Editoriale
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IL VIAGGIO DEL PAPA A CIPRO E IN GRECIA

L'editoriale del direttore don Alessio Magoga

IL VIAGGIO DEL PAPA A CIPRO E IN GRECIA

Vanno meditati i discorsi di papa Francesco nel suo recente viaggio apostolico a Cipro e in Grecia. Almeno su due interventi è davvero necessario ritornare per una lettura umana ma al tempo stesso anche spirituale e politica del mondo in cui viviamo. Lo propongo come esercizio per questo tempo di avvento.

Innanzitutto, il discorso del 5 dicembre, tenuto presso il Centro di accoglienza e identificazione di Mitilene. Cinque anni dopo la visita al Campo di Moria, papa Francesco è tornato nell’isola di Lesbo, un luogo “simbolo” dell’attuale fenomeno migratorio. Mentre i più vorrebbero ignorare una questione tanto scomoda, il Papa ci ricorda che non si tratta di una faccenda (solo) di numeri ma di volti e di persone: “Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti” ha esordito, citando il patriarca Bartolomeo. Mentre si sta cercando di agire su altri fronti, come la pandemia e l’ambiente, “tutto sembra latitare terribilmente per quanto riguarda le migrazioni” ha denunciato il Pontefice.

E poi ha messo il dito su alcune piaghe. Ha ricordato che “è un’illusione pensare che basti salvaguardare sé stessi, difendendosi dai più deboli che bussano alla porta”. Ha pregato perché possiamo “scuoterci dall’individualismo che esclude” ed ha invitato a contrastare “il pensiero dominante, quello che ruota attorno al proprio io”. Elogiando gli sforzi delle autorità greche, ha rilanciato l’appello affinché anche “l’Europa faccia lo stesso”, anziché – come avviene in alcuni Paesi dell’Unione – proporre di risolvere il problema costruendo muri e fili spinati con i fondi europei: “Siamo nell’epoca dei muri e dei fili spinati”, ma non è “alzando barriere che si risolvono i problemi”.

Il Papa ha poi messo in guardia da chi oppone “in modo ideologico sicurezza e solidarietà, locale e universale, tradizione e apertura”. Difficile non vedere ancora un riferimento ad un certo modo di fare politica in Europa. Ha ribadito che è “facile trascinare l’opinione pubblica istillando la paura dell’altro” e, provocatoriamente, si è chiesto: “Perché con lo stesso piglio non si parla dello sfruttamento dei poveri, delle guerre dimenticate e spesso lautamente finanziate (…) per trafficare armi?”. Per non lasciare che il Mediterraneo da “mare nostrum” diventi un “mare mortuum”, per “fermare questo naufragio di civiltà”, ha invitato tutti a guardare “i volti dei bambini”: “Troviamo il coraggio di vergognarci davanti a loro, che sono innocenti e sono il futuro”. Ed ha chiesto di ascoltare le loro domande: “Quale mondo volete darci?”.

Davvero molto intenso – ed è il secondo intervento di papa Francesco su cui porto l’attenzione – anche il discorso che ha rivolto, lunedì 6 dicembre, ai giovani riuniti ad Atene. Il Pontefice ha parlato loro con il cuore e li ha invitati a lasciarsi stupire, perché è proprio lo stupore quella “scintilla” da cui ha preso origine la filosofia e che sta all’inizio della fede. Ha chiesto loro di lasciarsi stupire dall’amore di Dio e dal suo perdono: “Dio perdona sempre (…) Non permettiamo che la pigrizia, il timore o la vergogna ci rubino il tesoro del perdono”. Facendo riferimento al detto di Delfi: “conosci te stesso”, ha ribadito che “vali per quello che sei, non per quello che hai”. Richiamando il mito di Orfeo, ha esortato a superare dubbi e tentazioni alimentando lo stupore e la bellezza della fede: “Non siamo cristiani perché dobbiamo, ma perché è bello”. E poi ha chiesto, sull’esempio di Gesù, “a vedere la vita come un servizio”: “Il servizio è la novità di Gesù; il dedicarsi agli altri rende la vita sempre giovane”. Se vuoi restare giovane, quindi, “non accontentarti di incontri virtuali, cerca quelli reali, soprattutto con chi ha bisogno di te: non cercare visibilità, ma gli invisibili”. Li ha esortati, ancora, a vedere nell’altro un amico, perché “l’altro è la via per ritrovare sé stessi”, ed ha ricordato che “il senso della vita non è restare sulla spiaggia aspettando che il vento porti novità: la salvezza sta in mare aperto, nello slancio, nella ricerca”. “Nutrite il coraggio della speranza” – li ha implorati – per non lasciarsi paralizzare dalle paure istillate dagli “azzeratori di sogni, sicari di speranza, inguaribili nostalgici del passato”.

Comunque la pensiamo su migranti, giovani e futuro, è impossibile ignorare le parole di papa Francesco, che – come un moderno Giovanni Battista – disturba, interpella e propone con fiducia la visione di un mondo aperto e in cambiamento. Qual è la nostra personale posizione?

Alessio Magoga

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