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DON ABBONDIO O FRA’ CRISTOFORO?

L'editoriale del direttore don Alessio Magoga.

DON ABBONDIO O FRA’ CRISTOFORO?

“In tempi di pandemia non si deve fare il don Abbondio”. Ha detto così papa Francesco all’Angelus dello scorso 15 marzo, elogiando lo zelo apostolico dell’Arcivescovo di Milano e la creatività dei sacerdoti (lombardi) che “pensano mille modi per esser vicino al popolo, perché il popolo non si senta abbandonato”: davvero, tutto l’opposto di don Abbondio, che di fronte ai problemi ha sempre cercato la via più comoda e facile. Allargando un po’ il cerchio, verrebbe da dire che creatività e zelo non mancano affatto a molti vescovi e sacerdoti. Venendo alla nostra diocesi, si scoprono anche da noi tante iniziative di preghiera o di riflessione, trasmesse tramite i mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo, che vedono in prima linea il nostro vescovo, i nostri preti e le nostre comunità. Tuttavia, la creatività e lo zelo cui fa riferimento il Papa non si esauriscono a questo, pur lodevole, livello. Forse si può osare qualcosa di più!

Si possono compiere, ad esempio, dei gesti simbolici che assumono un particolare valore e significato: penso in particolare al momento di preghiera che i vescovi – e tra questi anche il vescovo Corrado – celebreranno in uno dei cimiteri della propria diocesi venerdì prossimo, a testimonianza della fede della comunità cristiana nella resurrezione e, insieme, quale segno di prossimità alle tante persone che in queste settimane hanno perduto i loro cari, senza la possibilità di un momento celebrativo in cui prendere da loro adeguato commiato. Lo zelo e la creatività di papa Francesco, però, chiedono di trovare in questa temperie anche altre strade e altre vie, non solo quella liturgica. Non si tratta affatto di fare “gli eroi” che incuranti delle norme sanitarie si rendono disponibili a qualsiasi tipo di attività pastorale, mettendo a repentaglio la propria salute e – cosa peggiore! – anche quella degli altri. Si tratta piuttosto di intraprendere la piccola e umile strada dell’avere cura delle singole persone (e dunque della comunità che esse costituiscono). Sì, ma come? Qui davvero serve uno sforzo creativo, perché – come preti e come comunità cristiane – non dobbiamo trincerarci dietro a facili scuse, al modo di don Abbondio, preoccupandoci solo della nostra personale salvezza (nel senso di “salute”). Se non ci è possibile fare visita alle persone della nostra parrocchia, tuttavia, come suggerisce una nostra lettrice (vedi Lettere al direttore), resta sempre possibile “un saluto con la mano al vicino di casa dalla finestra, una telefonata a una persona che non si sente da tempo, l’impegno ad aumentare la gentilezza e l’attenzione verso i familiari...”. Oppure – aggiungo io – un messaggio per sapere come sta quella certa persona o attivarsi per portare a casa la spesa di quell’altra famiglia o qualsiasi altra azione che esprime cura e interessamento nei confronti dell’altro. Paradossalmente, proprio in queste settimane vengono a noi preti – ma anche alla comunità cristiana tutta – molti stimoli e provocazioni per non essere dei “don Abbondio” ma dei coraggiosi “fra’ Cristoforo”. Penso al personale medico e infermieristico che sta affrontando con coraggio e dedizione questa fase delicata e rischiosa. Penso ai tanti medici e infermieri che hanno aderito – in un numero al di sopra delle aspettative – al bando del Governo. Penso anche, con gratitudine, alle commesse e commessi che in questi giorni sono al lavoro e permettono alla popolazione l’approvvigionamento di generi di prima necessità. Penso ai tanti docenti che in vari modi continuano ad essere vicini ai loro alunni e ai loro studenti. Penso alle forze dell’ordine, ai volontari e a tutte le persone che si impegnano a favore dei malati e delle persone più sole... Proprio da loro ci viene l’appello perché, come comunità cristiana, non ci chiudiamo in noi stessi né semplicemente aspettiamo che questo momento passi, ma troviamo responsabilmente il modo di prenderci cura del prossimo, anche ora, con un po’ di coraggio e creatività.

Alessio Magoga

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