I GIOVANI PROTAGONISTI: il piano "Giovani, pace e sicurezza" delle Nazioni Unite
La suseganese Valentina Aslani in delegazione in Kazakistan
Redazione Online
09/04/2026
Valentina Aslani in Kazakistan
Nel decennale dell’avvio del Piano d’Azione “Giovani, Pace e Sicurezza”, dal 28 al 30 luglio si è svolta ad Almaty - capitale storica, baricentro economico e maggiore metropoli del Kazakistan - una conferenza internazionale per discuterne sulla sua attuazione. L’evento, organizzato dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) in collaborazione con l’Ufficio delle Nazioni Unite per i Giovani (UNYO) e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), aveva come tema “I giovani come catalizzatori del cambiamento: dal progresso normativo all’impatto attuativo”.
In questo crocevia geopolitico dell’Eurasia, tra delegazioni provenienti da circa trenta Paesi, la rappresentanza italiana è stata affidata a Valentina Aslani (33 anni, originaria di Susegana), esperta di relazioni internazionali e coordinatrice della Rete italiana “Giovani, Pace e Sicurezza”. La sua partecipazione nell’ex capitale kazaka ha contribuito a dare voce alla posizione italiana nel dibattito multilaterale sul ruolo dei giovani nella promozione della pace e nella prevenzione delle crisi.
Un’Agenda poco conosciuta nel gioco della stabilità globale
Per cogliere tutto il coinvolgimento e la positività che Valentina ci trasmette al telefono sulla portata politica del contributo italiano ad Almaty, occorre inserire la diplomazia giovanile nel quadro delle attuali fratture geopolitiche. In un contesto globale segnato dal riarmo diffuso, dalla frammentazione dell’ordine multipolare e da una crescente complessità sociale, la Risoluzione 2250 - adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 9 dicembre 2015 su decisivo impulso della Giordania - ha costituito la pietra angolare per il coinvolgimento formale delle giovani generazioni nei processi di sicurezza e stabilizzazione. Valentina chiarisce come «la Risoluzione 2250 abbia operato un rovesciamento paradigmatico: i giovani non vengono più declinati esclusivamente come soggetti passivi, vulnerabili o target di politiche assistenziali, bensì come attori sistemici essenziali nella trasformazione pacifica delle crisi e nella promozione della sicurezza globale». Ne rimarca quindi la rilevanza storica e la capacità di «incoraggiare gli Stati membri a garantire ai giovani una voce più forte nei processi decisionali a livello locale, nazionale, regionale e internazionale».
La risoluzione si articola su cinque pilastri strategici – partecipazione, protezione, prevenzione, processi di disarmo e reintegrazione, partnership – e l’Agenda Giovani, Pace e Sicurezza (Agenda YPS in breve) rappresenta l’intelaiatura operativa di tale visione, destinata ad articolarsi attraverso i Piani d’Azione Nazionali (PAN). «L’Agenda YPS pone per la prima volta la partecipazione attiva dei giovani al centro delle negoziazioni di pace, della ricostruzione post-bellica e delle architetture di prevenzione dei conflitti. In questa prospettiva, i giovani cessano di essere meri beneficiari e diventano attori proattivi di cambiamento nei processi decisionali, in linea con l’Obiettivo 16 dell’Agenda ONU 2030», evidenzia con convinzione Aslani.
Il Piano italiano: uno strumento di diplomazia dal basso
Valentina racconta come la conferenza di Almaty abbia rappresentato una tappa fondamentale poiché ha potuto presentare ufficialmente il primo PAN a nome della delegazione italiana, che impegna il governo ad incrementare in modo vincolante la partecipazione dei giovani nei processi di pace e nella diplomazia preventiva.
Il Piano, adottato lo scorso 16 aprile, nasce da una virtuosa sinergia tra attori della società civile e istituzioni e ha visto tra gli estensori principali al Ministero la stessa Aslani, segnando un importante passo avanti per la nostra diplomazia multilaterale. La nostra esperta ci tiene a sottolineare «il forte impegno del nostro governo nel valorizzare i giovani nell’ambito della pace e della sicurezza. E’ un grande traguardo per l’Italia trovandoci ad essere il secondo Paese in Europa, dopo la Finlandia, ad avere adottato un PAN sulla Risoluzione 2250.» Si aprono ora le fasi attuative con le linee guida delle 15 azioni — dal clima alla sicurezza alimentare, dalla digitalizzazione ai corpi di pace — allegate al PAN 2026-2029, dotate di copertura finanziaria dedicata. Valentina evidenzia la presenza di « un focus specifico sul disarmo con l’invito a sensibilizzare l’opinione pubblica e sull’istituzione in pianta stabile dei Corpi Civili di Pace».
Nella premessa del Piano si ricorda che non può esserci futuro senza sicurezza, e non vi è sicurezza senza pace e dialogo. Per Valentina «è necessario accordare piena fiducia ai giovani e offrire loro strumenti concreti per generare occasioni di confronto con le istituzioni. Le giovani generazioni sono motori di pace in quanto rappresentano il presente oltre che il futuro: siamo noi a costruire la società di domani». Ribadisce quindi l'urgenza di capovolgere la narrativa sui giovani, da percepire non più come elemento di rischio, ma come fattore vitale di rinnovamento: «I giovani sono la leva fondamentale del cambiamento positivo nella società contemporanea».
I giovani visti da Oriente: il mosaico della pace
La rilevanza dell’Agenda YPS nel quadro delle Nazioni Unite ha stimolato un dibattito estremamente dinamico nell’ambito delle organizzazioni intergovernative regionali (dall’OSCE all’Unione Europea, passando per l’Unione Africana). Emerge, quale elemento comune, la necessità di contestualizzare i pilastri dell’Agenda rispetto alle caratteristiche geopolitiche di ciascun sistema regionale e alle priorità strategiche individuate dagli Stati membri sulla sicurezza e sulla demografia giovanile. L’incontro di Almaty, arricchito dalla presenza di una trentina di giovani delegati - provenienti da vari paesi dell’Africa, del Sud America e del Medio Oriente - insieme a rappresentanti delle organizzazioni internazionali, ha confermato che «la pace sostenibile non si costruisce tramite formule astratte, ma attraverso la capacità di adattare i principi di sicurezza inclusiva alle specifiche dinamiche etniche, sociali ed economiche di ciascun quadrante geografico», conclude Aslani.
Enrico Vendrame 
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