
Con la Circolare n. 7 del 30 gennaio 2026 l’INPS ha confermato che, anche per il 2026, per continuare a beneficiare dell’Assegno unico e universale per i figli a carico (Auu) non sarà necessario presentare una nuova domanda, a meno che quella precedentemente trasmessa non sia decaduta, revocata, rinunciata o respinta. Una precisazione che garantisce continuità alle famiglie già beneficiarie della misura.
Dal mese di febbraio scatta inoltre l’adeguamento annuale degli importi, legato alla rivalutazione per l’inflazione, stimata intorno all’1,4 per cento, insieme alle nuove modalità di calcolo dell’Isee che risultano più favorevoli per le famiglie con figli. Dal 1° gennaio 2026 si applica infatti il nuovo Isee, che sarà utilizzato per calcolare l’Assegno unico a partire da marzo 2026, mentre per i mesi di gennaio e febbraio resta valido l’Isee in corso al 31 dicembre 2025. L’INPS ricorda che, in assenza di un Isee valido dal mese di marzo, l’assegno verrà erogato negli importi minimi previsti; presentando però la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) entro il 30 giugno 2026 si avrà diritto agli arretrati a partire da marzo.
Grazie alla rivalutazione dell’1,4 per cento, gli importi risultano leggermente aumentati. L’importo massimo si attesta intorno ai 204,40 euro per ogni figlio minorenne per i nuclei con Isee fino a 17.520 euro, mentre l’importo minimo è pari a circa 58,50 euro per ciascun figlio minorenne in presenza di un Isee oltre 46.720 euro o per chi non presenta la Dsu. Per i figli maggiorenni fino ai 21 anni l’importo varia da un massimo di circa 99,40 euro a un minimo di 29,10 euro, in base alla situazione economica del nucleo familiare.
L’Assegno unico e universale è un contributo economico rivolto alle famiglie con figli a carico e viene riconosciuto per ogni figlio dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età. Si tratta di una misura universale, in quanto tutte le fasce di reddito ne hanno diritto; allo stesso tempo è progressiva, perché l’importo aumenta al diminuire dell’Isee. La domanda può essere presentata entro 120 giorni dalla nascita di un nuovo figlio. L’assegno è erogato tramite accredito su Iban e non concorre alla formazione del reddito complessivo.
A partire da marzo 2022 l’Assegno unico ha sostituito diversi contributi economici statali precedenti, tra cui il Premio alla nascita, l’Assegno di natalità, l’Assegno per il nucleo familiare, il Fondo di sostegno alla natalità e l’Assegno temporaneo per i figli. Restano invece in vigore il Bonus asilo nido e le forme di assistenza presso la propria abitazione, così come le detrazioni fiscali per alcune spese sostenute in favore dei figli a carico, ad esempio quelle sanitarie, per l’istruzione e per le attività sportive.
L’Assegno unico ha certamente reso più moderno ed efficiente il sistema di welfare familiare, ma da solo non è sufficiente a invertire il calo delle nascite. In base ai dati provvisori dell’Istat, nel 2025 l’Italia ha registrato un nuovo minimo storico di nascite, attestandosi attorno alle 340.000, in diminuzione rispetto alle 369.944 del 2024, proseguendo così un trend negativo che dura dal 2008, quando i nati furono 576.659.
Le cause della denatalità sono da ricercare nell’incertezza lavorativa e nell’instabilità economica, con stipendi fermi da anni, ma anche in fattori sociali e culturali che spesso presentano la famiglia più come un problema che come una risorsa. Le giovani coppie dovrebbero potersi sentire realmente sostenute, in modo concreto, nelle scelte importanti come quella di mettere al mondo dei figli, nella speranza che il futuro possa offrire segnali più incoraggianti.
Sergio Criveller
(per ulteriori info: www.sergiocriveller.it)








