
Se le quotazioni di petrolio e gas dovessero restare ai livelli attuali nei prossimi mesi, l’aumento dei costi di luce, gas, carburanti e beni alimentari – che insieme all’abitazione rappresentano oltre il 40% della spesa mensile media dei nuclei familiari – potrebbe tradursi in un aggravio medio intorno a 1.000 euro per famiglia nel 2026. Nei nuclei con figli e consumi energetici più elevati, l’impatto potrebbe arrivare fino a 1.300 euro.
Secondo alcune stime condotte da CNA a livello nazionale, l’aumento delle bollette energetiche si collocherebbe tra i 300 e i 400 euro annui, mentre la spesa per i carburanti crescerebbe tra i 200 e i 300 euro, con effetti più pesanti per i lavoratori pendolari. A questi si aggiunge l’impatto indiretto dell’aumento dei prezzi alimentari, stimato tra i 250 e i 350 euro annui. Le conseguenze non saranno uniformi. Le famiglie a basso reddito e i pensionati risulteranno le categorie più esposte, a causa della maggiore incidenza delle spese essenziali sul bilancio complessivo. Anche le famiglie numerose e quelle residenti in aree con minore accesso al trasporto pubblico subiranno un impatto più significativo.
In termini concreti, una famiglia con due figli, abitazione ampia e due auto può arrivare a sostenere fino a 1.500 euro in più all’anno. Una coppia di lavoratori pendolari si collocherebbe invece tra 900 e 1.200 euro di maggiori costi, mentre una persona sola in città senza auto potrebbe limitare l’aggravio a 400–500 euro annui.
La dinamica dei prezzi si inserisce in un contesto macroeconomico fragile: la crescita dei redditi nominali, stimata tra il 2,5% e il 3%, risulta solo parzialmente sufficiente a compensare un’inflazione prevista tra il 2,7% e il 3%, con il rischio concreto di una stagnazione o di una lieve riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. Questa situazione potrebbe tradursi in un rallentamento della domanda interna, con ricadute immediate sulle micro e piccole imprese dei settori commercio, servizi e produzione. Sul fronte degli investimenti, il balzo delle quotazioni di petrolio e gas incide direttamente sulle decisioni delle imprese. In uno scenario moderato, CNA stima una contrazione degli investimenti fissi lordi pari al 2%, che potrebbe arrivare fino al 4% in caso di shock prolungato, con un effetto negativo sul Prodotto Interno Lordo compreso tra 0,4 e 0,9 punti percentuali.
“Gli aumenti riducono il potere d’acquisto delle famiglie, rischiando al tempo stesso di frenare i consumi con conseguenze significative per le micro e piccole imprese – spiega Gianpaolo Stocco, presidente CNA Provinciale Treviso -. Abbiamo bisogno di interventi urgenti e strutturali per il contenimento dei costi energetici, sostegno al reddito disponibile delle famiglie e incentivi agli investimenti in efficienza energetica per imprese e cittadini rappresentano leve decisive per evitare un rallentamento più profondo dell’economia e un ulteriore indebolimento del tessuto produttivo locale e nazionale”.




