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I SEGNI ESSENZIALI DELLA FEDE

L'editoriale di don Gian Pietro Moret

Parole chiave: segni (1), fede (17), papa Francesco (16), mafia (1), morte (19)
I SEGNI ESSENZIALI DELLA FEDE

C’era da aspettarsela. La decisione di papa Francesco di visitare, domenica scorsa, la salma dell’ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano esposta al senato, è stata accompagnata da forti polemiche, non tanto per la visita in sé, quanto per il fatto che il papa si è raccolto in silenzio, e certamente anche in preghiera, ma non ha fatto nessun gesto religioso esterno, nemmeno un segno di croce sul feretro, in rispetto del carattere del tutto laico della circostanza. Subito sono scoppiate grida di scandalo da parte di certa stampa e di certi personaggi per il comportamento di papa Francesco, a cui si è risposto in sua difesa con toni altrettanto forti da parte di altra stampa e di altri personaggi. 

Polemiche ideologiche

Sono convinto che dietro gli uni e gli altri ci sia uno sfondo marcatamente ideologico. Chi si è stracciato le vesti per il mancato segno religioso, considera i segni religiosi come segni dell’identità etnica e nazionale che marcano la differenza e la superiorità rispetto ad altre identità e quindi non devono essere nascosti. Chi invece applaude al comportamento del papa con toni trionfalistici rivela il convincimento che la laicità debba escludere del tutto ogni segno religioso dalla vita pubblica perché considerato come aspetto degradante della genuina umanità o, al massimo, tenere nascosto nel privato.

Se si tratta di segni secondari e non dei segni fondamentali che esprimono l’essenza della fede cristiana, come è nel caso, la contrapposizione polemica diventa priva di senso e, appunto, ideologica. Nessuno dovrebbe protestare se un cristiano, di fronte al feretro di Napolitano esposto all’omaggio dei cittadini, fa un segno di croce, come si usa fare, e nessuno dovrebbe scandalizzarsi se un credente, sia pure il Pontefice, si raccoglie senza far nessun segno, rispettando la volontà del defunto e il carattere laico di tutto il contesto. Sono decisioni che devono essere lasciate alla libertà individuale perché appartengono a quella individuali distinzioni che sono de tutto innocue alla vita comune e all’autenticità della fede.

Un tale criterio dovrebbe essere assunto anche per la presenza di altri segni religiosi. Nessuno dovrebbe scandalizzarsi per un certo abbigliamento o per la presenza di un distintivo esteriore, a meno che non comporti un’umiliazione o un deprezzamento della persona, come sono certi abbigliamenti delle donne in alcune tradizioni musulmane. 

Preservare il valore dei segni essenziali

Altro è il discorso se si tratta di segni essenziali. È morto Messina Denaro, il noto boss mafioso e il questore di Trapani ha ordinato che il funerale debba essere fatto all’alba, nel cimitero di Castelveltrano, paese del mafioso, in forma strettamente privata, senza alcuna esteriorità. I vescovi della Sicilia avevano anticipato la decisone civile proibendo i funerali religiosi per il boss. In questo caso la decisione dei vescovi è stata giusta e sarebbe stato uno scandalo se fossero state fatte le esequie in chiesa con tanto di celebrazione dell’eucaristia. C’è una tale incompatibilità tra il modo di concepire l’ordinamento civile, il rispetto delle persone e la stessa fede religiosa, spesso ostentata, dei mafiosi e la fede cristiana, che la celebrazione religiosa pubblica sarebbe stata un’incoerenza che avrebbe svalutato del tutto la fede. D’altra parte, nulla impediva che un prete desse in privato una benedizione alla salma, come segno della misericordia inesauribile di Dio. 

È in gioco l’autenticità della fede

Una valutazione, - un discernimento, come si dice oggi in maniera più appropriata - di questi fatti, non è solo un esercizio intellettuale, ma incide nella realtà della fede cristiana. Ci sono segni religiosi non sostanziali, nati lungo la tradizione e quindi mutabili, nella difesa dei quali non si devono ingaggiare battaglie inutili, di stampo fondamentalista o razzista o nazionalista, che sono dannose per la vita sociale e per la pace nel mondo e che discreditano del tutto la fede religiosa. Invece bisogna essere seri con i segni sostanziali della fede che sono veri solamente quando ad essi corrisponde la vita. Perciò ognuno che li compie deve essere sempre esaminarsi se c’è in lui un sincero sforzo di vivere ciò che significano e coloro che guidano la comunità devono amministrarli sempre con responsabilità e secondo il loro genuino valore. Nella tradizione ebraico-cristiana questa coerenza personale e comunitaria nei confronti dei riti religiosi è sempre stato un punto determinante.

Don Gian Pietro Moret

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