L'Azione Blog

L’appartenenza alla Chiesa, prima di tutto, non è un’appartenenza a un’istituzione, è un’appartenenza alla persona, a Gesù. Alla Domenica delle Palme Gesù era in trionfo; quando ha fatto la moltiplicazione dei pani volevano farlo re – una bella istituzione quella! – ma il Venerdì Santo era crocifisso. Si tratta di seguire Gesù, non seguire le conseguenze di Gesù. Non le conseguenze sociali: se è grande la chiesa o se è piccola…, no, ma Gesù. Seguirlo nei momenti tranquilli, quando la Chiesa fiorisce; e seguirlo nel momento in cui la Chiesa è in crisi. Prendi la storia della Chiesa: con la Chiesa è andata così. La Chiesa non l’hanno portata avanti grandi organizzazioni, grandi partiti politici, grandi istituzioni…. No. La Chiesa è stata portata avanti dai santi. E al giorno d’oggi saranno i santi a portarla avanti, non noi, neppure il Papa. (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

Non si può essere cristiano senza impegnarsi nella società, senza creare la società. Non scandalizzatevi di questo. Per essere buon cristiano, bisogna sporcarsi le mani, nell’aiutare gli altri. Non solo le idee, no, con i fatti. Impegnarsi. E tante volte sbagliamo, è umano sbagliare. Chiedo perdono e vado avanti. Ma l’impegno. Cosa posso fare per gli altri? Per la mia famiglia, per la mia patria, per il mondo. Sempre cercare… Il contrario di Caino. Caino si è lavato le mani. Pilato si è lavato le mani. Il cristiano si sporca le mani. Capite? Per fare del bene per gli altri. E c’era un’altra cosa che volevo dirti… Contro l’impegno cristiano ci sono due nemici brutti. Il primo è l’egoismo: “No… Io guardo le mie cose, i miei soldi, la mia famiglia…”. La chiusura. L’egoismo è una chiusura. Le persone egoiste non sanno guardare l’orizzonte. È proprio una chiusura del cuore. Pensate a una mamma: una mamma egoista, come farebbe? Immaginiamo come farebbe: si alza, guarda il bambino, è l’ora del latte, gli dà il latte… e fa le sue cose; poi è sporco, lo pulisce, e lo lascia… È una mamma egoista, chiusa in sé stessa. Una vera mamma cosa fa? Non dorme per sentire il bambino! Si alza, va, lo abbraccia, lo bacia. Dipende dal suo bambino. È coinvolta nella vita del bambino. Ecco, questo è uno dei nemici: l’egoismo. L’altro nemico, molto forte, che viene quando uno incomincia ad avere un impegno più altro nella società, quando ha un mestiere, un posto importante, è la corruzione. La corruzione è vivere per sé stessi. Ma è così brutta che finisce per non lasciarti vivere per te stesso, ma per farti vivere “per le tasche”: ti attacca ai soldi. È una cosa brutta. (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

C’è un’antica regola dei pellegrini, del Medioevo più o meno, che quando facevano il pellegrinaggio questi vecchi e giovani, una regola diceva: mai, mai andare avanti rispetto al passo dell’altro. Rispettare il passo dell’altro. Accompagnare i giovani è questo: rispettare. E se tu vuoi dirgli di andare più in fretta? “Guarda che bella quella cosa!… Ce la fai?”. Allora, se ce la fa, cominciate ad andare un po’ in fretta. Ma mai andare tu in fretta senza di lui. Dirgli una cosa bella perché lui cominci ad andare più in fretta. (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

La sessualità, il sesso, è un dono di Dio. Niente tabù. È un dono di Dio, un dono che il Signore ci dà. Ha due scopi: amarsi e generare vita. È una passione, è l’amore appassionato. Il vero amore è appassionato. L’amore fra un uomo e una donna, quando è appassionato, ti porta a dare la vita per sempre. Sempre. E a darla con il corpo e l’anima. Quando Dio ha creato l’uomo e la donna, la Bibbia dice che tutt’e due sono immagine e somiglianza di Dio. Tutti e due, non solo Adamo o solo Eva, ma tutt’e due – ensemble – tutt’e due. E Gesù va oltre, e dice: per questo l’uomo, e anche la donna, lascerà suo padre e sua madre e si uniranno e saranno… una sola persona?… una sola identità?… una sola fede di matrimonio?… Una sola carne: questa è la grandezza della sessualità. E si deve parlare della sessualità così. E si deve vivere la sessualità così, in questa dimensione: dell’amore tra uomo e donna per tutta la vita. È vero che le nostre debolezze, le nostre cadute spirituali, ci portano a usare la sessualità al di fuori di questa strada tanto bella, dell’amore tra l’uomo e la donna. Ma sono cadute, come tutti i peccati. La bugia, l’ira, la gola… Sono peccati: peccati capitali. Ma questa non è la sessualità dell’amore: è la sessualità “cosificata”, staccata dall’amore e usata per divertimento. È interessante come la sessualità sia il punto più bello della creazione, nel senso che l’uomo e la donna sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio, e la sessualità è la più attaccata dalla mondanità, dallo spirito del male. (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

