa del bene anche ai cristiani locali. La comunità cristiana è una piccola minoranza: appena il 2% della popolazione. Questa comunità soffre e soffre molto. Non a causa di persecuzioni e di imposizioni, ma semplicemente per il fatto che è una piccola minoranza. E ciò comporta delle conseguenze negative nella vita quotidiana, nella vita della famiglia, nel lavoro, per il futuro dei figli e nella visione del futuro.Quasi tutti i giovani e anche i meno giovani hanno la tentazione, purtroppo, di emigrare. Una parola, quest’ultima, che ci spaventa sotto tanti punti di vista. Non vorremmo trovarci, in futuro, in una situazione dove la Terra Santa diventa un grande museo storico e archeologico a cielo aperto senza la presenza viva dei cristiani locali, discendenti della primissima comunità cristiana, la Chiesa Madre di Gerusalemme.Salvare e promuovere la comunità cristiana è certamente compito di noi, pastori di Terra Santa. Essendo però questa terra la culla storica e biblica della nostra fede e la Chiesa Madre di tutte le Chiese, la responsabilità della presenza cristiana in Terra Santa è compito di tutti i cristiani, di tutta la Chiesa Universale. Come ripetono continuamente i papi: è dovere di tutte le diocesi, parrocchie e istituzioni cristiane prendersi cura della sorte della Chiesa Madre di Gerusalemme.I pellegrinaggi sono il miglior aiuto per i cristiani di Terra Santa.Spesso i pellegrini mi chiedono: cosa possiamo fare per aiutare i cristiani di Terra Santa? La nostra esperienza in Terra Santa ci suggerisce la seguente risposta: ci sono infatti diversi modi, ma il mezzo più ’facile’ e più efficace per aiutare la Terra Santa è il pellegrinaggio stesso. Un pellegrinaggio fa bene sia al pellegrino come al cristiano locale, e non comporta aggravi supplementari per nessuno. I pellegrinaggi aiutano i cristiani locali innanzitutto economicamente, poiché si sa che una buona percentuale di cristiani (a Betlemme e Gerusalemme, si stima una media del 30%) ricava il suo mezzo di sostentamento dal lavoro nel settore del pellegrinaggio e turismo. Questo vuol dire praticamente, che quando ci sono pellegrinaggi almeno quel 30% lavora normalmente, mentre quando c’è crisi di pellegrinaggi quel 30% è esposto alla disoccupazione e dunque, direttamente o indirettamente, all’emigrazione.Ma il sostegno principale e più importante che i pellegrini possono offrire ai cristiani locali è morale, sociale e ecclesiale. Sempre a causa del fatto di essere una piccola minoranza, la Chiesa locale si scopre forte e incoraggiata dalla Chiesa universale, quando si sente parte di un corpo più grande e si rende conto di non essere dimenticata e trascurata nelle sue difficoltà. In altre parole, ogni qualvolta i cristiani di Nazareth, Gerusalemme, Betlemme o Amman vedono un pullman di pellegrini arrivare, dicono o pensano più o meno così: “Ah, sono qui! Non ci hanno dimenticato, amano ancora la nostra terra, condividono almeno per alcuni giorni la nostra vita”.  

+ Giacinto-Boulos Marcuzzo 

Vescovo a Nazareth - Vicario patriarcale latino per Israele

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