Editoriale
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CHIESE CHIUSE O CHIESE VUOTE?

L'editoriale del direttore, don Alessio Magoga

Parole chiave: edificio (1), comunità (1), furti (1), chiese (1), chiesa (3)
CHIESE CHIUSE O CHIESE VUOTE?

«Forse la Chiesa / dovrebbe solo / esser questo: / una porta aperta / perché chi passa, / stanco o pieno di forze, / alla ricerca o indifferente, / ardente di fede / o deluso mortalmente, / intraveda un riverbero / della Sua luce». Sono queste le parole che un utente di uno dei social attualmente più diffusi ha posto a commento di una foto che ritrae, nell’imbrunire del giorno, la porta semiaperta di una chiesa, all’interno si scorgono una persona in preghiera dinanzi ad un crocefisso ben illuminato ed una calda luce che contrasta con il crescente buio all’esterno della chiesa. Altri utenti hanno commentato la foto ed il testo, generalmente in modo positivo, mentre qualcuno ha lamentato il fatto che purtroppo oggi le chiese sono quasi sempre chiuse e che è difficile entrare per un momento di preghiera, per un po’ di raccoglimento, per un semplice e breve dialogo con Dio.

Sappiamo che non è sempre così, anche se capita sempre più spesso di trovare delle chiese chiuse, al di fuori dell’orario prestabilito delle celebrazioni della comunità. Tale chiusura è dettata principalmente dal timore di furti o di danni alla chiesa e alle sue suppellettili: eventi, purtroppo, sono registrati con sempre maggiore frequenza negli edifici di culto. Proprio di questi giorni è la notizia del furto occorso nelle sacrestie di due chiese della diocesi (vedi nelle pagine dedicate al locale), che erano spesso aperte al culto ed a disposizione dei fedeli.

Che fare? Rassegnarci a chiudere sempre di più le nostre per evitare furti e danni? Prima di arrivare a questa determinazione forse è necessario fermarsi a riflettere ed avviare un minimo confronto. La chiesa – mi riferisco proprio all’edificio – ha una forza simbolica non piccola per una comunità e anche per il singolo fedele che decide di entrarvi per accendere una candela e recitare una preghiera. Spesso, come in tante chiese della nostra diocesi, ci sono dei veri e propri “tesori d’arte” che parlano della storia di una comunità, della sua fede, del suo amore per il bello, e che sarebbe un peccato in qualche modo precludere ai fedeli o ai semplici visitatori. Ci sono certamente degli espedienti tecnici che si possono valutare: antifurto, telecamere, porte antiscasso…  Ma si tratta anche di non lasciare tutto sulle spalle del parroco, che spesso si trova a dover seguire più comunità (e quindi anche più edifici di culto) e nemmeno sulle spalle del solo sacrista o solo volontario addetto alla custodia della chiesa (che in realtà non c’è proprio sempre). Insomma, è importante che la comunità intera si senta coinvolta e si renda disponibile ad “abitare” più spesso le proprie chiese e ad averne cura. Il vero dramma è che le “chiese chiuse” sono spesso sinonimo di “chiese vuote”: si chiudono perché non c’è praticamente nessuno (se non qualche ladruncolo!) che le frequenti, le abiti, le senta un po’ come casa propria… È vero che i tempi sono cambiati e che i ritmi di oggi sono frenetici per molti; tuttavia, è necessario pensare a qualche accorgimento se vogliamo che la notte non sia sempre più profonda e che da quella porta socchiusa traspaia ancora un po’ della buona luce del mistero di Dio.

Alessio Magoga

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