I poveri sono al centro del Vangelo. Quando io ero seminarista e prete giovane in America Latina era il tempo del ’68; anche voi lo avete conosciuto. Quello che contava di più era la guerriglia, il lavoro politico… E se un prete faceva un lavoro con i poveri, quel prete era “comunista”. Perché la situazione politica era così… Sembrava che l’unico gruppo che si avvicinava ai poveri e lottava per la giustizia erano i comunisti. È al rovescio: il Vangelo, il Vangelo mette i poveri al centro. Anzi, mette la povertà al centro. Se tu non hai una povertà di spirito, tu non sarai un beato, un cristiano bravo. È la prima delle beatitudini: i poveri, i poveri di spirito. Poi, avvicinarsi ai poveri, ma non dall’alto in basso. E’ lecito guardare una persona dall’alto in basso solo quando tu ti inchini per sollevarla. In altre situazioni non è lecito guardare una persona dall’alto in basso. Andare dai poveri allo stesso livello, servire i poveri perché sono l’immagine di Cristo. E quando dico poveri, dico poveri di tutto: anche i poveri di salute, gli ammalati; i poveri di soldi; i poveri di cultura; i poveri che sono caduti nei vizi, nelle dipendenze. Quanti vostri compagni sono nella droga, per esempio: sono poveri, poveri del Vangelo. “Ma no, quello che è nella droga ha tanti soldi e famiglia ricca, quello non è un povero”. No, quello è un povero, è un povero. Avvicinarsi al povero per servirlo. Avvicinarsi al povero per sollevarlo. Ma sollevarlo insieme, inginocchiandomi e prendendolo. Quando tu tocchi la malattia di un povero, tu stai toccando le piaghe di Cristo. Questo è un po’ il senso dei poveri nella Chiesa. (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

Quale sarebbe il primo consiglio che io darei come parroco alla gente? Non chiacchierare. Per favore, una parrocchia che impara a non chiacchierare l’uno dell’altro è santa. Un prete francese mi ha raccontato che nella parrocchia c’era una signora che sparlava di tutti, una chiacchierona. La sua casa era vicina alla finestra della parrocchia, al punto che lei poteva vedere l’interno della chiesa. Un giorno quella donna si è ammalata. E ha chiamato il parroco e gli ha detto: “Padre, io non posso andare alla Messa, a fare la Comunione, Lei me la può portare?”. E il parroco, cosa ha risposto? “Ma signora, non è necessario, con la lingua che ha Lei, dalla sua finestra arriva al Tabernacolo!”. Questo per capire un po’. Ma è una cosa brutta questa, sparlare. No, no, non fatelo mai! Ma è bello sparlare degli altri? Sì, è bello, ma poi ti resta un’amarezza nel cuore. “E padre, come posso fare per non sparlare?”. C’è una medicina molto alla mano e che non costa niente: morditi la lingua. (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

Prima di parlare, ascoltare. L’apostolato “dell’orecchio”: sentire, ascoltare. “E poi, padre, parlare?”. No, fermati. Prima di parlare, fare. Una volta, un giovane universitario mi ha fatto questa domanda: “Io nell’università ho tanti amici che sono agnostici, cosa devo dirgli perché diventino cristiani?”. Io ho detto: l’ultima cosa che tu devi fare è dire delle cose. L’ultima. Prima devi fare, e lui vedrà come tu gestisci la vita. Sarà lui a domandarti: “Perché fai questo?”. E allora lì puoi parlare. La testimonianza prima della parola. Questa è la cornice del messaggio cristiano. Ecouter, faire, e poi dire, parlare. Inoltre, il messaggio cristiano non si può trasmettere “in poltrona”: sempre è in cammino. Sempre. Se tu non ti metti in cammino non potrai trasmetterlo. Gesù è stato tre anni in cammino. Sembrava che vivesse sulla strada. In cammino, sempre, facendo qualcosa. In cammino. Ascoltare, testimoniare, rispondere alle domande, ma in cammino. Un giovane che non si mette in cammino è un giovane pensionato a vent’anni. È brutto andare in pensione a vent’anni! (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

Come trasmettere il messaggio della Chiesa. Io dirò una parola, una parola che è il segreto per trasmettere il messaggio della Chiesa: prossimità, vicinanza. Ma che significa questo? Significa prima di tutto fare quello che ha fatto Dio con il suo popolo. Nel Libro del Deuteronomio, Dio dice così al popolo: “Quale popolo ha i suoi dei così vicini a sé, come tu [hai vicino il Signore]? Dio si è fatto prossimo al suo popolo. Ma non è finita lì la cosa. Voleva farsi tanto prossimo che si è fatto uno di noi, uomo. Questa prossimità cristiana è il primo passo: anzi, è “l’ambiente”, il clima in cui si deve trasmettere il messaggio cristiano. Il messaggio cristiano è un messaggio di prossimità.  (Dal dialogo del Santo Padre Francesco con un gruppo di giovani della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia)).

“I nostri nomi sono scolpiti nel suo cuore – scolpiti nel suo cuore! –; la nostra sorte è nelle sue mani. Pertanto, non spendete le vostre migliori energie per contabilizzare fallimenti e rinfacciare amarezze, lasciandovi rimpiccolire il cuore e rattrappire gli orizzonti. Cristo sia la vostra gioia, il Vangelo sia il vostro nutrimento. Tenete fisso il vostro sguardo solo sul Signore Gesù e, abituandovi alla sua luce, sappiate cercarla incessantemente anche dove essa si rifrange, sia pure attraverso umili bagliori” (dal discorso di ieri di papa Francesco ai nuovi vescovi). 

“Non lasciatevi tentare da racconti di catastrofi o profezie di sciagure, perché quello che conta veramente è perseverare impedendo che si raffreddi l’amore (cfr Mt 24,12) e tenere alto e levato il capo verso il Signore (cfr Lc 21,28), perché la Chiesa non è nostra, è di Dio! Lui c’era prima di noi e ci sarà dopo di noi! Il destino della Chiesa, del piccolo gregge, è vittoriosamente nascosto nella croce del Figlio di Dio” (dal discorso di ieri di papa Francesco ai nuovi vescovi).