Oggi Domenica
stampa

Lo voglio, sii purificato

Riflessioni sulla Parola di Dio domenicale.

Lo voglio, sii purificato

Domenica 11 febbraio - VI del tempo ordinario - anno B - seconda settimana del Salterio - colore liturgico verde Lv 13, 1-2. 45-46; Sal 31; 1Cor 10, 31-11, 1; Mc 1, 40-45 Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia

Le parole del Levitico (prima lettura) lo dicono chiaramente: il lebbroso è un impuro, è uno da tenere alla larga, è l’emarginato per eccellenza del mondo giudaico. E in aggiunta – come se non bastasse – è pure colpevole della propria ripugnanza: la lebbra è un castigo di Dio per i propri peccati. Il lebbroso del vangelo è per tutti un intoccabile. Sì, per tutti. Tranne che per Gesù. Il Maestro di Nazareth non vede in lui un immondo o uno scarto, ma un uomo e un fratello. C’è qualcosa di davvero magnifico in questo incontro, in quel toccare di Gesù che fa ricordare al lebbroso di essere vivo, di essere ancora una persona. È come se quel gesto folle del Maestro strappasse il malato, prima ancora che dal- L la malattia, dalla sua solitudine. Prima di trovarsi cucita addosso una pelle lucente e fresca, il lebbroso si riscopre vivo e prezioso agli occhi di Gesù. Mi affascina questo Gesù che si commuove, che viene toccato nell’intimo dalla sofferenza fisica e spirituale di quello sconosciuto. Paradossalmente, ciò che separava irrimediabilmente il lebbroso dal popolo santo diventa, per la presenza del cuore di carne di Cristo che può commuoversi al dolore dell’uomo, ciò che lo avvicina nella sua casa, nella sua città, nella sua vita nuova. Le parole che Gesù proferisce: “lo voglio, sii purificato” esprimono ancora una volta la potenza di cui Gesù è portatore e mettono in luce come un semplice gesto e la semplice parola di Gesù ridonino al lebbroso la salute fisica e la rinascita alla vita sociale. Gesù è la sorgente del potere sanante. La guarigione avviene immediatamente.

Ed è proprio il farsi carico di Gesù della sofferenza altrui che incoraggerà molti malati e sofferenti a invocare il suo aiuto e non invano! È l’inclinazione di Gesù a muoversi a compassione per ogni sofferenza umana che sta all’origine della sua predicazione e della sua azione di liberazione. È la sua tenerezza che lo porta a commuoversi fino a non riuscire a trattenere i segni esterni della compartecipazione alla sofferenza altrui, cosa che incoraggerà ogni bisognoso a rivolgersi a Lui. La guarigione del lebbroso annuncia che il regno di Dio è arrivato e prova il potere di Gesù in quanto Messia e Figlio di Dio. Bellissimo! Il maestro non vuole passare per un maghetto o per un santone guaritore. Gesù ammonisce severamente l’uomo ormai guarito di non dir niente a nessuno, proprio per manifestarsi solo come il Messia che per il momento deve rimanere nascosto. Certo i miracoli dicono che Gesù è il Messia, che in Lui si incarna la potenza di Dio; ma solo sotto la croce si potrà comprendere fino in fondo qual è questa potenza e qual è il vero volto di Dio che Gesù è venuto a rivelare. Guardando al lebbroso e al suo coraggio di rivolgersi a Gesù mi accorgo che la mia povertà, la mia miseria, il mio peccato non sono ostacoli all’incontro con Lui, anzi possono essere la porta d’ingresso al suo amore e alla forza trasformante della sua Grazia. Se io lo lascio entrare, se accetto di perdere il controllo, se so riconoscermi a mani vuote, se riesco a dare un nome al bisogno che mi abita, posso fare l’esperienza della novità rivoluzionaria di Dio.

Don Piergiorgio Sanson

Lo voglio, sii purificato
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento