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Ieri era la Giornata mondiale del Malato. Intervista da Toscana Oggi, suor Costanza Galli, primario di oncologia a Livorno, dove dirige il reparto di cure palliative parla così del suo delicatissimo lavoro: «L'affronto con molta umiltà, nel senso che ho imparato, stando accanto ai malati, che le parole possono essere superflue o addirittura dannose, che in certi momenti c'è davvero poco da fare di concreto, c'è bisogno solo di stare a condividere quello che l'altro prova, che può essere anche paura, rabbia, disperazione. La cosa più difficile è scrollarsi di dosso l'idea che noi siamo lì per dare risposte esaurienti o per risolvere problemi e capire appunto che occorre solo imparare a tenere gli occhi fissi in quelli di un uomo o una donna che ti sanno dicendo "non voglio morire", "perché"... Non pretendere di dare risposte al mistero dei misteri, né di essere utile per forza, ma solo avere il coraggio e la forza di fermarsi in quegli occhi e non fuggire».

Come trasmettere il messaggio della Chiesa. Io dirò una parola, una parola che è il segreto per trasmettere il messaggio della Chiesa: prossimità, vicinanza. Ma che significa questo? Significa prima di tutto fare quello che ha fatto Dio con il suo popolo. Nel Libro del Deuteronomio, Dio dice così al popolo: “Quale popolo ha i suoi dei così vicini a sé, come tu [hai vicino il Signore]? Dio si è fatto prossimo al suo popolo. Ma non è finita lì la cosa. Voleva farsi tanto prossimo che si è fatto uno di noi, uomo. Questa prossimità cristiana è il primo passo: anzi, è “l’ambiente”, il clima in cui si deve trasmettere il messaggio cristiano. Il messaggio cristiano è un messaggio di prossimità.  (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

Prima di parlare, ascoltare. L’apostolato “dell’orecchio”: sentire, ascoltare. “E poi, padre, parlare?”. No, fermati. Prima di parlare, fare. Una volta, un giovane universitario mi ha fatto questa domanda: “Io nell’università ho tanti amici che sono agnostici, cosa devo dirgli perché diventino cristiani?”. Io ho detto: l’ultima cosa che tu devi fare è dire delle cose. L’ultima. Prima devi fare, e lui vedrà come tu gestisci la vita. Sarà lui a domandarti: “Perché fai questo?”. E allora lì puoi parlare. La testimonianza prima della parola. Questa è la cornice del messaggio cristiano. Ecouter, faire, e poi dire, parlare. Inoltre, il messaggio cristiano non si può trasmettere “in poltrona”: sempre è in cammino. Sempre. Se tu non ti metti in cammino non potrai trasmetterlo. Gesù è stato tre anni in cammino. Sembrava che vivesse sulla strada. In cammino, sempre, facendo qualcosa. In cammino. Ascoltare, testimoniare, rispondere alle domande, ma in cammino. Un giovane che non si mette in cammino è un giovane pensionato a vent’anni. È brutto andare in pensione a vent’anni! (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).