ECUMENISMO: l'intervento del vescovo Riccardo al Sae
Al Monastero di Camaldoli, alla sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche
Agenzia Sir
08/11/2026
Foto dal sito del Sae (www.saenotizie.it)
In un’epoca in cui i cittadini europei si trovano a vivere nell’epoca del “post”, “anche la Chiesa cattolica vive una stagione segnata da qualche ‘post’: è post-conciliare, ovviamente, ma anche post-eurocentrica, se non proprio post-europea”. Lo ha detto mons. Riccardo Battocchio, vescovo di Vittorio Veneto, presidente dell’Associazione teologica italiana (Ati), lo scorso 5 agosto, intervenendo su “La Chiesa che nasce: creatività pastorali” alla sessione di formazione del Sae a Camaldoli.
In un tempo di tensione, foriero di motivi di preoccupazione, il presule ha osservato: “Non è solo appellandoci all’ottimismo della volontà che possiamo continuare a guardare con fiducia all’impegno di tante comunità cattoliche e di tante persone che hanno partecipato attivamente ai cammini sinodali messi in moto al tempo di Papa Francesco e rilanciati anche da Leone XIV. Ci sono comunità e persone che hanno vissuto i cammini sinodali come risposta realistica e generativa alla chiamata che Dio rivolge oggi al suo popolo”.
Occorre riconoscere e ribadire, ha continuato, che con il Cammino sinodale “la Chiesa cattolica ha testimoniato una non scontata capacità di mettersi creativamente in ascolto di quello che ‘lo Spirito dice alle Chiese’. La creatività pastorale non si manifesta solo con iniziative estemporanee, che pure non mancano, ma con la messa in atto di percorsi di apprendistato che rendono possibili l’assunzione di uno stile, l’elaborazione di pratiche e la ricerca di istituzioni coerenti con questo stile”.
Secondo il vescovo, il Documento finale della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi “Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione” e il Documento di sintesi del cammino sinodale delle Chiese in Italia,” Lievito di pace e di speranza”, “sono espressione, a livelli diversi, dell’apprendistato in corso e, allo stesso tempo, tracciano le linee per proseguire nella ricerca di pratiche ecclesiali in grado di corrispondere al dono accolto nella fede”.
Nell’accennare ad alcune proposte pastorali “creative” – del Centro Studi Missione Emmaus, di Enzo Biemmi, dei percorsi dell’iniziazione cristiana e delle diocesi – mons. Battocchio ha sottolineato: “C’è bisogno del coinvolgimento dei vescovi come evangelizzatori e non solo come amministratori, ma non è possibile pensare ai vescovi come soggetti isolati. In questo senso, è fondamentale il lavoro dedicato alla promozione della pluriministerialità nelle parrocchie e nelle diocesi”.
Alla base del lavoro ecclesiale ci dev’essere un requisito fondamentale: “Per essere quello che devono essere, tutte le nostre azioni pastorali vanno pensate, progettate e vissute come risposta a un dono che viene da Dio. Se non è così, le nostre fatiche rimangono sterili, inevitabilmente”.
Gigliola Alfaro

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