L'Azione Blog

«Ma è proprio vero che il nostro benessere è in pericolo perché arrivano i migranti? Quando si definiscono le persone e le situazioni come minacciose allora la gente è anche motivata a fare la guerra. Dobbiamo allora usare questa parola, “resistere”, che significa perseverare anche quando è difficile. Dobbiamo attrezzarci per la resistenza alla omologazione che ci vuole ridurre tutti a consumatori con le stesse idee e parole. Dobbiamo attrezzarci per resistere alla paura che alimenta il conflitto. Dobbiamo anche resistere e perseverare in una pratica di accoglienza che ha mostrato che le paure non sono fondate e che, al contrario, l'attenzione alle persone è fruttuosa per il Paese. Dobbiamo, infine, resistere alla rassegnazione e alla stanchezza perché quando si cammina è naturale che ci si stanchi» (riflessione del’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini a un convengo della Caritas Ambrosiana).

“Mi colpisce molto questa idea di salvarsi a vicenda. In questi giorni è successo proprio questo. Proviamoci ancora, non molliamo. C’è ancora tanto da fare nel salvarci a vicenda. Richiede un soprassalto di libertà e di responsabilità. L’alternativa è eliminare l’altro, usarlo, metterlo fuori gioco, frapporre barriere di sicurezza, affermando esclusivamente la propria certezza. Anche un certo esercizio di potere e una certa burocrazia vanno in questo senso. San Martino ci incoraggia, invece, a non sfuggire dalla situazione, ci invita a soffermarci per porre un gesto di vicendevole salvezza, lì dove si vive, dove si passa accanto, sulla ferita” (dall’omelia del vescovo di Belluno Renato Marangoni in occasione della festa del patrono San Martino).

“Abbiamo imparato in questi giorni - in ogni località ferita del nostro territorio - che è decisivo il gesto di San Martino per riconsegnare dignità di vita a tutti, per riaccendere il sogno di una vicendevole e solidale appartenenza, per avviare progetti condivisi, per lasciarsi appassionare da iniziative solidali. Martino nel gesto di fermarsi e di lasciarsi coinvolgere dal povero - a cui dona parte del proprio mantello - ha cambiato sé stesso, anzi i due insieme si sono reciprocamente cambiati e hanno innescato un’energia trasformatrice del loro ambiente e contesto di vita” (dall’omelia del vescovo di Belluno Renato Marangoni in occasione della festa del patrono San Martino).

“Ho potuto visitare i luoghi più feriti in questi giorni della ripresa. Ho visto tanta gente: vicini di casa che forse da tempo non si parlavano, operatori di ogni genere, persone di ogni età nelle vesti del volontariato venute anche da lontano, responsabili delle istituzioni pubbliche e amministratori locali. Permettetemi l’immagine: ho visto tutti salire sul cavallo di San Martino nell’atto di spezzare con la spada del loro coraggio e della disponibilità il proprio mantello. Quanti pezzi di mantello hanno ricoperto i tetti delle case scoperchiate e hanno ricoperto le nostre strade dissestate! Quante parti di quel mantello sono diventate fasce che hanno sollevato i cuori spezzati” (dall’omelia del vescovo di Belluno Renato Marangoni in occasione della festa del patrono San Martino).

“Il secondo principio è la laicità della politica. Ne sono stati interpreti uomini di fede che hanno fatto grande la nostra storia. Penso a un De Gasperi, che seppe lottare per difendere la propria fede con grande pudore, facendo gli interessi dei cittadini, in piena e sofferta autonomia di pensiero, di parola e di azione” (dall’intervento del cardinale Bassetti a introduzione all’assemblea dei vescovi, il 12 novembre scorso).

“Nella complessità di questa stagione, i limiti individuali possono trovare una compensazione soltanto nella dimensione comunitaria, educandoci a pensare e ad agire insieme. La politica migliore è quella che opera in unità di mente e di cuore, senza cadere in faziosità. Al riguardo, a cent’anni dalla morte, l’esempio del beato Giuseppe Toniolo ha ancora molte cose da dirci” (dall’intervento del cardinale Bassetti a introduzione all’assemblea dei vescovi, il 12 novembre scorso).

“Come Vescovi non intendiamo stare alla finestra. La Chiesa vuole contribuire alla crescita di una società più libera, plurale e solidale, che lo stesso Stato è chiamato a promuovere e sostenere. In particolare, come Pastori, proprio perché consapevoli delle responsabilità spirituali, educative e materiali di cui siamo portatori, ci riconosciamo attorno a due principi, che appartengono alla storia del movimento cattolico di cui siamo parte” (dall’intervento del cardinale Bassetti a introduzione all’assemblea dei vescovi, il 12 novembre scorso).

“Se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici, non c’è un’Italia di riserva. Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà: i danni contribuiscono a far defluire i nostri capitali verso altri Paesi e colpiscono ancora una volta e soprattutto le famiglie, i piccoli risparmiatori e chi fa impresa” (dall’intervento del cardinale Bassetti a introduzione all’assemblea dei vescovi, il 12 novembre scorso).

“In un Paese sospeso come il nostro, caratterizzato dalla mancanza di investimenti e di politiche di ampio respiro, gli effetti della crisi economica continuano a farsi sentire in maniera pesante, aumentando l’incertezza e la precarietà, l’infelicità e il rancore sociale. Al posto della moderazione si fa strada la polarizzazione, l’idea che si è arrivati a un punto in cui tutti debbano schierarsi per l’uno o per l’altro, comunque contro qualcuno. Ne è segno un linguaggio imbarbarito e arrogante, che non tiene conto delle conseguenze che le parole possono avere. Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive, che trovano nel migrante il capro espiatorio e nella chiusura un’improbabile quanto ingiusta scorciatoia” (dall’intervento del cardinale Bassetti a introduzione all’assemblea dei vescovi, il 12 novembre scorso)

“Ci stringiamo solidali alle Regioni più colpite, rinnovando la nostra attenzione e la nostra disponibilità. Lo facciamo mentre tocchiamo con mano anche altre fragilità, che minacciano lo smottamento sociale. Penso alla fragilità valoriale. Alla fragilità del sentimento comune. Alla fragilità culturale: senza avvolgerci in inutili vittimismi, ne è espressione la stessa caricatura che anche di recente i media hanno offerto della nostra Chiesa, quasi fossimo preoccupati essenzialmente di difendere posizioni di privilegio e tornaconto economico” (dall’intervento del cardinale Bassetti a introduzione all’assemblea dei vescovi, il 12 novembre scorso).