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PENSIONI: la rivalutazione al 120% delle pensioni minime è una beffa

Arriverà al 44% dei pensionati "poveri"

PENSIONI: la rivalutazione al 120% delle pensioni minime è una beffa

La pensione di luglio rischia di diventare una doccia fredda per chi percepisce l’assegno minimo (fino a 563,74 euro lordi al mese). Una vera e propria beffa considerando che già ha dovuto aspettare sei mesi per veder riconosciuta la “perequazione aggiuntiva” stabilita con la Legge di Bilancio, sbandierata come rivalutazione “al 120% del tasso di inflazione”. Essa, infatti, arriverà in Veneto a meno della metà dei pensionati “poveri”: al 43,9% dei pensionati con assegno fino a 500 euro al mese (circa 38.500 persone su 87.600), cioè i titolari di una prestazione “fiscalmente imponibile”. L’Inps, infatti, in una circolare (la n. 35/2023) ha chiarito che da questo incremento sono escluse le pensioni basse che hanno natura assistenziale. Considerando la stessa discriminante, una migliore applicazione pratica sarà per l’altrettanto sbandierata pensione minima a 600 euro per gli over 75: i beneficiari in Veneto saranno circa 12mila, il 78% degli over 75 totali con una pensione mensile fino a 500 euro.

I numeri evidenziati prima sono una stima calcolata dalla Fnp Veneto rielaborando per fasce di importo, per tipologia di pensione e per fasce d’età l’ultimo Rapporto Inps sui beneficiari di trattamenti pensionistici in Italia (dati relativi al 2021). «Finalmente l’Inps sta chiudendo la procedura e le somme aggiuntive per le pensioni minime, previste dalla Legge di Bilancio, saranno erogate a luglio con gli arretrati», considera Tina Cupani (nella foto), segretaria generale Fnp Veneto, «ma è giusto che gli anziani che hanno una pensione minima, o inferiore alla minima, sappiano che non tutti avranno questi incrementi, che sono peraltro di natura transitoria». Ricordiamo che nella Legge di Bilancio, per contrastare le tensioni inflazionistiche, sono stati previsti due incrementi aggiuntivi e transitori per le pensioni pari o inferiori al trattamento minimo: un 1,50% per il 2023 (sarà del 2,7% nel 2024), che diventa del 6,4% per gli over 75. Tradotto in euro: un aumento nel 2023 che va dagli 8,46 ai 36,08 euro al mese, portando quindi le pensioni minime a 572,20 euro al mese, ma a 599,82 euro al mese per i più anziani. Tuttavia, la circolare applicativa dell’Inps, chiarendo che i trattamenti di natura assistenziale sono esclusi da questi incrementi, ridimensiona ulteriormente la già esigua platea. In Veneto, infatti, le pensioni fino a 500 euro lordi al mese rappresentano il 6,8% del totale, gli importi aggiuntivi interessano al 3%.

«Questo dovrebbe insegnare al Governo a non fare più facili proclami, e rinnoviamo la richiesta di affrontare la riforma fiscale e la riforma previdenziale in modo strutturato e parallelo», conclude Cupani, «per i pensionati la tutela del potere d’acquisto è cruciale, per quanti hanno un assegno basso è vitale contare su sostegni certi. Non ci stancheremo di ripetere che una seria ed efficace lotta all’evasione e all’elusione fiscale sia la vera ricetta per recuperare risorse da destinare al welfare, non una flat tax che rischia di favorire solo i redditi alti». Infine dalla Fnp Veneto un appello ai pensionati minimi: «Controllate bene il vostro cedolino a luglio, e se avete dubbi rivolgetevi al nostro patronato Inas Cisl».

2023-06-29_153318
PENSIONI: la rivalutazione al 120% delle pensioni minime è una beffa
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