L'Azione Blog

“La Chiesa non può attardarsi a guardarsi allo specchio o nutrire paure da accerchiamento, mentre attorno freme la vita, quasi quella vita non le appartenesse. La sua profezia è, piuttosto, la dilatazione dell’umanità di Gesù, di cui riproduce gesti e parole. Il linguaggio dell’umanità, bello e innovativo, più delle formule dottrinali o delle scenografie liturgiche, dovrebbe costituire l’habitat naturale della Chiesa. Essa è chiamata a riconsegnare solo ciò che ha ricevuto, senza far rumore, come “sale della terra” (Mt 5,13). Una chiesa umile che annuncia, come dice il Vangelo di Marco, che le è stata usata misericordia (cfr. Mc 5,19) e senza di essa resterebbe prigioniera delle proprie infedeltà e della propria fragilità”. Dalla lettera pastorale “Il dodicesimo cammello” scritta dal vescovo di Trento Lauro Tisi per la festa di San Vigilio, lo scorso 26 giugno.

"Gli occhi sbarrati e lo sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’abisso che ha inghiottito altre vite umane sono solo l’ultima immagine di una tragedia alla quale non ci è dato. Ci sentiamo responsabili di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture. È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che – mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace" (dalla nota Cei “Dalla paura all’accoglienza”).

“Non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determinino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto” (dalla nota Cei “Dalla paura all’accoglienza”).

Un’altra citazione dalla lettera del vescovo di Gozo (Malta) ai cristiani della propria diocesi (vedi post precedente). Prendendo le mosse da san Paolo, mons. Grech sottolinea che “la celebrazione dell’Eucarestia perde tutto il suo significato e la sua efficacia se i poveri sono ignorati e umiliati”, e che quindi “non possiamo partecipare all’Eucaristia per aprire il nostro cuore a Cristo e, allo stesso tempo, chiuderlo a coloro che soffrono”.

“Si può comprendere che non ci siano soluzioni facili per questa enorme emergenza che si sta verificando intorno a noi. Ma mosso dalla Parola di Dio e dall’esempio di nostro Signore Gesù Cristo che “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Corinzi, 8, 9), credo che come comunità credente non possiamo rimanere in silenzio e indifferenti di fronte a questa tragedia che sta coinvolgendo il nostro paese e l’Unione europea”. Lo scrive il vescovo di Gozo (Malta) in una lettera ai propri cristiani della propria diocesi.

Sul tetto del mondo con la nazionale francese Kylian Mbappé ha vinto anche in generosità. Il giovane attaccante dell’équipe francese ha donato in beneficenza tutti i premi ricevuti per la sua partecipazione ai mondiali ad alcune associazioni di volontariato. La somma principale, quella per la vittoria della coppa del mondo: 300mila euro andranno all'associazione "Premiers de cordées" che si occupa di promuovere lo sport tra i piccoli ricoverati in ospedale o con disabilità.

“I valori evangelici devono rivestirsi di storicità, perché si possa dire che sono valori umani. Non v’è dubbio che, se si raggiunge questo obiettivo, l’annuncio del vangelo può avere una innegabile novità, cosa che deriva dalla sua attualità o capacità di risposta alla novità di ogni momento storico cangiante”. È un pensiero di José María Setién vescovo di San Sebastian (terra basca in Spagna), morto a novant’anni qualche giorno fa.

“È tempo, io credo, di superare quel senso di impotenza e di scoraggiamento, quello smarrimento e quello scetticismo che sembrano paralizzare gli adulti e convincere molti giovani a fare del tempo della loro giovinezza un tempo perso tra aspettative improbabili, risentimenti amari, trasgressioni capricciose, ambizioni aggressive: come se qualcuno avesse derubato una generazione del suo futuro. La complessità dei problemi e le incertezze delle prospettive occupazionali non bastano a scoraggiare i credenti”. Un altro pensiero tratto dalla lettera pastorale 2018/2019 “Cresce lungo il cammino il suo vigore” del vescovo di Milano Mario Delpini.

“Viviamo  vigilando nell’attesa. Viviamo pellegrini nel deserto. Non siamo i padroni orgogliosi di una proprietà definitiva che qualche volta, eventualmente, accondiscende all’ospitalità; siamo piuttosto un popolo in cammino nella precarietà nomade. Possiamo sopravvivere e continuare la rischiosa traversata perché stringiamo alleanze, invochiamo e offriamo aiuto, desideriamo incontri e speriamo benevolenza. Perciò i pellegrini, persuasi dalla promessa, percorrono le vie faticose e promettenti, si incontrano con altri pellegrini e si forma un’unica carovana: da molte genti, da molte storie, da molte attese e non senza ferite, non senza zavorre”. Un altro passo dalla lettera pastorale 2018/2019 “Cresce lungo il cammino il suo vigore” del vescovo di Milano Mario Delpini .

“Non si può immaginare che il popolo in cammino viva di nostalgia e si ammali di risentimento e di rivendicazioni, perché proprio per questo si è deciso il pellegrinaggio, per uscire da una terra straniera e da una condizione di schiavitù”. Perciò “ci facciamo compagni di cammino di fratelli e sorelle che incontriamo ogni giorno nella vita; uomini e donne in ricerca, che non si accontentano dell’immediato e della superficie delle cose”. Ancora dalla lettera pastorale 2018/2019 “Cresce lungo il cammino il suo vigore” del vescovo di Milano Mario Delpini .