
I casi di morbillo sono aumentati di oltre il 25% nell’ultimo anno nelle aree colpite da conflitti. A contribuire all’aggravarsi della crisi sono stati gli attacchi alle strutture sanitarie, i tagli agli aiuti internazionali, la diffusione di disinformazione sui vaccini e le interruzioni nei sistemi sanitari. L’allarme arriva da Save the Children, che da oltre un secolo si impegna per proteggere i minori più vulnerabili.
In occasione della Settimana mondiale delle vaccinazioni, in programma dal 24 al 30 aprile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito la necessità di un impegno globale per garantire l’accesso ai vaccini a tutti i bambini. Solo nei primi mesi dell’anno sono stati già registrati più di 14.000 casi di morbillo in 15 Paesi interessati da conflitti.
Secondo un’analisi di Save the Children, nel 2025 ben 18 Paesi in guerra hanno segnalato oltre 74.000 casi, rispetto ai circa 57.800 dell’anno precedente. Si tratta del 30% del totale globale, a conferma di quanto queste aree siano esposte in modo sproporzionato al rischio di epidemie. Un dato che potrebbe essere persino sottostimato, considerando che il collasso dei sistemi sanitari rende difficile una rilevazione accurata dei contagi.
Nonostante esista un vaccino sicuro ed efficace - capace di garantire una protezione del 97% con due dosi - i progressi nelle campagne di immunizzazione stanno rallentando o addirittura regredendo in molti Paesi. Le cause includono la riduzione dei finanziamenti, la disinformazione e le difficoltà nella fornitura dei servizi sanitari. Eppure, dalla sua introduzione, il vaccino contro il morbillo ha salvato milioni di vite nel mondo, quasi 20 milioni solo in Africa dal 2000.
In Sudan, tre anni di conflitto hanno distrutto il sistema sanitario e compromesso la distribuzione di vaccini e forniture mediche, favorendo il ripetersi di epidemie. I casi segnalati sono quintuplicati tra il 2024 e il 2025, raggiungendo quota 7.644, con oltre mille nuovi casi registrati solo nelle prime settimane dell’anno.
Anche in Nigeria la situazione è critica: qui il conflitto si somma alla carenza di servizi sanitari, all’esaurimento delle scorte vaccinali e a una diffusa sfiducia nei confronti dei vaccini, alimentata da campagne di disinformazione. Il risultato è uno dei più alti numeri di bambini non vaccinati al mondo.
Da oltre 30 anni, Save the Children lavora in tutto il mondo per aumentare l’accesso equo ai servizi di vaccinazione salvavita, in particolare in contesti umanitari, fragili e con bassa copertura vaccinale, dove i sistemi sanitari devono affrontare serie difficoltà. L’obiettivo dell’Organizzazione è raggiungere i bambini che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino e quelli con copertura vaccinale insufficiente, operando in collaborazione con i Ministeri della Salute e gli attori locali.







